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Quando decertificazione fa rima con innovazione.

06 Lug 2020

- “L’estate sta finendo e un anno se ne va” così cantavano i Righeira, un duo vocale di gran moda negli anni ’60. Di questa estate 2012 cosa ricorderanno i comunicatori pubblici?

Certamente l’indagine del Ministero per la pubblica amministrazione e la semplificazione in materia di autocertificazione. Ecco, in sintesi, alcuni numeri.

Si è passati da 32 milioni e mezzo di certificati prodotti nei primi quattro mesi del 2011 dal sistema pubblico, a 15 milioni rilasciati nello stesso periodo del 2012. In quattro mesi la riduzione dei documenti anagrafici è stata del 53,65%. Il Ministero, alla luce di queste cifre, stima una riduzione di almeno 24 milioni di certificati anagrafici e di stato civile per il 2012.

L’inchiesta ha riguardato un campione di 88 comuni e segnala una generale e positiva svolta nel rapporto tra i cittadini e la pubblica amministrazione in materia di procedure e certificati.

Al di là delle cifre ,sempre un po’ aride quanto inoppugnabili, cosa ci viene confermato?

Evidentemente che il processo di semplificazione avviato dalle leggi Bassanini nella seconda metà degli anni ’90 non è stato considerato solo come un passaggio da una consolidata attività cartacea ad una funzione tecnologica, ma che l’idea della semplificazione è diventata per le nostre amministrazioni e per i cittadini, cultura diffusa e componente fondamentale di un processo innovativo che il governo Monti ha rilanciato con vigore.

In questo caso abbiamo la conferma che semplificazione, modernizzazione, riorganizzazione e formazione sono altrettante dimensioni della comunicazione pubblica. E solo quando si riesce ad attivarle contestualmente producono risultati.

Ma la ricerca suggerisce anche un’altra cosa e cioè che la spending review può essere non solo un insieme logico e ragionato di tagli e riduzioni, ma anche una sorta di azioni pratiche che debbono accompagnarsi ad un reale rilancio della comunicazione pubblica e delle xxx indian kink publiccapacità (ri)organizzative di grandi e meno grandi servizi pubblici. Una comunicazione che non può seguire le mode del momento, ma che, per essere sempre all’altezza delle sfide quotidiane, deve avere nel risparmio e nella modernizzazione elementi propulsivi per un’azione indispensabile per capire e farsi capire. Una condizione questa, fondamentale, per realizzare una pubblica amministrazione nuova ed efficace.

Questo diremo al Ministro Filippo Patroni Griffi e per questo gli oltre cinquantamila comunicatori pubblici sono pronti ad impegnarsi e ad agire, certi che fuori da questo percorso si finirebbe per tornare alla cultura delle promesse e delle speranze.

Ma intanto, un concreto passo in avanti si realizzerà solo se si riuscirà a dare vita ad un organico programma che tenga conto delle possibilità di semplificazione e della conseguente riduzione dei costi senza intaccare livello e qualità dei servizi, ma ripensando alla loro riorganizzazione, gestione e distribuzione.

La parola “semplificazione” deve finalmente far rima con meno persone, meno uffici, meno controlli, meno risorse ma servizi migliori.

Il cambiamento non è una bandiera da sventolare ad ogni difficoltà ma una strategia, costante e quotidiana, che scaturisce da un processo unitario tra comunicazione, innovazione e semplificazione.

A queste parole debbono seguire fatti capaci di aiutarci a costruire una pubblica amministrazione in grado di rispondere alla complessità del quotidiano.

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