Che cosa succede se il direct va nelle strade?
I cartelloni pubblicitari interattivi e la prossima frontiera della privacy nei “non-luoghi”
“Nessuno deve invadere la mia casella postale senza il mio permesso”.
La frase mi ha sempre fatto sorridere pensando che le stesse persone che
la pronunciano non si preoccupano minimamente delle invasioni che subisce
il loro televisore, quando uno spot pubblicitario interrompe il loro programma
preferito. E quante sono le invasioni di campo che subiamo ogni giorno, in
una giornata tipo?
Che cosa devono dire coloro che passano qualche tempo della loro giornata in una stazione ferroviaria o in un aeroporto? Penso sia capitato a tutti: mentre aspettiamo il mezzo che ci deve condurre verso la nostra destinazione siamo costretti a sorbirci spot pubblicitari ripetuti ossessivamente da schermi onnipresenti dislocati in tutti i punti strategici di questi che Marc Augè ha definito suggestivamente i “non luoghi”, cioè gli spazi pubblici che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici?
Ma nessuno si preoccupa di queste invasioni della privacy, forse perché avvengono in luoghi pubblici. Quello che conta per questi signori è solo la sacralità della cassetta postale e del salotto di casa. E così i pasdaran della privacy individuale, quelli che si ritengono offesi se ricevono un messaggio pubblicitario non richiesto non si lamentano della pubblicità invadente, ma solo di quella che li raggiunge nei loro luoghi privati.
Penso che sia una visione sbagliata, miope e destinata a scontrarsi con l’evoluzione tecnologica. Perché la novità che ho notato in questi mesi è che ormai il direct esce dalle case delle persone ed invade i non luoghi, gli spazi pubblici nei quali gli strumenti tecnologici ci permettono di essere perennemente connessi.
Per renderci conto di questa che non è ormai solo una tendenza ma è la realtà, con la quale dobbiamo fare i conti credo sia utile segnalare quello che sta accadendo nel lontano, ma non troppo, Oriente dove si sono diffusi i cartelloni pubblicitari interattivi. Sono nuovi strumenti che sono in grado di riconoscere i desideri dei passanti. In pratica si tratta di forme di comunicazione indirizzata, fatte per strada. Come la mettiamo con la privacy? Quali regole interverranno per disciplinare questi nuovi strumenti di comunicazione? E soprattutto quando i difensori della privacy si accorgeranno che la pornmobile.onlinenuova frontiera da presidiare è questa e che tutti ormai siamo molto più indifesi nei “non luoghi”, mentre a casa nostra non corriamo rischi reali di invasioni occulte, o quanto meno possiamo proteggerci con maggiore efficacia.
Ma come funzionano questi nuovi strumenti di comunicazione diretta? Grazie a un potente software il cartellone pubblicitario digitale, di solito presente in un centro commerciale, riesce a distinguere le caratteristiche principali dei passanti e di volta in volta pubblicizza prodotti mirati che potrebbe realmente interessare al potenziale cliente.
Per ora i cartelloni di nuova generazione sono in grado di riconoscere istantaneamente l'età media, il genere e l'etnia del passante e dopo pochi attimi di reclamizzare un prodotto che il software ritiene possa interessare al consumatore. Ma la tecnologia avanza vorticosamente e il futuro è fatto di comunicazioni direct che ci seguiranno per strada.
Credo sia arrivato il momento di comprendere che la tutela della libertà di scelta dei consumatori, non riguarda più la casella postale. Dopo aver dedicato leggi e sanzioni per proteggere la privacy di casa, sarebbe bene che ci occupassimo di più di quello che succede nei “non luoghi”. Forse così sarà possibile affrontare la questione dei messaggi non sollecitati con più equilibrio e con più efficacia. E trovare soluzioni adeguate.









