Username: Password:  
Non sono ancora iscritto, vorrei registrarmi
articolo letto 6411 volte

Orgoglio & Storyboard

07 Lug 2020

- Il Dir. Mktg Livio De Nutis aveva sviluppato da tempo una singolare capacità multidisciplinare, in bilico tra la medicina psicosomatica, la sociologia e la stregoneria. Era riuscito, ad esempio, ad intercettare ed isolare nei più svariati contesti il misterioso virus responsabile dello stato di agitazione permanente ormai riscontrabile nel corso di qualunque riunione, a qualunque livello e latitudine della carta geografica aziendale.

In particolare, alla luce della assoluta mancanza del benché minimo elemento oggettivo idoneo a motivare/giustificare una simile (disgraziata e generalizzata) condizione, aveva - per comodità - coniato una denominazione sintetica (forse appena un po’ volgare ma senz’altro evocativa ed efficace) della sindrome in oggetto, destinata ragionevolmente a sconvolgere verità date ormai per acquisite a livello accademico e scientifico: l’“ansia ad capocchiam” imperversava ormai incontenibile, insinuandosi come un terribile convitato di pietra in qualunque riunione e generando repentini quanto irreversibili annebbiamenti, letali per la produttività di cellule grigie già mediamente sottodotate e disabilitate al parto delle idee. Un raccapricciante fil rouge tagliava dunque trasversalmente l’intero spettro delle attività (o inattività) aziendali, connotandole nel segno della frenesia e del parossismo, in un quadro a metà strada tra il dramma e la burla, ulteriormente aggravato dal consumo pro capite di dosi ciclopiche di caffeina in grado di trasformare anche un bradipo anestetizzato in un furetto tarantolato da overdose di ecstasy. Lo scenario era sempre più devastato: le porte sbattute, i pugni che si infrangono pesantissimi sulle scrivanie, le crisi di pianto di matrice in prevalenza femminile, l’abbandono ex abrupto di riunione corredato da improperi sempre più pittoreschi avevano ormai lasciato il posto al lancio di suppellettili, alle minacce ed, in un paio di casi, a veri e propri tentativi di aggressione nei corridoi. In un paio di circostanze, nel vano tentativo di sdrammatizzare atmosfere crepuscolari da ultimi giorni di Pompei, Livio aveva chiesto che venisse messa a verbale l’opportunità di prevedere con decorrenza immediata la presenza obbligatoria di uno psicanalista in occasione di tutte le riunioni aziendali.

Livio aveva a lungo riflettuto sulla scaturigine del fenomeno: si trattava soltanto di un atteggiamento in qualche modo autoreferenziale? Del tentativo di dare importanza a contenuti professionali relativamente marginali caricandoli, attraverso la drammatizzazione, di un qualche improbabile meta-significato e profilo eroico? Del risultato di un processo emulativo “a cascata” che si trasmette via via di capo arrogante in capetto ambizioso fino a raggiungere pervasivamente anche i livelli più bassi della pornmobilescala gerarchica aziendale? L’operazione, invero, sarebbe stata assai bizzarra in quanto era del tutto evidente come l’oggetto dell’agire aziendale fosse pur sempre circoscritto alla semplice produzione e smercio di autovetture, e non includesse nel proprio perimetro interventi chirurgici a cuore o cervello aperti in grado di restituire energie vitali ad organismi altrimenti destinati a sicura dipartita. Aveva anche vanamente tentato di sottoporre al top management un progetto di “incremento della produttività e della motivazione attraverso una ridefinizione della gerarchia delle priorità esistenziali” ma di fronte alle reazioni scandalizzate dei vertici aveva dovuto abbandonare ogni velleità in tal senso. In più aveva dovuto assumere ed ostentare egli stesso atteggiamenti ispirati alla trafelazione ed alla mestizia lacerante per non attirare su di sé pesantissime accuse di disfattismo e disinteresse per la causa aziendale, che avrebbero preceduto di pochissimo la condanna all’esilio definitovo. De Nutis si era più volte detto che da qualche anno le dinamiche carrieriste erano assolutamente incompatibili con il sorriso e la saggezza relativizzante, e che in altre parole nella visione delle supreme gerarchie aziendali solo la nevrosi ossessiva ed il tormento costituissero volano e viatico per la realizzazione di un piano di progressione professionale. Era dunque ancora possibile salvare l’umanità aziendale che sembrava avanzare di giorno in giorno verso il il baratro dell’infelicità?

Di Vittorio Correale
Responsabile Marketing Area Private Banking Gruppo Mps di Gruppo MPS- Area Private
Non ci sono ancora commenti
Effettua il login o registrati per poter pubblicare i tuoi commenti in tempo reale.
busy