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Alla larga dai luoghi comuni.

14 Mag 2007

Alla larga dai luoghi comuni.Sarebbe buona regola, se non altro per igiene mentale, se si decidesse di cominciare a svuotare lo scaffale dei luoghi comuni sulla comunicazione, che sono innocui se restano tali ma rischiano di diventare pericolosi visto certe tendenze a trasformarli in principi teorici.Ogni tanto, ad esempio, qualcuno solleva il (falso) problema se la teoria debba o possa prevalere sulla pratica in materia di comunicazione pubblica. Interrogandosi se questa disciplina debba cercare strade nuove o limitarsi a declinare progetti ed esperienze appartenenti a realtà spesso diverse e lontane da quella italiana.I comunicatori pubblici sono come esploratori. Vedono e conoscono le montagne che ostacolano il loro cammino e i cui nomi sono burocrazia, autoreferenzialità, conformismo e capiscono che non si possono valicare seguendo sentieri già noti ma che occorre individuarne e scoprirne altri. Rifiutandosi così di adattare vecchi atteggiamenti a nuove situazioni, ma tentando strade diverse i cui nomi sono URP, legge 150, professionalità.È grazie a questo spirito che essi hanno dimostrato che la differenza o la qualità della comunicazione pubblica non si trova negli strumenti ma nel contenuto del messaggio. Riuscendo, negli ultimi quindici anni, a definire una disciplina in cui teoria e pratica si bilanciano reciprocamente per realizzare al meglio percorsi di innovazione e di cambiamento.Ma "sgonfiato" questo luogo comune ecco apparirne subito un altro.Come risolvere lo stucchevole dibattito tra ottimisti e pessimisti? Come evitare che la realtà venga fagocitata in questo dualismo che vorrebbe rappresentare una sintesi ma che, al contrario, non sintetizza un bel niente?In natura non esistono né ottimisti né tanto meno pessimisti (almeno nella comunicazione) ma realtà che, di volta in volta, suscitano questi sentimenti (stati d'animo?). Sentimenti che, in quanto tali, non producono alcun tipo di cambiamento né positivo né negativo.Nulla cambia se si rimane tra le durezze del pessimismo o se ci si rifugia tra le piacevolezze dell'ottimismo.Si cambia solo e quando si decide davvero di cambiare. Si cambia quando si hanno idee e proposte innovative. Quando si riorganizzano servizi e si velocizzano procedure. Quando si comincia a cambiare, ancor prima che sulle grandi questioni, nei comportamenti quotidiani. Un grande filosofo tedesco ha scritto: "Se cambio io non cambia il mondo, ma qualcosa comincia a cambiare". Ricordiamolo ai pessimisti ma, soprattutto, agli ottimisti.

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