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Marketing mediterraneo

06 Lug 2020

- Vi propongo una mia riflessione di qualche tempo fa, ma che trovo ancora molto attuale: Sarà il desiderio del mare, o forse ho solo voglia di parlare di cose serie. Ma il Marketing Mediterraneo è argomento di vera importanza. L’influenza degli stili di consumo anglosassone, più ancora “americani” si sta fortemente attenuando.

Il baricentro dello stile di vita si sposta, per noi, più da questa parte.
Ma attenzione: ilMediterraneo è la “terra” più complessa del mondo.
Dal punto di vista culturale, sociale, religioso, da sempre, sono sempre “successe più cose” qui che altrove. Che io sappia, naturalmente.
Il Mediterraneo è un mezzo di comunicazione.
E tira un’aria tesa, sul mare, da un po’.
Marketing, non divaghiamo. Un umido libeccio scalda le riflessioni di pensatori vicini alla disciplina, scoprendo la realtà: siamo nei guai?
Quali? Dice che una buona domanda è meglio di una buona risposta: sono d’accordo
 Ampelio Bucci dice: "Le pattumiere di Napoli" (ma quel problema ormai è risolto...))
"i morti a Beirut, l’inquinamento al Cairo, le carrette del mare con gli immigrati, i problemi di integrazione, la povertà"...
Forse che le persone vogliono essere ascoltate, e le imprese non lo sanno fare, per esempio.
Chiariamo un’altra cosa: sono le "opere", cioè le invenzioni concrete, che cambiano le discipline (L. Khan). E il marketing, lungi dall'essere una scienza, è una disciplina. Gli insegnamenti vengono da maestri che non appartengono ad alcuna graduatoria. Sono quelli seguiti dalle persone che, con l'acquisto, pagano poi di tasca propria (non sempre...)
Allora, quali sono i guai che ci affliggono?
Certo, in senso metaforico, non sono (siamo?) mica nei guai, io. Ma ho timore, sono un padre
Di una cosa sono sicuro: non ci sono più certezze. Tutto cambia velocemente ed in maniera emotiva. L’era della ragione, quella logica, matematica, industriale, cede il passo all’era della sensazione, dell’emozione, del sentimento. Dell'ideazione e della condivisione.
Per quanto tempo non so, ma mi profuma che non sarà cosa di breve periodo.
Anche perché se condivido un prodotto in parte vi devo rinunciare, se condivido un'idea invece non me ne privo, anzi è probabile che venga perfezionata.
Possono le aziende riconvertirsi a questo “modello di bisness”? Devono. Non per vendere fumo anzi. Per vendere reale soddisfazione. Molti, troppi prodotti “concreti” erano solo fumo Dall’acqua all’automobile. Valgono molto di più sensazioni immateriali come la sicurezza, ilbenessere, il tempo. Soprattutto il tempo.
Il durante, infatti, più che la fine. Cioè si apprezza più il co-creare un prodotto che non utilizzarlo Una metafora: è più bello navigare che non arrivare a destinazione. Per la prima c’è la barca a vela, per la seconda va meglio il gommone. E’ il postmoderno, fatto di tempi più dilatati e sostenibili.
E’ il tempo della curva, altra metafora simbolo della flessibilità, che non della linea retta simbolo dell’efficienza. E’ un tempo più femminile che non maschile. Dell’emisfero destro della nostra mente non di quello sinistro. E’ tempo di pensiero laterale, creativo e collaborativo, più che non “verticale”, logico, schematico ed individualistico
Ancora, più della fedeltà che non della conquista.
E’ tempo di desideri, non di bisogni. Ma i desideri sono insaziabili, almeno secondo Freud…
I “Bi-sogni”. Figata, vero?

Ma noi siamo della piccola impresa, che ci frega di questa gazzosa? Chi pensa così chiuda pure col mio blog. Mi rivolgo a chi si vuole rimettere indiscussione, mi pare che i tempi siano maturi… qualcosa forse sta andando a marcire.
E infatti è anche il tempo del piccolo contro il grande: si moltiplicano le nicchie, mentre i segmenti sfuggono, diventano indecifrabili.
Giuseppe de Rita, grande osservatore della società, rimane disorientato. Scrive: “gli italiani sono oggi incomprensibili. La società è sempre più sparpagliata. Spezzettata. È una mutazione che non so spiegare. Dieci anni fa avrei parlato di neoborghesia, venti o trent’anni fa.
di sommerso o di postmodernità.
Quella di oggi è una società a coriandoli. Non la si può studiare se non antropologicamente. Detto da me da un sociologo, è come se mi tagliassi i coglioni

Ancora Bucci, da cui ho tratto ispirazione per questo post, saggiamente osserva:
"chiariamo prima i problemi, poi cerchiamo le soluzioni"
La strada, meglio, la rotta quindi è indicata Partecipazione, collaborazione, condivisione
Vorrei raccogliere degli spunti pratici per vederesouth indian porn come possiamo trovare dei prodotti, dei servizi, o comunque delle emozioni, degne di essere pagate un certo prezzo
o ancor meglio scambiate, che seguano tale rotta
E’ un brainstorming: non dobbiamo avere paura di dire stupidaggini
L’importante è non farle. Non troppo grosse almeno…
Ci sono ricascato: “Brainstorming” è un termine militare, psicoinglese, incomprensibile
Non certo mediterraneo
In italiano, più prolisso, sta per tempesta di cervelli, una trasfusione creativa d’idee seguita da una fase logica di rimessa in ordine delle idee stesse, di una loro selezione e gestione per metterle a frutto
Trovare quello che le gestisce… il manager. Figura rara qui da noi
Ora poi c’è una strana tendenza in atto: l’uso di un linguaggio più evangelico, più religioso comunque partecipativo: 
Che coincidenza, visto che il Mediterraneo è una culla delle religioni…
Allora: quali caratteristiche vorremmo nei nostri prodotti, o servizi, o emozioni?
Mediterrate, gente. Mediterrate

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