Username: Password:  
Non sono ancora iscritto, vorrei registrarmi
articolo letto 5016 volte

Orgoglio & Story-board.

02 Lug 2007

Orgoglio & Story-board.Il meccanismo predisposto da Carmelo Muserra era subdolo ma raffinato. E soprattutto efficace. Se di fronte al cataclisma giornalistico che i suoi 160 cm. scarsi avevano ordito la controparte avesse tenuto duro, ipotesi assai poco realistica, il coriaceo Capo Redattore avrebbe rafforzato ulteriormente la sua fama di implacabile Torquemada, fustigatore dei costumi degenerati. In questo caso, aspetto non irrilevante, lui e il suo grato editore si sarebbero attirate le tangibili simpatie dei concorrenti dell'impallinato, ansiosi di sfuggire alla tortura mediatica quanto una gazzella ad un esercito di iene. Si trattava, comunque, solo di un caso di scuola: nella pratica non si era mai verificato.Nell'eventualità, ben più probabile, in cui la controparte fosse scesa a più miti propositi, si sarebbe impelagata in un inestricabile dedalo di richieste, sempre più esose e compromettenti: vagonate di pubblicità a tariffa piena, lontane (o vicine) parenti assunte dalla sera alla mattina nell'Ufficio Stampa, consulenze ufficiose che facevano rima con dispendiose, eccetera eccetera.E non era tutto qui: "Penna putrida" pensava al presente ma in ogni momento aveva l'occhio rivolto verso il futuro. I testicoli dell'avversario erano saldamente nelle sue mani. Gli sarebbe bastato avanzare una richiesta impossibile, che so, essere il primo uomo su Marte o il primo Presidente di colore nella storia degli Stati Uniti, per liberarsi persino di un patto leonino nel quale il leone era lui.Quell'accordo non scritto gli offriva sempre una clausola risolutiva inappellabile. Un semplice schioccare di dita e i bombardieri con il simbolo della cacca sulle ali avrebbero ricominciato a scaricare monnezza. La resistenza, come detto, era fenomeno inusuale. Presupponeva una tenuta nervosa ed una compattezza monolitica fuori dal comune. Anche perché il repertorio di Muserra comprendeva l'asso nella manica. Il suo editore, un altro avvoltoio con sembianze vagamente umane, lo chiamava "il colpo di grazia".L'arma letale si basava su un composto chimico piuttosto elementare: non fa tanto male sentirsi demoliti con impietosa sistematicità quanto dover assistere nella più totale impotenza all'elogio delle virtù mirabolanti dei propri concorrenti. Di uno più degli altri, in particolare, perché ce ne è sempre uno che dà più fastidio. In tali circostanze un organismo già sfibrato, undici volte su dieci, non era in grado di opporre alcuna resistenza.La mente malsana di Carmelo Muserra non era, d'altro canto, solo il crocevia in cui la macchinazione interseca l'estorsione. Carmelo era anche un artista del panegirico. Soleva dire che si può essere perfidi anche parlando bene di qualcuno. C'è perfino più gusto, aggiungeva sogghignando. Nella mente e negli occhi del tartassato si sedimentavano oscure metafore. Si vedeva sdraiato su un letto enorme, sopra di lui una donna dal seno rachitico, denutrito. Poi si girava alla sua destra e sulla faccia del suo più minaccioso competitore penzolavano mammelle opulente, esagerate quanto basta.A questo punto il gioco era fatto. Il Dottor Muserra poteva finalmente incassare il suo "pizzo" e allentare la presa, a poco a poco, per non dare nell'occhio.Anche Carmelo, però, aveva le sue regole. Per lui l'infamia non era una puttana ma una signora rispettabilissima, ancora vergine. Teneva moltissimo ad esercitare il suo jus primae noctis. Era un solista, come ogni vero virtuoso. Non sopportava le comproprietà, i condomini, le orge sataniche. Quando vedeva i capannelli, le code di neofiti della malvagità in fila per acquistare un biglietto al Gran Veglione del Massacro si allontanava infastidito. Gli veniva quasi voglia di assumere un atteggiamento benevolo, compensativo.In fondo gli stessi titoli sparati sul giornale, le foto in primo piano, le locandine che urlavano scoop non erano che l'aspetto deteriore del suo tempio al Dio Odio. Nulla più che un mezzo, necessario per raggiungere il suo vero fine. Avrebbe di gran lunga preferito sfogare il suo istinto di stupratore del Buono in una stanza insonorizzata, off limits per chiunque altro. Senza dispersioni, senza distrazioni, senza interferenze. Solo così avrebbe assaporato, uno ad uno, i battiti impauriti della sua preda. Carnefice e vittima, piacere e dolore, sincronizzati inscindibilmente nell'intimità assoluta.

Di Vittorio Correale
Responsabile Marketing Area Private Banking Gruppo Mps di Gruppo MPS- Area Private
Non ci sono ancora commenti
Effettua il login o registrati per poter pubblicare i tuoi commenti in tempo reale.
busy