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Lezioni di educazione civica.

06 Lug 2020

- Martedì 13 marzo ore 12.35. L’autobus che mi sta riportando a casa è semivuoto. Alla mia fermata dalla porta con la scritta “uscita” escono due persone, mentre altre tre lo fanno utilizzando, con assoluta tranquillità, la porta dove non solo campeggia la scritta “entrata” ma, una grande decalcomania, riporta il segnale stradale di divieto di accesso.

Cose di ordinaria maleducazione? Solo un’altra perla da infilare nella sempre più lunga collana dell’inciviltà urbana dopo i rifiuti gettati ovunque e il pagamento del biglietto di trasporto privilegio oramai di una sempre più evidente minoranza?

Certamente anche questo, ma anche qualcosa di più, almeno per chi si occupa di comunicazione.

Siamo di fronte all’ennesima sconfitta della parola. Ridotta ad un insieme di lettere che non hanno più relazione alcuna con il loro significato. “È vietato” andrebbe sostituito con “ fate un po’ come vi pare”. Non per certificare l’ennesima sconfitta della coabitazione urbana, ma per ricordare a tutti, uomini e donne, bambini e vecchi, cittadini ed extracomunitari che inizia da qui il degrado urbano.

Un fenomeno che ormai abbiamo accettato assieme alle scritte sui muri e alle deiezioni canine, sintomi di una “malaria urbana” facile da diagnosticare ma apparentemente impossibile da curare.

I miei capelli bianchi mi costringono a ricordare che quaranta anni fa l’erba più calpestata era quella sulla quale campeggiava la scritta “È vietato calpestare le aiuole”.

Ma allora la stragrande maggioranza dei cittadini praticava una forte identificazione con la propria città ed era attenta a preservarla e a salvaguardarla. Così nacque il mito di Bologna, una città diversa.

Quei cittadini, per i quali la cosa pubblica significava cosa di tutti e quindi tutti dovevano difenderla, sembrano oggi quasi del tutto scomparsi e si corre il rischio di vedere prevalere coloro per i quali la dimensione pubblica significa solo un uso di spazi e servizi funzionale alle proprie abitudini e ai propri comportamenti.

Purtroppo per noi che non ci adattiamo a questa vampata di modernismo e per il mio collega responsabile della comunicazione dell’azienda trasporti non ci aiutano né McLuhan né Kotler. Il problema non è che prima o poi su questa china il Paese si perderà. La Grecia dimostra, seppure a caro prezzo, che l’Europa è uno scudo forte per tutti.

Tornando ai nostri maleducati utilizzatori del mezzo pubblico è anche vero che il loro atteggiamento conferma che le parole non solo hanno perso gran parte del loro significato ma , indian wife pankhuri threesomeda strumenti per farsi capire e comprendere i comportamenti singoli e collettivi, sono diventate armi improprie.

Oggi le parole servono per creare confusione, litigare, sopraffare gli altri. Trasformano sempre più spesso il dialogo in monologo e il monologo in invettiva. Non esiste talk show dove questo non accada. E non sarà un caso che i peggiori cultori di questa maleducazione multimediale siano considerati coloro che “bucano” il video.

Che fare allora? La Pubblica Amministrazione non può affermarsi a suon di comunicati e spot pubblicitari, ma nemmeno con la sola forza dei controlli e delle imposizioni. Una nuova Pubblica Amministrazione richiede anche nuovi cittadini.

Occorre quindi impegnarsi per restituire alle parole e ai simboli il loro significato che è cosa diversa dall’autoritarismo ma che c’entra molto con la chiarezza dei diritti e dei doveri.

Questa è la strada maestra per evitare che piccoli e grandi soprusi quotidiani possano dilagare impunemente e finire per trasformarsi in problemi insolubili.

Scendere dove si sale e salire dove si scende, non è solo un esempio di cattiva educazione, ma vuol dire anche aumentare la possibilità di non pagare il biglietto, visto che le macchinette obliteratrici sono situate in altre parti dell’autobus.

Molti anni fa mi fu spiegato che ogni sopruso fatto ad una singola persona rappresenta una minaccia per tutti. Ricordarlo oggi è importante per i comunicatori pubblici e per tutti coloro chiamati a governare, ancor meglio a gestire, le nostre comunità.

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