Orgoglio & Story-board.
La penna invelenita del Direttore Marketing Livio De Nutis era ormai inarrestabile. Nel chiuso dei propri deliranti pensieri era convinto che il suo libro-enciclopedia del misfatto "Il Direttore Marketing e la foresta pietrificata" sarebbe diventato un best-seller epocale destinato a sgretolare comportamenti biechi e cattive abitudini. Dopo la I di Invidia fu il turno della M. In corrispondenza di questa lettera convivevano voci topiche come "Mediocrità" e "Maschilismo": due dei suoi argomenti preferiti. Il secondo, in particolare. Al riguardo il solo problema di Livio era riordinare, condensare, riassumere: avrebbe potuto comporre un vero e proprio Trattato di Misoginia aziendale, corredato di testimonianze off the records e di aneddoti "in presa diretta". Armato di vetriolo avrebbe rivelato al mondo sconcertanti verità: in tempi di sbandierate
pari opportunità si registravano paleo-comportamenti che sarebbero parsi anacronistici e talebani perfino nei tempi lontanissimi in cui "le donne portavano la coda".L'intera governance aziendale assumeva rigo dopo rigo le fattezze di una gigantesca fallocrazia. Ai danni delle donne era ordita una conventio ad excludendum permanente, basata sui più beceri luoghi comuni, degni del vecchio avanspettacolo o dei B-Movies dei primi anni '70. La stragrande maggioranza della popolazione femminile era confinata in ruoli da majorette o poco più che ancillari, asservita a una visione del mondo in cui l'estetica - e le sue applicazioni funzionali - costituivano l'unico parametro vitale.Nei confronti delle pochissime presenze femminili con incarichi (e/o ambizioni) manageriali l'artiglieria maschile dispiegava poi uno spietato fuoco di sbarramento. Era una lotta senza esclusione di colpi, fatta di trappole e di
subdole imboscate, favorita proprio dalla bassa densità femminile. La malcapitata collega era quasi sempre sola, in riunioni introdotte da lunghi preamboli cazzari dedicati all'ultima domenica di campionato. Era il linguaggio subliminale con cui il maschio delimitava il territorio. Seguivano manovre diversive che preludevano alla definizione del posizionamento e all'attribuzione dei compiti.- Stefania, lei ci porta come sempre una ventata di primavera... (pensiero effettivo: se non fosse così attraente con quel suo tailleur si potrebbe, al massimo, occupare dello smistamento della mia corrispondenza)Complimenti chiassosi dei presenti, fino all'immancabile....- Senta, Stefania, li guardi in faccia. Sono degli sgherri disordinati incapaci di badare a se stessi. La sua precisione e puntualità sono la sola garanzia per la riuscita di questa riunione. Sarebbe così gentile (una
proposta che non si può rifiutare, avrebbe detto il buon Marlon...) da assumere personalmente le redini della verbalizzazione?Ecco fatto. Appioppato il verbale. Riflesso istintivo di una visione inestirpabile della donna-quadro/manager come semplice anello evolutivo della donna-segretaria, a sua volta discendente diretta della donna-badante/governante. Di solito la sequenza si completava con il conferimento dell'incarico per la raccolta delle ordinazioni al bar: ed ecco a voi la donna-hostess! (E perché no anche un po' di rammendo? Una spolverata alla scrivania?) Uno schema provato tante volte in allenamento, un gioco da ragazzi. E non era tutto. Nella tossica atmosfera aziendale aleggiavano veri e propri dossier virtuali che elencavano le cause emotive scatenanti da utilizzare alla bisogna, signora per signora. Certo, le donne ci mettevano del loro. L'una contro l'altra armata lanciavano ponti sibillini al sesso forte, veicolati attraverso complici
quanto inopportuni sorrisi, sponde vitali per carambolare qualche appagante stilettata sulla rivale di turno. I discendenti di Adamo, naturalmente, ne approfittavano, esacerbando la competizione: un paragone fuori luogo ed ecco alimentato il mito evergreen dell'uterinità ingovernabile. Trascorsi pochi secondi canonici cominciavano a fioccare le domande retoriche:- Ma dico, Cristiano, si può pensare di affidare una responsabilità che vada al di là della gestione dello stendipanni ad una che frigna nei corridoi come un poppante se la si contraddice o si dà ragione alla collega più carina?









