Orgoglio & Storyboard
Il Dir. Mktg Livio De Nutis non faceva fatica ad ammettere anche pubblicamente
la sua smisurata autostima, un culto della personalità (la propria,
ben inteso) che anche nel corso dei millenni trovava pochi precedenti: forse
solo Alessandro Magno al culmine delle sue conquiste o Siffredi sul set di “Rocco
the italian stallion” potevano aver provato qualcosa di
vagamente assimilabile.
Ciò premesso, la self-reputation del De Nutis era destinata a lievitare
ancora, quasi esponenzialmente, ogniqualvolta si guardava intorno, con sufficiente
attenzione, nelle sale riunioni affollate della grande casa automobilistica.
Da una parte c’erano quelli che lui ormai classificava irreversibilmente
come i “preambolisti”: virtuosi della banalità, si limitavano
ad elencare con enfasi i contenuti all’ordine del giorno, sottolineando
al più la generica importanza di questo o quel punto e sottolineando la
necessità di individuare le soluzioni in tempi serrati. Questa etnia
era diffusissima anche ai piani alti, zeppa di generalisti improduttivi che all’assenza
di ogni competenza specialistica associavano la totale indisponibilità di
idee e di capacità propositiva. Il valore aggiunto assicurato dai “preambolisti” alle
sorti dell’azienda era paragonabile solo a quello dei cosiddetti “riepiloghisti”,
che intervenivano puntuali a fine riunione, dopo aver tanto brillato per silenziosità da
sembrare muti, non di rado arrogandosi comicamente il merito della smarcatura
dei vari temi. Erano prevalentemente disponibili in versione seriale, nel senso
che non agivano mai dai soli, ma in fila indiana, come conglomerati composti
di regola da almeno 3 individui che ripetevano, con un incomprensibile entusiasmo
che solo una grande scoperta o una novità assoluta puo’ generare,
concetti già condivisi, masticati e digeriti dall’intero popolo
riunionista. Li si riconosceva immediatamente, perché il primo
dei “riepiloghisti” seriali apriva il suo intervento con l’immancabile: “vorrei
offrire un contibuto di sintesi alla riunione…”.
Tra le species più detestate si annoveravano poi i “fuoritemisti”,
cultori della divagazione irritante, collezionisti delle più brusche deviazioni
di rotta nella storia del business-pensiero. De Nutis aveva calcolato su base
empirica che incidevano negativamente sull’andamento delle riunioni, depauperando
il potenziale di finalizzazione degli argomenti in misura non inferiore
al 20%. Avevano un atteggiamento ciclico, nel senso che, pur sedati ed espropriati
della parola per ragioni di minima decenza, fatalmente riemergevano, magari
anche a distanza di una mezz’ora o più. E dunque le tecniche
di disinnesco dovevano per necessità essere dispiegate a pornmobile.onlineschiera, come
le antiche falangi, per non lasciare a questo mostro dalle mille teste di ricomporsi
implacabile come un novello Terminator.
Seguivano i “confabulisti”, che comprendevano l’ala estremista
dei “complottisti” e quella ancor più radicale dei “sabotatori”:
il primo gruppo si disperdeva strategicamente in punti diversi del grande tavolo
riunioni per non dare nell’occhio e si scambiava meta-messaggi pregni di
complice scetticismo, che diventava faziosità e sistematico disaccordo
nel caso del secondo, e degenerava ben presto in aperta (e spesso chiassosa)
ostilità nel caso del terzo.
Di fronte ad un simile schieramento nemico anche i driver della riunione erano
costretti ad adottare le proprie contromisure: in primis quella di convocare,
senza alcuna apparente giustificazione, i “collaborazionisti”,
sodali e lacchè della peggiore risma, chiamati a fronteggiare (per ragioni
carrieristiche o per congenito vassallaggio mentale) le forze avverse in
un patetico corpo a corpo verbale, che - esulando del tutto da considerazioni
di merito – si risolveva in ulteriore spreco di tempo. Non era infrequente
che i combattimenti infuriassero talmente cruenti da comportare lo slittamento
della riunione ad altra data nel tentativo di ristabilire l’Ordine pubblico
aziendale.









