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Tecnologie e comunicazione ad una svolta decisiva.

27 Apr 2007

Tecnologie e comunicazione ad una svolta decisiva.Come molti, anche io ritengo che occorra restituire alla comunicazione pubblica le buone ragioni delle origini e con quelle i nuovi valori del tempo che viviamo. Potrà sembrare più difficile che spiegare la differenza tra informare e comunicare, ma sarà indispensabile se si vuole salvaguardare quanto sinora fatto e andare avanti. Questo rilancio di idee e di azioni deve interessare l'intera pubblica amministrazione che rischia sempre più di avvitarsi in un meccanismo destinato a rallentare quella spinta propulsiva attivata con le leggi di riforma degli anni ‘90. Nel maggio 2004, Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria, invitava a semplificare la pubblica amministrazione che, affermava, "ancora rappresenta il principale deterrente all'investimento estero in Italia". Negli stessi giorni Sabino Cassese, uno dei massimi studiosi del sistema pubblico, gli faceva eco dimostrando come, nell'ultimo decennio, i vincoli pubblici sulle attività private erano passati da 5400 ad oltre 6000. Lo Stato, dopo leggi e norme di "semplificazione", si trovava cioè a gestire non più 8500 procedimenti ma bensì oltre 14.500, ai quali andavano aggiunti quelli del sistema delle autonomie locali. Liberalizzazioni, semplificazioni, autocertificazioni stanno lentamente tornando nelle spire soffocanti della complicazione amministrativa e della sovrapposizione procedurale? A questa domanda non è possibile dare una risposta univoca. Ma siamo di fronte ad un pericolo reale che non può essere esorcizzato a colpi di innovazioni che, molto spesso, tali non sono, ma solo attraverso una pratica quotidiana che parta dalla centralità del cittadino dalla qualità dei servizi pubblici, da un reale cambiamento di quell'azienda il cui unico e vero proprietario deve tornare ad essere il cittadino. Una diversa strada produrrebbe un effetto negativo per la comunicazione e per le nuove tecnologie. Perché queste due discipline possono crescere e svilupparsi solo all'interno di grandi processi di modernizzazione e innovazione. La comunicazione, infatti, allontanata dai meccanismi della semplificazione, diventa poco più che una banale attività informativa o una sorta di pubblicità democratica dei servizi. La tecnologia, a sua volta esclusa da reali processi di innovazione, diventa niente più che l'acquisto di personal computer o di sistemi telefonici. Oggi, quindi, la questione in cui il sistema pubblico si dibatte è la seguente: innovazione, qualità dei servizi, relazione con i cittadini e, di conseguenza, partecipazione, risultano parole sempre più vuote se non saranno supportate da tecnologia e comunicazione. Queste, a loro volta, rischiano un analogo destino se non si modificherà profondamente il contesto in cui sono chiamate ad agire. Il cambiamento, quindi, deve cessare di essere raccontato nelle leggi per muoversi, proprio grazie alla tecnologia e alla comunicazione, nella realtà quotidiana, nei fatti dell'Ente, nei comportamenti dei dipendenti. Solo così e solo allora l'innovazione sarà davvero una alternativa all'organizzazione burocratica.

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