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Orgoglio & Storyboard

07 Lug 2020

Il Dir. Mktg Livio De Nutis non aveva mai nascosto la sua passione per la goliardia, ma la disapplicazione sistematica di ogni metodologia meritocratica, l’immobilismo farraginoso di una burocrazia interna che pareva richiamare alla mente solo il rapporto di Penelope con la sua tela, la retorica iper-enfatica dei vertici che raccontavano al mondo di essere adrenalinicamente al governo di una piattaforma degna di albergare tra le pagine di un trattato di futurologia mentre invece sonnecchiavano anacronisticamente su una lenta piroga che galleggiava a stento nella laguna della perenne staticità, lo aveva incoraggiato a ricercare nuove sensazioni e stimoli, sempre più forti e potenzialmente pericolose. Il sub-ordinario trantran della multinazionale automobilistica gli forniva continuamente nuove fonti di ispirazione.

I clienti, anzi tutto. Nei corridoi elegantissimi della Direzione - tutto uno sciabordio di graniti, ottoni accecanti, divani pellati di rara pregevolezza - tutti ne parlavano, ma è ragionevole pensare che nessuno ne avesse mai incontrato personalmente alcuno. I curricula dei primissimi livelli erano densamente abitati di esperienze tecniche ultra-specialistiche (sembrava di essere alla Nasa, c’era perfino un super-competente di logistica direzionale in ottica feng-shui), di ogni genere di attività di controllo (di gestione, del rischio, di qualità, di budget, del clima interno e della motivazione, etc., la lista sarebbe potuta andare avanti ininterrotta per un buon quarto d’ora…), pianificazione, organizzazione, gestione delle risorse, informatizzazione, etc. ma nessuno sembrava aver subito il trauma (evidentemente ritenuto ignominioso e dequalificante) del contatto con il pubblico. Ironia della sorte, il fenomeno assumeva proporzioni ancor più inquietanti proprio nel settore commerciale, nel quale si estendeva anche al middle-management, farcito di agronomi con tesi sperimentali sulle crisi di identità delle piante carnivore, di biologi frustrati perché avrebbero preferito continuare ad occuparsi delle abitudini sessuali delle sogliole nel basso Adriatico, o nella migliore delle ipotesi di commercialisti saputelli col masterino in una tasca e le mani senza i calli della vita. Uno studio di antropologia aziendale avrebbe rivelato ad occhio nudo l’impressionante galassia di profili professionali, il bizzarro patchwork di background formativi che, ben lungi dal tradursi in una contaminazione virtuosa, si risolveva in una allarmante intonazione contabile-amministrativa delle strategie aziendali . Nessuno che avesse mai venduto nulla, non uno che avesse incrociato occhi negli occhi lo sguardo di un cliente incazzato perché dopo soli 3 mesi la macchina da 50mila euro che ha sognato per tutta la vita ha perso indian bhabhi fuckingil 50% della potenza, guarda caso mentre è in macchina al primo appuntamento con la donna che lo fa impazzire (a cui ha appena finito di decantare le infinite virtù dell’auto suddetta) e con cui per nulla al mondo rinuncerebbe a fare bella figura…

A questo genere di criticità se ne affiancavano altre, legate alla qualità del ceto manageriale. Un moderno approccio di management by delegation (che richiede perimetri di applicazione, metodologie e meccanismi di monitoraggio delle performance molto rigorosi) si era da tempo involuto in una forma degenerata di puro e semplice “management by inoltration (neologismo di stampo tipicamente denutisiano)”. A ciò concorrevano tanto un deficit diffuso di capacità e di visione quanto, in particolare, la folle entropia causata dal flusso alluvionale di migliaia di messaggi di posta elettronica che in poche ore, in un regime di piena anarchia, sommergevano i poveri manager, costretti a smistare senza leggere il contenuto di oltre il 50% delle missive elettroniche (né più né meno che postini stra-pagati), impossibilitati (se anche ne fossero stati capaci) ad assicurare il benché minimo valore aggiunto . L’assoluta Babele mediatica interna si completava con l’assenza di ogni protocollo gerarchico in materia di traffico mail: qualunque soggetto aziendale era di fatto abilitato a coinvolgere ed informare a propria discrezione sui temi più svariati l’intera comunità interna o parte significativa di essa, ivi compresi i vertici. Accadeva pertanto con preoccupante frequenza che il Direttore Generale, in febbrile attesa della mail con gli obiettivi di crescita dalla casamadre londinese, fosse intrattenuto da un messaggio dell’ufficio fornitori che si addentrava in una descrizione dettagliata delle modalità di espletamento del servizio di giardinaggio interno…

Di Vittorio Correale
Responsabile Marketing Area Private Banking Gruppo Mps di Gruppo MPS- Area Private
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