Intolleranza alla tolleranza.
In un mondo in cui tutti comunicano un po' troppo, è inevitabile che ci siano sconfinamenti e invasioni di campo. Tra questi alcuni sono decisamente intollerabili: il deejay che chiacchiera e dice boiate mentre ascolti la tua canzone preferita, interrompendo il flusso melodico di testo e note; la giornalista che interrompe per porre la domanda successiva, mentre l'intervistato sta ancora rispondendo alla precedente; il conduttore che toglie la parola al medico o allo specialista, proprio nel mezzo della spiegazione, perchè deve dimostrare che ne capisce poco, senza far poi riprendere il discorso da dove lo aveva brutalmente interrotto. In teoria, già così, ce ne sarebbe abbastanza per poter essere legittimamente intolleranti e insofferenti, e invece no, tutti tollerano e lasciano correre. Ancora una volta la tolleranza, mista a rassegnazione e pigrizia, ha la meglio. E continua ad avere la meglio anche sull'ennesimo atto di insopportabile
sconfinamento, anche davanti ad un nuovo nemico che è già alle porte e preme per entrare: la striscia 'sottopancia' che si insinua durante la visione dei film. Invece, la pubblicità è sempre stata confinata in uno spazio preciso 'altro', è sempre stata annunciata con grandi suoni di trombe, è sempre stata facilmente aggirabile: basta fare zapping e, se si vuole, si riesce a scansare ogni messaggio pubblicitario. In qualche modo, per quanto invasiva, la pubblicità non è mai stata invadente. La si può fuggire abbastanza facilmente, ma con questa nuova furbata la libertà dello spettatore è davvero ridotta a zero: durante la visione di un film non posso certo cambiare canale per sottrarmi al fastidioso messaggio ipercolorato, iperanimato, supergigante che occupa un terzo dello schermo. È una cosa indegna, non solo per chi guarda, perchè è obbligato a subire il
messaggio, ma anche per l'autore o il regista del film che subisce tale 'contaminazione'. Il virus pubblicitario entra infatti nei fotogrammi, si lega alle cellule filmiche e ne modifica il DNA originario. Davanti a tutto questo rivendico "intolleranza alla tolleranza", e possibilmente un vaccino efficace (e ve lo dice chi la pubblicità la ama e va al cinema 10 minuti prima per vederla in tutta la magnificenza dello schermo gigante).









