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Un nuovo modo di pensare e gestire gli eventi fieristici

07 Lug 2020

Con l’apertura il 20 ottobre prossimo della terza edizione di COM.Lab, la due giorni bolognese dedicata al presente e al futuro professionale dei comunicatori pubblici, si apre la grande stagione delle iniziative fieristiche curate dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale. Dopo COM.Lab, il primo marzo 2011 si svolgerà, nella sua originaria sede di Bologna, la diciassettesima edizione di COM-PA, il Salone europeo della comunicazione pubblica, dei servizi al cittadino e alle imprese, a cui seguiranno altre iniziative di conoscenza e confronto, ospitate in diverse città italiane.

Nonostante il solito trionfalismo dei comunicati stampa conclusivi, questo tipo di manifestazioni è giunto a un punto cruciale del suo cammino.

Per continuare ad attrarre espositori e visitatori credo sia necessario, come ho già detto in una mia recente dichiarazione, un rinnovamento della formula. Non si tratta solo di prendere atto del proliferare di questo genere di esposizioni, esercizio troppo facile e troppo banale, ma di qualcosa di più profondo che sappia restituire stimolo e interesse all’intero settore.

Ma per far sì che questo accada, che la gente torni non ad applaudire ma ad apprendere qualche cosa (nel tempo che viviamo ritengo sia questo il compito fondamentale delle Fiere), bisogna che tutti, anche quelli che annunciano torme di presenze la cui metà, se fosse vero, basterebbe per bloccare intere città, comincino ad interrogarsi molto seriamente. Il giocattolo forse si è rotto ma non è sufficiente questa constatazione per non giocare più, occorre ripararlo.

Per quanto mi riguarda vuol dire saper modificarlo e cambiarlo leggendo la data sul calendario che segna, ormai da dieci anni, il terzo millennio. Da questa premessa è chiaro che mi auguro e credo possibile che COM.Lab 2010 e COM-PA 2011 rappresentino l’inizio di una svolta nel meccanismo, sempre più datato, con il quale si organizzano queste manifestazioni. Il tempo che ci sta alle spalle era caratterizzato dalla necessità di essere didascalici, parlare di tutto a tutti ma, adesso, lo ripeto, si deve aprire una nuova stagione.

Come non vedere che anche nella comunicazione è giunta l’ora di cambiare rotta rispetto al tranquillo bordeggiare del passato. La triangolazione espositore, convegno, visitatore non funziona più in modo automatico ma solo in base a una progettualità che abbia le proprie radici nella qualità dell’offerta e nella professionalità dei promotori.

D’altra parte, persino gli Enti fieristici hanno dovuto arrendersi alla scomparsa delle Fiere campionarie. Una realtà che ha retto fino agli anni ‘60 cedendo di schianto alla più evidente delle constatazioni. Vale a dire che in una moderna società, il “bisogno” di aspettare la “Campionaria” per cambiare la camera da letto o il bagno, per sostituire la cucina o il televisore non esisteva più, almeno nel contesto dato.

Quella grande parte di pubblico, fatta di nuclei familiari che attendevano quei giorni per consumare una delle tante cerimonie laiche della società italiana pre-miracolo economico, era stata fagocitata nell’idolatria dei grandi ipermercati e centri commerciali che non più per dieci giorni l’anno, ma per l’intero anno, offrivano lo spettacolo, ripetutamente pubblicizzato, delle ultime novità.

Per quanto ci riguarda e non volendo essere confusi con i soliti “fotografi” della realtà, abbiamo pensato di fare un piccolo ma significativo passo in avanti. L’attuale crisi economica e le drastiche misure di contenimento che, per la prima volta, colpiscono un solo settore e una sola parte della società italiana (le amministrazioni pubbliche e i pubblici dipendenti) hanno accelerato la nostra decisione. Sappiamo bene che negli anni ‘90, quando nacque COM-PA, stupimmo per l’alto numero di iniziative e per le moltissime occasioni di dibattito. Ma quella era per noi la stagione della conoscenza, il tempo in cui la comunicazione e i comunicatori pubblici dovevano farsi conoscere ed essere apprezzati.

Quella stagione non può e non deve essere eterna. pornmobile.onlineDi quegli anni non rinneghiamo nulla ma, proprio per come li abbiamo pensati e gestiti, ci sentiamo legittimati a cambiare per adeguarci a una realtà diversa.

Meno parole, dunque, meno ripetizioni di case history, meno burocratizzazione di eventi ma, al contrario, capacità di interpretare ai più alti livelli il presente e di guardare il futuro prossimo venturo, senza dover sembrare commessi viaggiatori di qualcuno.

Essere una libera Associazione significa, spesso, fatica e sacrifici, ma anche garantire a tutti spazi di autonomia e di confronto non ingessato in ruoli e gerarchie predefiniti.

Analogo ragionamento deve essere fatto per i premi che ormai stanno tracimando ovunque. Evitiamo di essere la pessima imitazione di un festival cinematografico dove i servizi giornalistici e i commenti dei critici sui premi vinti o non vinti superano ormai quelli dedicati ai film e agli attori.

Anche in questo caso una robusta cura dimagrante non può che far bene alla qualità dell’impegno e al valore intrinseco degli stessi riconoscimenti.

Il 20 e il 21 ottobre chi verrà a Bologna troverà un programma che nella sua quantità propone 8 dibattiti, 2 eventi speciali (IRESS e COMferenza), 1 workshop dedicato alla professione del comunicatore pubblico, 1 dibattito promosso da Euromediterraneo, 1 incontro di delegati regionali di “Comunicazione Pubblica”, la presentazione di alcuni recenti volumi e 12 laboratori “Sapere & Fare” gestiti dall’Associazione. Il tutto per un calendario di impegni che consentirà, meglio che in passato, una partecipazione plurale a una manifestazione che vogliamo sempre meno commerciale e sempre più professionale.


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