Eni: esposizione straordinaria dal Museo del Louvre a Palazzo Marino.
Per la prima volta in Italia L'Adorazione dei pastori di Georges de La Tour accompagna uno dei più celebri capolavori del pittore lorenese, il San Giuseppe falegname nella ormai tradizionale mostra di Palazzo Marino organizzata da Eni con la
collaborazione del Comune di Milano e del museo
del Louvre.
Le
due straordinarie opere di uno degli artisti più affascinanti della
pittura del Seicento, noto a molti come il "Caravaggio francese",
saranno esposte a Milano, con ingresso libero, nella Sala
Alessi di Palazzo
Marino dal 26 novembre all'8 gennaio 2012. La mostra organizzata anche
quest'anno grazie al partenariato tra Eni e il museo del Louvre, che mette
a disposizione dell'evento importanti opere, è curata da Valeria Merlini
e Daniela Storti e propone al grande pubblico, che con passione segue da qualche
anno l'appuntamento milanese, uno degli artisti più suggestivi e misteriosi
che la Francia del Seicento abbia generato. Anche se il suo nome risulta forse
meno noto al grande pubblico di quello di alcune "star" della pittura
antica, nel trovarsi di fronte a queste due opere si ha l'immediata sensazione
di averle da sempre conosciute, proprio grazie alla loro capacità di
penetrare profondamente nella sensibilità dell'osservatore. Pochissime
sono le notizie che i documenti ci forniscono sulla vita del pittore lorenese,
la cui formazione rimane avvolta nel mistero come gran parte della sua esistenza.
Resta ancora un'ipotesi l'idea di un suo viaggio in Italia durante il quale
si sarebbe misurato con l'opera del grande Caravaggio, al quale si è sempre
fatto riferimento nell'analisi critica del suo lavoro. L'Adorazione
dei pastori è entrata
a far parte delle collezioni del Louvre nel 1926, dopo che Hermann Voss lo
attribuì a La Tour. Nel 1915 questo grande storico dell'arte tedesco
aveva sottratto l'artista all'oblio assoluto nel quale era caduto.
Il tema dell'adorazione dei pastori in versione notturna si diffonde partendo
dall'Italia nei primi del Cinquecento, con la celebre Adorazione
dei pastori del Correggio, conservata a Dresda e soprannominata La Notte.
Ma, nella magica atmosfera che si respira nei dipinti di Georges de La Tour,
nell'intimo e raccolto sentire domestico della scena, la tradizione stilistica
franco-fiamminga gioca un ruolo assai importante. Anche nel forse più conosciuto
dipinto del San Giuseppe falegname il calore della luce diffusa dalla
candela sorretta da Gesù bambino, che amorevolmente osserva il volto
del padre putativo al lavoro, immerge nell'atmosfera notturna un tema caro
alla tradizione della pittura nordica del tempo. Nell'immagine, il commovente
rapporto padre-figlio fornisce anche uno spunto per alcune osservazioni di
carattere iconografico intorno alla devozione per il Santo, per il Bambino
e per la Croce richiamata dal legno su cui Giuseppe è chinato, alla
maniera di molti testi religiosi del tempo. Anche dal punto di vista tecnico
I'opera rappresenta forse l'espressione più alta del corpus dei dipinti
a "lume di candela" eseguiti
da La Tour; la luce celata all'occhio dell'osservatore dalla trasparente mano
del Bambino, si diffonde sul suo giovane volto che si trasforma nella vera
fonte luminosa dell'intima e familiare scena, che diventa trascendente. Il
pubblico potrà ammirare questi due dipinti di eccezionale interesse,
in un allestimento a loro dedicato, razionale nella distribuzione degli spazi
e ricercato nella scelta dei materiali. Il progetto di Elisabetta Greci nasce,
infatti, da una serie di spunti concettuali ed estetici che rimandano a gran
parte dell'iconografia classica sulla Natività, all'architettura nordica
familiare al Maestro, alla semplicità e "all'umile naturalità" consona
ad entrambi i soggetti dei due capolavori. Si è quindi scelta una "architettura" scultorea,
lineare ma suggestiva per dimensioni ed effetti, attraverso l'impiego di materiali
naturali e tradizionali. L'ambiente dell'esposizione è composto da una
grande parete a onda, intonacata con calce ed argilla e da una pavimentazione
in legno vecchio – un organismo "sospeso" all'interno della
Sala Alessi – costituito da superfici concettualmente "povere",
che consentono di arricchire l'atmosfera del luogo con giochi di luce. La visione
e la percezione delle opere, come tradizione collocate all'interno di apposite
teche che ne permettono la fruizione ravvicinata della loro storia e del contesto
culturale che le ha generate, viene supportata da diversi video e favorita
dalla presenza in sala di storici dell'arte e tecnici restauratori che seguono,
come di consueto, i visitatori, rispondendo pornmobilealle domande e alle curiosità in
modo personale, secondo le esigenze di ciascuno di loro. All'interno della
sala video, il pubblico potrà cogliere l'opportunità di approfondire
alcuni aspetti della misteriosa storia del grande pittore lorenese per secoli
caduto nell'oblio e tornato negli ultimi anni al centro di nuovi importanti
studi critici. Fornendo uno spettro variegato di punti di vista, utili
ad arricchire la percezione della cultura dell'epoca, di cui questi due dipinti
sono un'emanazione, grazie anche all'ausilio dei saggi scientifici presenti
sul catalogo edito da Skira, l'esposizione vuole incoraggiare un confronto
vivo e umano tra gli storici dell'arte presenti in sala e il pubblico, che
segue con grande attenzione l'appuntamento natalizio con Palazzo Marino giunto
quest'anno al quarto anno. Una particolare attenzione va, in questa edizione,
alle scuole a cui Eni dedica un progetto di laboratori didattici e la preparazione
di diversi learning objects e materiali di vari formati (video, testi, immagini)
utili agli insegnanti per lezioni da tenersi in classe e utilizzabili attraverso
il sito www.eniscuola.net. Inoltre, come già sperimentato lo scorso
anno, si terranno, sempre ad ingresso libero, alcuni incontri nella nuova sala
conferenze di Palazzo Marino, affrontando il tema del rapporto padre-figlio,
argomento fortemente stimolato dalla suggestione suscitata allo sguardo tra
san Giuseppe e Gesù bambino, nel quadro esposto in mostra.









