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La comunicazione scenda dalla cattedra.

27 Feb 2007

La comunicazione scenda dalla cattedra.Da qualche mese è esplosa la questione scuola-bullismo-etica professionale, numerosi dibattiti hanno animato le grigie serate televisive, filmini e foto hanno imperversato su internet svelando quello che succede in aule e istituti. E allora esperti e tuttologi hanno potuto dare nuovo sfoggio di banalità e qualunquismo: occorre dare nuovi strumenti al corpo docente, occorre punire i comportamenti scorretti degli studenti con voti bassi e bocciature, occorre ripristinare la disciplina e trovare nuovi canali di comunicazione per arrivare ai nostri giovani. Ma de che stamo a parla'! Siete mai entrati in una classe? E non mi riferisco a quando entravate come studenti, oggi la situazione è paurosamente cambiata. Ai miei 'gloriosi' tempi, gli studenti di prima media (11 anni) avevano tutti il callo dello scrivano, prendevano appunti per cinque ore di fila, alzavano la mano solo per fare una domanda o per andare in bagno. Gli undicenni di oggi non sono in grado di stare seduti per più di 7 minuti, non sanno scrivere nemmeno i compiti sul diario sotto dettatura, figuriamoci prendere appunti durante la spiegazione, in compenso hanno tutti il callo della playstation. sentenziano i più accorti: peccato che oggi sia quasi impossibile bocciare, per evitare che saltino sezioni e cattedre (dicono al Ministero), e comunque occorre che i genitori siano informati e assolutamente consenzienti, in caso contrario la bocciatura è pressoché impossibile (i ricorsi al TAR e le denunce dei docenti troppo severi ne sono una prova). suggeriscono i più informati: certo, quale migliore sistema educativo che regalare un giorno di festa che non comprometterà l'anno scolastico! esordiscono i tuttologi. esultano i docenti, che suggeriscono . , subito insorgono gli psicologi: l'insegnante non deve mai sgridare lo studente, ma gratificarlo, far crescere la stima che ha di sé, altrimenti si rischia di ledere la dignità dell'allievo, di provocargli degli stati emotivi transitori di insicurezza, per non parlare poi dell'offesa che gli si arreca: dirgli 'cretino' lo umilia e lo mette in crisi. Ma de che stamo a parla' 2! Alcuni ragazzini bestemmiano se il cellulare è scarico, dicono parolacce senza neppure accorgersene, usando il gergo volgare come un semplice intercalare, ebbene questo tipo di giovani adolescenti si sentirebbe leso nella dignità di persona davanti ad un giurassico e sbiadito 'cretino'? Pare proprio di sì. Però almeno un 'piantala maleducato!' potrà sopportarlo; neanche a parlarne, in questo modo si giudicano i genitori per l'educazione impartita... e quindi? Quindi quando un ragazzino fa i gargarismi in classe durante la lezione, occorre invitarlo a sospendere questa attività per il rispetto degli altri e, con toni pacati, aggiungere "i tuoi genitori ti hanno dato sicuramente un'educazione esemplare, vuoi forse che sembri il contrario, continuando a portare avanti questo comportamento irriguardoso?". Se poi il ragazzo si prende a botte con un altro e gli scaraventa addosso lo zaino, guai a dire "ma che sei idiota!", l'umiliazione potrebbe inclinare per sempre lo spirito del giovane, portandolo ad un repentino esaurimento nervoso. In questo caso la comunicazione corretta dovrà essere "se ti comporti in questo modo, alcuni potrebbero credere che hai un atteggiamento simile a quello che hanno gli idioti... "(!?!), nel frattempo che si pronuncia questa frase è consigliabile tamponare il sangue che nel frattempo avrà iniziato ad uscire copioso dal naso dello studente malmenato. Secondo il buon senso comune, in casi come questo, è certamente più utile intervenire con una sana e quanto mai efficace strategia di "comunicazione non verbale": ovvero l'insegnante deve dividere i due, trattenendoli per un braccio. Sbagliato: l'insegnante non può toccare in alcun modo gli studenti, il rischio reale è che uno di questi si accasci per terra, come gli attaccanti delle migliori squadre di calcio insegnano a fare, simulando un dolore inesistente. L'insegnante verrebbe accusato di aver percosso l'allievo.Qualcuno aveva detto di dare nuovi strumenti agli insegnanti, da quello che si sente in giro la richiesta invece è una sola "aridatece i vecchi (strumenti)".In breve, tuttologi ed esperti dovrebbero passare qualche ora in una classe qualunque, noterebbero quanto sono inutili teoremi e elucubrazioni, si accorgerebbero che gli unici insegnanti rispettati e amati sono quelli che hanno saputo creare un rapporto di stima, fiducia, rispetto, amicizia a piccole dosi, come nemmeno le famiglie sanno più fare con i propri figli.La comunicazione efficace è diventata quella che scende dalla cattedra e parla la lingua dei ragazzi, senza perdere il potere di formare ed istruire. Riuscire a tenere l'attenzione per un'ora di fila durante la lettura dello scontro tra Achille e Ettore è facilissimo, se si paragonano i due eroi a Goku e Junior della serie Dragon Ball, i valori dell'amicizia e della lealtà passano più facilmente e fanno scaturire un bel confronto, se invece di fare filippiche noiose si usa l'esempio del film-cartoon Cars. La geografia diventa divertente se lo scopo dichiarato non è la conoscenza di territori e popolazioni, ma la capacità di sapersi improvvisare tour operator che suggerisce viaggi, attraverso percorsi artistici o storici o naturalistici o folcloristici, presso questo o quel paese. Insomma tanta fantasia, tanta creatività, una buona dose di cartoni animati e qualche passo in più lontano dalla cattedra in direzione dei banchi: i ragazzi si innamoreranno, saranno meravigliati e incuriositi, positivamente scioccati, e alla fine anche preparati. E quando non lo saranno sapranno uscirsene con frasi del tipo "Professoressa, le cingo le ginocchia... non ho terminato le frasi di grammatica" oppure "Professoressa, oggi non interroghi la prego... che fa... ce lo manda un tuono a destra?".E per quel giorno, nel cielo rimbombò soddisfatto un tuono a destra.

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