Lo spettacolo che piace alla gente che (non) piace.
Inutile cercare di sottrarsi, i commenti al bar, in auto, in ascensore, nei corridoi ci sovrastano, sono lì pronti in agguato e non appena ci vedono ci corrono incontro. Davanti ad una tale valanga è inutile tentare di scappare e quindi eccovi servito l'ennesimo parere sulla questione più calda del momento: vallettopoli (con tutti i -poli/ che ne derivano: ricattopoli, paparazzopoli, schifezzopoli).Non mi dilungherò sulla ben nota pratica di svendere al miglior offerente qualità artistiche e doti psuedo caratteriali, una pratica diffusa in ogni ambiente professionale: specializzande con dottori, studentesse con professori, praticanti con avvocati, assistenti tecnici con dentisti, segretarie con dirigenti, insomma lo squallore diffuso e incontrollato.Pare che la beneamata soddisfazione di fare tutto con i soli e propri mezzi sia superata o appannaggio di pochi nostalgici della sfida a se stessi e dell'autodeterminazione.
Ma la cosa che mi preme urlare è, invece, la solita idiota ipocrisia di quei personaggi pubblici che reclamano la privacy di poter sniffare coca o commettere atti illegali, purché fatto fuori dagli orari di lavoro o in angoli bui. Mi riferisco soprattutto ai politici, in fondo il mondo dello spettacolo, specie quello attuale fatto di incompetenti e sgallettate, non merita approfondimenti o riflessioni di natura civica e sociale. Ma i politici, i nostri politici, quelli che ci rappresentano e che durante le campagne elettorali si mostrano con moglie e figli al seguito, mentre raccolgono un bastardino abbandonato per strada e fanno visita agli ammalati in ospedale, ebbene quelli non possono pretendere di vivere una vita privata, né che questa venga addirittura tutelata quando diventa molto poco onorevole. Il problema non è tanto la bramosia di spettegolare su gusti e vizietti di questo e di quello, quanto di capire a chi abbiamo accordato
la nostra fiducia. A me personalmente non frega nulla se qualche tetta-compressa-chiappa-tatuata-neurone-avvizzito si intrattiene con chicchessia pur di ottenere una patetica comparsata tra un detersivo e un quiz, o se riesce, a prezzo di anaerobiche contorsioni artistiche, a guadagnare una inquadratura o un microfono in cui balbettare sgrammaticando qualcosa di insulso, però pretendo di sapere se un personaggio politico ha una vita e delle abitudini che lo rendono soggetto "debole", perché esposto a ricatti o compromessi. Il potere che ha, il ruolo che riveste, la funzione che svolge, mi autorizzano a fare delle domande e a pretendere delle risposte, anche in virtù del fatto che ho contribuito a dargli quel potere, quel ruolo, quella funzione. E se le risposte provengono da un paparazzo e non da un'inchiesta giornalistica (dove sono finiti i "watchdog" della politica?), va bene lo stesso. Il rapporto che lega il cittadino al politico non può esaurirsi
in una preferenza espressa, perché sarebbe, né più né meno, come il voto per Miss Italia o per Sanremo. E invece tale rapporto implica ben altro. Non a caso la comunicazione politica, che si attiva già durante la campagna elettorale, serve soprattutto a veicolare un'immagine e dei valori in cui l'elettore cerca di riconoscersi, di identificarsi: si chiama personalizzazione della politica e va ben oltre il programma di partito, a pensarci bene il criterio della rappresentanza funziona proprio così: "voterò quello che meglio rappresenta me e il mio modo di pensare e di vivere". E' inevitabile dunque che del mio rappresentante politico pretenda di conoscere tutto, perché la carica politica non è una carica solo burocratica e amministrativa, implica un transfer emotivo e valoriale che merita rispetto e onestà, in fondo con il voto si esprime una fiducia, che è una specie di atto di fede laico,
insomma una cosa grossa, impegnativa.In breve, è qualcosa di più complesso del cambiare preferenza, e canale, perché quella nuova valletta ha una scollatura più generosa della vecchia (anche se, a dirla tutta, la volatilità elettorale post tangentopoli fa cambiare parere e colore con altrettanta facilità, pure in politica). E il punto non sarebbe tanto il fatto che questo o quel politico dice una cosa e poi ne fa un'altra, anche a questo siamo tristemente abituati, quanto il fatto che costui crei una vera illusione per gli elettori, tradendoli, frodandoli, ingannandoli. Come è facile evincere, tutto ciò ha ben altra portata rispetto alle mistificazioni di oche giulive e machi depilati e unti che mentono al pubblico sulla propria gavetta artistica, mentono mentre galleggiano tra illegalità e yacht, mentono mentre amoreggiano con attoruncoli e divette per cavalcare il mercato del gossip. Che galline e gallinacci cuociano
nel loro brodo, ma che nessuno si azzardi a chiedere lo stesso rigoroso menefreghismo (e non certo rispetto della privacy!) per politici e attori della scena sociale. E a chi reclama "il rispetto della privacy" io rispondo "rispetto della fiducia".PS Siccome sulla questione si è molto detto e scritto, colgo l'occasione per rispondere anche a qualcun altro: a chi progressisticamente dice "che facciano pure quello che vogliono purché poi siano bravi nello svolgimento del loro mandato", dico "SVEGLIAAA!"; a chi invece obietta che "la privacy è sacra per chiunque" vorrei suggerire di tenere a mente questa perla di saggezza per quando la cara figliola si presenterà a casa con il futuro sposo: "non interrogarlo su abitudini e vizi, non provare ad indagare sul suo passato, non cercare di sapere cosa vuole fare del suo futuro, accorda la tua preferenza,
concedi la tua fiducia, e soprattutto rispetta la sua privacy. Se poi si rivelerà un mistificatore, non partire con la lupara in collo, lascia che sia la cara figliola a decidere se procedere o meno con nuove elezioni, sempre nel rispetto della privacy, s'intende".









