Una nuova stagione per la comunicazione pubblica
Il viaggio della comunicazione pubblica è appena iniziato, ma leggendo
e ascoltando gli interventi di alcuni apprendisti stregoni è già
intuibile dove dovrebbe fermarsi. Come ogni viaggiatore che si rispetti, se
ci guardiamo alle spalle, è ben visibile il cammino sinora percorso assieme
a tutti coloro che vogliono cambiare davvero. In poco più di venti anni
siamo riusciti a fare della nostra comunicazione non più un fiore all’occhiello
di qualche Amministrazione ma una nuova disciplina per l’intero sistema
pubblico. Una disciplina con le sue strategie, i suoi obiettivi, le sue strutture
e le sue professioni.
Ci stiamo liberando di molti disvalori del passato. In particolare della propaganda e dell’autoreferenzialità: potenti armature al cui interno, come nel celebre racconto di Calvino, si annidano molti, troppi cavalieri inesistenti.
Siamo riusciti ad evitare improbabili doppioni di culture preesistenti, a stabilire e mantenere nuovi spazi, tecniche e percorsi.
Abbiamo imboccato, con decisione, la strada delle competenze cominciando ad abbandonare quella delle appartenenze.
Abbiamo dimostrato che la comunicazione pubblica, da sola, non è destinata ad ottenere risultati, ma li può realizzare solo se viene posta al servizio di un vero cambiamento.
In una parola, la comunicazione pubblica non produce convinzione, ma capacità di ragionare e far ragionare.
Abbiamo accolto con favore l’apertura delle facoltà universitarie come scelta autorevole e irreversibile verso un sistema fatto di regole e competenze.
Abbiamo cominciato a restringere quell’immaginario imbuto delle origini nel quale erano state immesse tecniche e culture di ogni genere, immaginando così di dare una testa alla comunicazione pubblica.
Che tutto questo non ci venga sempre riconosciuto non è un problema, ma solo la conferma di una società dove l’importante è sembrare e non essere.
Adesso lottiamo per ottenere quel https://pornmobile.onlinericonoscimento professionale senza il quale la nostra comunicazione rischia di restare un territorio nebbioso e aperto al più sfrenato pressapochismo.
In questo percorso abbiamo dovuto superare molti ostacoli e spiegare molte cose a chi tutto voleva tranne accettare che il tempo delle parole stava finendo anche nel settore pubblico, da sempre abituato a molte parole e pochi fatti.
Chi ci ha seguito avrà potuto apprezzare o criticare il nostro rigore intellettuale e la nostra coerenza che alcuni di noi hanno pagato a caro prezzo.
Adesso, come ogni viaggiatore, guardiamo avanti al cammino che ci sta di fronte e che non intendiamo addolcire con chiacchiere e promesse. Si apre, anche nella comunicazione e più in generale nell’intera pubblica amministrazione, una stagione dove la tecnologia (quella applicata e non quella raccontata) avrà un ruolo essenziale. Qualcuno ha già individuato 18 nuove professioni in materia. Riteniamo velleitario pensare che, con l’aria che tira e tirerà ancora per anni sulle nostre società, possano essere tutte ricondotte nei nostri organigrammi.
Ma siamo pronti ad una collaborazione e ad un cammino condiviso con tutti coloro che davvero pensano alla pubblica amministrazione come ad un bene comune da rendere fruibile e non come ad un qualcosa da sfruttare. Questo dovrà essere il contributo dei comunicatori pubblici ad una crisi che non è solo economica, ma anche sociale e culturale.
Una nuova società ha bisogno di una diversa pubblica amministrazione che sia capace non di proporre progetti e progettini destinati ad essere abbandonati da ogni nuovo Governo, ma che persegua un progetto generale. A pensare in questo modo sono chiamati non solo i comunicatore pubblici ma tutti quegli amministratori, dirigenti, dipendenti e sindacati che hanno a cuore il futuro di un settore sempre più strategico in una società moderna.









