Quale comunicazione per la nuova pubblica amministrazione?
Nulla sembra ed è più inutilmente ozioso del dibattito a cui, ancora troppo spesso, siamo costretti ad assistere, se nella pubblica amministrazione occorra o meno comunicare.Dobbiamo essere grati alla legge 150 che, affermando l'obbligo delle Istituzioni di informare e di comunicare, ha dato un colpo di spugna ad anni di chiacchiere spesso inutili e a volte strumentali.La pubblica amministrazione deve informare, nel senso di trasmettere notizie e realizzare strumenti capaci di far conoscere un mondo, quello pubblico, e un sistema, quello politico-amministrativo, ancora attraversati da ombre, luoghi comuni e silenzi incomprensibili.Ma non solo.Più si affermano principi come la sussidiarietà e processi democratici come i nuovi diritti dei cittadini, più occorre mettere in campo nuove modalità di comunicazione.Informare e comunicare non sono azioni antitetiche ma sinergiche, finalizzate
a definire il sistema, le tecniche e le strutture che fanno della comunicazione pubblica un modo di governare moderno ed europeo e un diritto fondamentale per le nostre comunità.Il vero problema che oggi debbono porsi coloro che, al centro come in periferia, sono chiamati a gestire la cosa pubblica (amministratori, dirigenze, apparati) è cosa comunicare e come comunicare.Qui, più che delle ideologie, occorre avere delle idee.Idee che aiutino a dare risposte efficaci alle domande: a cosa deve servire la nostra comunicazione, a chi dobbiamo rivolgerla, quali strumenti vanno utilizzati.Senza mai dimenticare la questione di fondo cha anche la pubblica amministrazione, così come accade per il sistema privato, deve cominciare a porsi: quale valore aggiunto comporta l'attività di informazione e comunicazione pubblica.Vogliamo cittadini capaci di prendere decisioni perché informati? Cittadini
che partecipano alla gestione della cosa pubblica perché sanno? Pensiamo a una società in cui al "mi sembra" e al "sentito dire" si sostituisca una reale conoscenza delle cose e dei problemi?Per fare questo ed altro ancora bisogna tuttavia decidere una volta per tutte quale sia la comunicazione efficace per il sistema pubblico.Credo che i tempi siano maturi per attività di informazione e comunicazione il cui fine non sia la convinzione ma la credibilità. Attività, comunque, non più affidate in maniera casuale e burocratica ma gestite da professionisti. Quei professionisti che l'Università da anni forma o che escono da Master di alta qualificazione.Questo è decisivo solo perché lo sostengono Associazioni come quella della Comunicazione Pubblica e l'Ordine dei Giornalisti? O perché è indicato nelle norme attuative della legge 150? Certamente no.
Ma una informazione e una comunicazione efficaci iniziano, appunto, proprio da coloro che debbono pensarla e gestirla.Tenendo sempre presente che a noi tocca dare voce e presenza a chi in questa società ne è privo. Agli ultimi che forse non diverranno i primi ma, proprio per questo, non dobbiamo né vogliamo lasciare indietro. Chi fa comunicazione pubblica deve sapere quanto sia decisivo parlare dei problemi della gente con la gente.Anche perché a loro nome i comunicatori parlano e gli amministratori governano.









