Username: Password:  
Non sono ancora iscritto, vorrei registrarmi
articolo letto 5414 volte

Orgoglio & Story-board.

14 Mar 2007

Orgoglio & Story-board.Al Direttore Marketing non è riconosciuto il diritto di avere gli zebedei che ruotano in senso inverso. Mai. Il Direttore Marketing, biglietto da visita ufficiale dell'ottimismo aziendale, è per definizione vettore ufficiale di contagiosa positività. Con queste premesse Livio De Nutis era condannato a promuovere e partecipare entusiasticamente ad ogni genere di idiozia pseudo-motivazionale. Perché, come sapevano ormai anche le più piccole abitanti del formicaio vicino al laghetto della sede centrale, "il cliente interno è importante tanto quanto quello esterno". "Forse perfino di più" - sostenevano con la faccia da figli di puttana che la sanno lunga alcuni estremisti morbosamente attratti dall'accoppiamento tra il luogo comune e il paradosso. Tra le iniziative ritual-demenziali messe in pista con cadenza annuale spiccava il famigerato "Heroes". Contrabbandato nella retorica lettera di convocazione come "volano del team-building, palestra di integrazione e apoteosi dell'empatia", l'evento si traduceva nei fatti in una sorta di razzismo attitudinale istituzionalizzato, basato su scriminanti di carattere esclusivamente muscolare. Quali benefici potessero trarre, ad esempio, gruppi di ragionieri panciuti da disonorevoli figuracce nell'arrampicata libera (cedimenti strutturali, intrappolamento nei cavi, etc., con l'aggravante di reportage fotografici umilianti che giravano senza tregua sui pc nei mesi successivi) è materia che sfugge alla comprensione dei più. Mentre l'altissima dirigenza pascolava vile nella club house tenendosi a distanza di sicurezza dall'arena competitiva, i capi intermedi erano, come sempre, sotto pressione. L'eccesso di sedentarietà accumulato in interminabili giornate lavorative li rendeva particolarmente esposti a infamanti cadute nei letamai o agli scherzi maligni di sottoposti rancorosi. Umiliati e derisi, tornavano al campo-base con il morale sotto i piedi, giusto in tempo per subire ulteriori affronti: gli sbeffeggi degli animatori durante la cena, la consegna dei premi Calimero, i sorrisi sarcastici in discoteca delle hostess attratte, per definizione, solo dai vincenti con la faccia da duro. Tutte le rogne, come è prevedibile, si concentravano sulle spalle di De Nutis. La gestione delle contestazioni, i sospetti di favoritismo, i tentativi di corruzione e dulcis in fundo la stesura delle classifiche (spesso pilotate su input aberranti quanto imprescindibili della Direzione Generale). De Nutis tornava a casa la domenica sera con il padiglione auricolare in fiamme: per 48 ore si era trasformato in prima persona in un singolare call center, un bipede multifunzione in grado di gestire e sviluppare centinaia e centinaia di contatti inbound ed outbound. Era in giornate come queste che Livio si rendeva conto di odiarli, i suoi colleghi di lavoro, chi più, chi meno: quelli sempre pronti allo scherzo ("proconsoli della superficialità"), quelli sempre contrariati ("serial killer di se stessi"), quelli che sgomitano per emergere ("reietti senza scrupoli, che da piccoli sabotavano le biciclette dei compagni di gioco"), quelli ignobilmente asserviti ai poteri interni ("fobici invertebrati, testimonial della delazione e dello squallore"). Avevano tutti qualcosa in comune: vivevano il lavoro (la stanza, i personaggi, il capoufficio, perfino le signore delle pulizie) come un'esperienza globale, che investiva ogni aspetto e ogni momento della loro vita. Erano tossici, assuefatti, dipendenti. E a volte li metteva alla prova. A cena, al bar, nell'intervallo li portava lontano, a parlare di viaggi, di donne, di sport o di automobili. Lasciava che il guinzaglio che indossavano inconsapevoli si snodasse liberamente. Poi, senza farsene accorgere, azionava il cronometro: come previsto l'evasione durava un minuto, al massimo due, non di più. Puntuale giungeva la crisi di astinenza, placata con il metadone dei soliti aneddoti, dell'epopea dei capi, delle schede di valutazione ingiuste, delle classifiche femminili (generali e per specialità), etc. A un certo punto però se li immaginava tutti - anche quelli giovanissimi - già vecchi, rugosi e commossi (di che?) alla cerimonia di consegna delle medaglie d'oro il giorno della pensione e finiva per assolverli: nessun organismo vivente poteva resistere a quel bombardamento di quotidiano grigiore senza riportare lesioni comportamentali permanenti, senza vedere restringere di minuto in minuto il proprio microcosmo esistenziale. Lo provavano senza possibilità di smentita le cartoline dalle località esotiche che tappezzavano gli armadi metallici. Ce ne erano da tutto il mondo: dal Messico, dal Brasile, dalla Polinesia. Anche sull'atollo più sperduto, anche nell'Isola di Cook, non si negava un pensiero per i compagni d'arme, le vittime e i carnefici.

Di Vittorio Correale
Responsabile Marketing Area Private Banking Gruppo Mps di Gruppo MPS- Area Private
Non ci sono ancora commenti
Effettua il login o registrati per poter pubblicare i tuoi commenti in tempo reale.
busy