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L'evoluzione strategica della marca e del guerrilla branding (parte3).

02 Lug 2007

L'evoluzione strategica della marca e del guerrilla branding (parte3).Continua la conversazione con Victor Megido, esperto di comunicazione d'impresa e Guerrilla marketing. Vedi anche parte 1 e parte 2. D: Dalle tue parole nelle precedenti intervista emerge la nuova frontiera del Guerrilla, mi dettagli meglio questo concetto?R: Il Guerrilla come strategia diviene la metafora per indicare un nuovo tipo di approccio al branding nel quale, anziché investire soldi, s'investono soprattutto tempo, energia e immaginazione. Le parole chiave, come diceva Levinson, il primo a parlare di guerrilla marketing, sono "Presenza e Attività". Come visto nella prima parte della conversazione, uno scenario di mercato caotico richiede una organizzazione rapida e snella sempre pronta a sferrare l'attacco, a cogliere di sorpresa il consumatore, a colpirlo all'improvviso e a costringerlo a stare al proprio gioco. Il guerrilla branding diventa la strategia ideale per interagire in un mondo always on e complesso. Guerrilla significa agire segmentando le fondamenta del brand, attaccandone la stabilità, sfondando i muri e abbattendo l'equilibrio strutturale, scoprendone analogie segrete. Decostruire e, poi, ricomporne le schegge, in mosaici dove unità e moltitudine s'incastrano.D: Guerrilla come approccio?R: Corretto Daniele, la Guerrilla è un approccio, è una metafora, è una tattica da impiegare in battaglia, è un modo per organizzarsi, per vincere. La Guerrilla ben si adatta ai giorni nostri, ed come detto prima una corretta lettura dei cambiamenti, culturali o tecnologici che siano, portano ad un vantaggio fortissimo sul campo. Per sintetizzare, Guerrilla è un particolare metodo di combattimento non convenzionale dove piccoli gruppi di combattenti attraverso la mobilità e la sorpresa attaccano con l'obiettivo di distruggere sia materialmente sia psicologicamente un nemico spesso più grande e meno mobile. Infatti attraverso l'impiego di tecniche e strategie militari quali imboscate, attentati e sabotaggi, i guerriglieri sono in grado di fronteggiare e sopraffare il nemico più potente dal punto di vista degli armamenti e delle unità a disposizione, cercando spesso di portare l'avversario a combattere nel terreno che gli è più adatto e dove può approfittare della mobilità più grande e conducendo gli attacchi a sorpresa su obiettivi vulnerabili. È un tipo di strategia dove si cerca di colpire il nemico con una serie lunga di attacchi secondari piuttosto che attacchi in battaglie massicce, cosicché la forza viene suddivisa in piccoli gruppi che attaccano selettivamente l'obiettivo nei relativi punti deboli. Per essere efficaci, le squadre d'azione devono potere nascondersi tra un colpo e l'altro.D: Quindi una  strategia basata su una sequenza di attacchi e ritirate ripetute continuamente, dove ci si nasconde tra una azione e l'altra? R: Sì, ed è così flessibile da essere utilizzata in molti campi come nello sport, arte, controcultura. L'allenatore brasiliano di calcio Luiz Felipe Scolari ad esempio ha spesso usato tattiche di guerrilla per tracciare la sua strategia di gioco, come fatto ad esempio con la squadra di calcio portoghese nel campionato del mondo del 2006 in Germania, assicurandosi in quell'occasione la vittoria nei quarti di finale contro l'Inghilterra. È una partita interessantissima che andrebbe studiata!D: Qual è quindi il Guerrilla mix ideale?R: Come detto in precedenza, "Guerrilla Branding" prevede un mix coordinato di azioni "On the street", "On the Web", "Azioni collaterali", "Alleanze di breve durata", "Azioni esperenziali in-store". Le operazioni includono quindi una varietà di tipi di attacchi dalla città alle strade, andando a colpire le persone su internet, al cinema, sia esplicitamente sia per mezzo del camuffamento. La forza di questa strategia è quella di mantenere costantemente la pressione sia sui competitors sia sul target, con l'obiettivo di ottenerne il consenso, mirando a convincere le persone a prendere parte e simpatizzare con la propria "causa". Si mira alla fidelizzazione attraverso un approccio integrato d'azione diretto e indiretto, il primo di marketing e il secondo maggiormente "politico", il tutto sotto la stessa leadership di brand. Un piano di guerrilla branding per essere efficace deve basarsi sul modello C41SR visto nella prima parte della nostra conversazione: comando, controllo, comunicazione, computer, intelligence, sorveglianza e ricognizione. Quindi una manovra dominante con un mix di azioni da vari punti dispersi ma focalizzati su uno stesso obiettivo, il consumatore. È fondamentale che l'attacco sia preciso e personalizzato e per questo la raccolta dei dati (consenso accordato è chiaro) e informazioni esatti circa il consumatore è molto importante per rendere l'engagement efficace. Infine il focus sulla logistica per essere rapidi nell'azione, time to market. Quindi attraverso le nostre spie sul mercato, i cool hunter ad esempio, e grazie ai feedback delle communities virtuali e ricerche di mercato possiamo fare ricognizione e sorveglianza continua e avere un dito sul polso del mercato. Questo permette alle squadre d'azione di attaccare il consumatore ovunque egli sia, senza che se ne accorga, nel momento ideale,. Per fare questo, bisogna essere in uno stato di continuo training così da mantenere efficienza ed efficacia. Guerrilla infatti significa creatività e idea, saper cogliere il dato imprevisto o il segnale debole dal mercato che permette il vantaggio strategico sul campo. Ed essere allenati alla creatività e apertura mentale permette di vedere la realtà in maniera diversa, nuova. Nello stesso tempo è fondamentale fare leva sul lavoro di intelligence per individuare i consumatori simpatizzanti ed innescare il passaparola, oppure ottenere il supporto e la copertura dei media per amplificare le nostre azioni. Non ultimo, dialogare con le comunità di consumatori per gestirne il consenso. Il lavoro di intelligence, grazie alla forte capacità di elaborazione delle informazioni che arrivano dalle nostre spie e soldati, permette di individuare i nostri "collaboratori", ovvero i consumatori già fidelizzati e trasformali nel nostro più forte alleato.D: mi lanci un messaggio finale a conclusione di questa lunga conversazione?R: Bisogna evitare di sopraffare i consumatori con un eccesso di messaggi e informazioni continue perché non solo si finisce per ignorarli ma anche per odiarli. Comunque qualunque sia la miscela esatta di persuasione o di "coercizione" attraverso l'uso di azioni dirette o indirette, il rapporto con i consumatore diventa determinante per il successo o fallimento del Brand. E non ci si può più tirare indietro... (dobbiamo accettare la sfida!).

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