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Stress lavoro-correlato e welfare aziendale

06 Lug 2020

- Buongiorno! L’interesse di Psya per la promozione del benessere dei lavoratori non conosce crisi. Proprio in questo delicato momento storico per l’economia, riteniamo che sia centrale insistere sulla sensibilizzazione dei nostri partner al tema dei Rischi Psico-Sociali. La rubrica di questo mese, dedicata come sempre allo stress lavoro-correlato, riporta alcune notizie interessanti apparse sulla rete lo scorso aprile.

Una ricerca della Federazione di Asl e Ospedali (Fiaso) ha messo in luce che un dipendente su quattro riporta sintomi conclamati di stress da lavoro. Secondo gli autori, pare che i fattori di rischio vadano ricercati nel modo di trattare la soggettività del lavoratore. Infatti, un’azienda capace di ascoltare i suoi dipendenti e di trattarli con rispetto può vedere scendere il livello di stress della metà, con un guadagno di mancate assenze per malattia che può arrivare al 60%. Si tratta di numeri importanti se pensiamo che in Europa l’assenteismo per stress fa perdere ogni anno 20 miliardi di euro. Questo dato aggiunge un ulteriore tassello al complesso “puzzle” dei già noti fattori di stress: tagli al personale, rifiuto di conciliare i tempi di lavoro, pressioni psicologiche per le donne in maternità (che a volte sfociano in veri e propri casi di mobbing)pornmobile.online. Giancarlo Sassoli, a capo della ricerca e responsabile della Asl 12 della Versilia, è convinto di poter esportare un modello di studio e anche le soluzioni trovate dalle aziende sanitarie, che in taluni casi hanno portato a notevoli miglioramenti. Si parla già di un “laboratorio Fiaso”, basato su un’idea forte di valorizzazione del personale.

Più passano gli anni più si rischia di soffrire di stress lavoro-correlato. Uno studio condotto dalla Provincia di Bologna ha messo in luce un altro fattore di rischio stress, che è appunto il trascorrere del tempo (ancor più se il lavoratore ricopre per tanti anni lo stesso posto di lavoro). L’analisi, condotta su 13 aziende pubbliche e 144 private, ha evidenziato come i giovani sembrino soffrire di stress in misura inferiore grazie alla loro lontananza rispetto all’età pensionabile. I giovani avrebbero pertanto più risorse psicologiche per rimanere “in campo” e affrontare le sfide che il lavoro pone quotidianamente. Dopo l’invecchiamento, gli altri fattori di rischio stress evidenziati sono il turnover e l’organizzazione degli orari. Tra i lavoratori più stressati vanno annoverati gli operatori di call center, gli addetti agli sportelli, gli autisti di bus e i controllori. Nel settore della sanità, a manifestare più problemi sono coloro che operano nella gestione delle emergenze, nella chirurgia, nella geriatria e nell’oncologia.

Sul versante del welfare aziendale è stato pubblicato l’esito di un’interessante indagine condotta da Manager Italia, secondo cui oltre i tre quarti dei dirigenti intervistati è convinto che il welfare aziendale sia utile per migliorare il benessere e la produttività dei lavoratori e dell’azienda. Tuttavia, più della metà dei manager intervistati lavora in aziende che non hanno ancora introdotto questa policy. Il welfare aziendale è un assetto interno all’azienda che si esplica attraverso l’adozione di piccoli e costanti accorgimenti, che permettono di aumentare la qualità della vita dei dipendenti, la loro produttività e la loro soddisfazione rispetto alla propria organizzazione. Si parte dal già noto contratto part time, dal telelavoro e dal congedo parentale, per arrivare ai servizi per la salute e l’assistenza, per la persona e la famiglia e più in generale per la facilitazione della vita quotidiana (come nel nostro Employee Assistance Program). In sintesi, il welfare aziendale rappresenta un valore aggiunto con il quale azienda e dipendente rafforzano la loro relazione di partnership. L’adozione di benefit comporta infatti per l’azienda un costo limitato e sostenibile, il cui ordine di grandezza non è paragonabile ai costi delle perdite di produttività legate ad un cattivo equilibrio tra vita privata e vita lavorativa e ad una scarsa fidelizzazione con il lavoratore. Secondo i tre quarti dei manager intervistati, il freno al definitivo decollo di queste pratiche virtuose, sinora più proprie delle grandi aziende, va imputato alla scarsa cultura organizzativa e nella poca conoscenza che le Pmi hanno rispetto al tema, nonché alla falsa credenza che questi strumenti costino troppo.

Grazie per la Vostra attenzione!

Diego Scarselli e Laurence Duretz

PSYA ITALIA

www.psya.it

Di Laurence Marie Duretz
General Manager/Direttore per l'Italia di Psya Italia srl
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