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Non Profit del kaki?

31 Lug 2007

Non Profit del kaki?La rubrica mattutina di Giancarlo Santalmassi su Radio24 (h. 7,15), si chiama, alternativamente, I furbetti del quartierino o Il paese dei cachi, a seconda che i furbi da bacchettare siano persone singole o giuridiche (cioè aziende o enti). A fare da sigla, in quest'ultimo caso, è la nota canzone di Elio e le storie tese. Da molti giorni "il paese dei cachi" fa rubrica fissa. Radio24 ha infatti deciso di trasmettere, a puntate, l'elenco integrale delle oltre 25.000 associazioni non profit che hanno ricevuto le firme dei contribuenti per il 5x1000 dell'IRPEF. Di questo passo ci vorrà tutta l'estate per arrivare in fondo; questa sì che è una scelta ‘furba' della redazione per avere già pronte, tra luglio e agosto, almeno una sessantina di trasmissioni! Ma il punto è: perché trasmettere questa lista? E che cosa c'entra il paese dei cachi con le Onlus? È vero, le adesioni al 5x1000 sono state un vero boom, al di là di ogni aspettativa. Il 60% dei contribuenti ha firmato per devolvere parte dell'IRPEF alle associazioni che conosce e di cui, probabilmente, si fida. Dopo aver conosciuto per 22 anni solo l'8x1000 alle chiese e allo stato, i cittadini hanno accolto con evidente entusiasmo la possibilità di decidere in prima persona, in tema di solidarietà e altro, a chi indirizzare il denaro pubblico, che in questo caso coincide esattamente con il proprio. E poi non si è sempre detto che l'Italia è il primo paese per numero di volontari impegnati nel sociale? Perché allora stupirsi di questa proliferazione di associazioni? Forse c'è un po' di ingenuità in chi firma e un po' di furbizia in qualche organizzazione, ma perché leggere tutto l'elenco come fosse una lista di proscrizione? Che senso ha, tanto per fare un esempio, mettere nel paese dei cachi l'UCEBI (l'Unione delle Chiese Evangeliche Battiste d'Italia), che utilizza il 5x1000 per scopi sociali, senza dire agli ascoltatori che quella Battista è anche l'unica Chiesa italiana che pur avendo firmato nel 1993 le ‘Intese' con lo Stato, continua a rifiutare, per scelta di fede, l'8x1000? Io credo che sia sempre meglio avere uno Stato regolatore che uno Stato accentratore. Se nella lista, nonostante le nuove regole, c'è ancora qualche associazione fuori posto o di troppo è il Governo che deve intervenire per mettere i paletti. Al contribuente spetta solo il compito di indirizzare le scelte sulla base della sua conoscenza ed esperienza. A questo proposito, un modo sicuramente più efficace per aiutarlo a separare i cachi dal resto della frutta, c'è: è la pubblicazione e la lettura dei bilanci di tutte le organizzazioni non profit. Allora veramente ne sentiremmo delle belle.

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