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Lacrime e chiacchiere.

07 Lug 2020

Da qualunque parte lo si guardi e comunque lo si giudichi, il governo Monti rappresenta un serio tentativo di voltare pagina nel Paese delle promesse mai mantenute, del “vota Antonio” e del “mi manda Picone”. “Da oggi nulla sarà più come prima” ha detto giovedì scorso l’On. Pier Ferdinando Casini, ospite di una delle tante trasmissioni televisive.

Un messaggio enfatico e un po’ perentorio che non so quanti italiani, in cuor loro, condividono e praticheranno.
L’arte di avere le amicizie giuste nei posti giusti, l’abilità di scansare problemi e responsabilità, lo scaricare sempre sugli ultimi le colpe è uno sport nazionale affinatosi nel tempo, che ha prodotto questa sorta di grande Barnum di nani e ballerine.
Cambiare, sin dai tempi del Gattopardo, non è mai stato né facile, né indolore.
Anche per questo abbiamo provato un senso di déjà vu quando, nell’immancabile talk show del sabato mattina, ci è toccato ascoltare l’analisi logica delle lacrime del Ministro Fornero.
A noi la questione sembra molto più semplice.
Il Ministro ha pianto non perché donna, né perché impaurita da misure che anch’essa aveva approvato, ma perché per anni altri, troppi, avevano riso.
Adesso, temo, toccherà agli italiani piangere. Se ciò accadrà la televisione pubblica non abbia paura e vada a riprenderli e a chiedere loro perché lo fanno. Non tema un calo degli ascolti se per un giorno agli onnipresenti seni e sederi si vedrà finalmente l’Italia che non ride e non balla ma paga le tasse e compie, ogni giorno, il proprio dovere.
Non riduciamo una questione grande e tragica come salvare l’Italia e rilanciarne l’economia ad una sorta di esame di semiotica. Oggi in gioco c’è il nostro presente e il futuro dei nostri figli e, per gli uni e gli altri, la speranza di vivere in un Paese più giusto e democratico. Senza ascoltare gli stessi discorsi e rivedere le stesse facce che da anni sguazzano tra le pieghe della politica e i corridoi delle Istituzioni.
Anche per questo i comunicatori pubblici pensano che le lacrime del Ministro Fornero siano il volto umano che chi governa non dovrebbe mai aver paura di mostrare.
Non fosse altro perché si governa sulle persone e non sulle cose.
Abbiamo ben chiaro il nostro contributo in questa fase difficile e non a caso, da anni, ci battiamo perché la fabbrica dei privilegi pubblici cessi di esistere.
Lo facciamo perché abbiamo capito che la comunicazione pubblica non potrà crescere senza una nuova amministrazione che vuol dire anche amministratori e cittadini diversi.
Altrimenti sarà destinata a vivere in un’eterna terra di nessuno, lasciata sola e abbandonata e se stessa, mentre la comunicazione politica, o per meglio dire la comunicazione degli amministratori, finirà per farla da padrone come già accade in molte realtà.
Non ci stancheremo mai di dirlo: il cambiamento non può essere un decreto ben scritto, né un dirigente illuminato. Il cambiamento significa mettere al centro del nostro lavoro il cittadino e la qualità dei servizi, piegando l’intera organizzazione verso questi obiettivi. La gente ormai ha raggiunto il limite di tolleranza alle mille e mille ripetitività, inefficienze e prepotenze che quotidianamente deve subire per colpa di mediocri burocrati. Oltre temo che non ci stia attendendo l’ennesimo, ovattato dibattito sulle riforme, ma qualcosa che ci porterà indietro di anni.
L’importante è non ridurre tutto ad una questione di destra o di sinistra. Queste due parole vanno sempre più lasciate al Codice della Strada. Oggi lo scontro è tra conservatori e innovatori. Gli uni e gli altri, in questa fase storica, hanno origini e appartenenze diverse, ma il giorno in cui in Italia si smetterà di fare l’analisi del sangue alla politica e si giudicherà ciascuno per quello che dicepornmobile e soprattutto per quello che fa, sarà un grande giorno per la democrazia e il progresso delle nostre comunità.
Di fronte ai gravi problemi che incombono, è necessario che tutti facciano o cambino qualche cosa. In particolare ci aspettiamo che finalmente la politica sia capace di dare identità e non più identificazione ai dipendenti pubblici, restituendo loro quella diversità positiva delle origini. Altrimenti ogni cosa è destinata a peggiorare.
Le lacrime della Fornero, in ultima analisi, vogliono dire proprio questo. Un Paese moderno e civile non può più permettersi di vivere in un passato fiabesco come è capitato a molti italiani negli ultimi venti anni. Deve creare nuove regole e nuove modalità all’interno delle quali prevalgano i principi di una efficiente democrazia come l’equità, la difesa dei più deboli e il lavoro come diritto.
Da troppo tempo non sentiamo più queste parole che risuonano ormai in tutta Europa.
Trasformarle non in logore bandiere, ma in fatti e programmi, è la prova che attende Monti e i suoi Ministri.

Questo intervento chiude l’anno 2011. Arrivederci al 2012 e intanto a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggermi, i migliori auguri di un felice Natale e un sereno Anno Nuovo.
A.R.

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