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Comunicatori pubblici in Europa.

30 Nov 2006

Comunicatori pubblici in Europa.La Federazione Europea delle Associazioni di Comunicazione Pubblica (FEACP), che già riunisce le Associazioni di otto Paesi dell'Unione, terrà a Bruxelles, il 24 e 25 gennaio 2007, un convegno di grande significato.I temi che saranno affrontati riguarderanno il ruolo dei comunicatori pubblici in Europa, come sono organizzate le attività nazionali di comunicazione e quali strategie dovranno interessare il futuro della Federazione.Non si tratta, ovviamente, di un'iniziativa corporativa, ma di un segnale forte che, all'inizio del suo terzo anno di vita, la FEACP intende dare con una riflessione a tutto campo su cosa significhi oggi fare comunicazione pubblica e come debba configurarsi la professione del comunicatore pubblico nei Paesi dell'Unione.L'appuntamento di gennaio viene dopo una ricerca condotta nel 2005 nei singoli Stati membri, dalla quale sono emersi alcuni elementi di grande importanza. Innanzitutto, l'unanime condivisione di un'idea di comunicazione destinata ad incidere sulle organizzazioni, sui processi di semplificazione e sulle trasformazioni in atto nelle burocrazie europee.Poi, la necessità di definire una professione comune (il comunicatore pubblico), un comune linguaggio e una cultura condivisa della comunicazione.A Bruxelles, amministratori di grandi città e Regioni, dirigenti europei e studiosi si confronteranno nella ricerca di una posizione comune, che sarà la base per promuovere nell'Unione Europea un'efficace cultura della comunicazione.L'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale parteciperà ai lavori con un intervento del suo presidente Gerardo Mombelli che, nelle settimane successive, assumerà anche la presidenza della FEACP per il biennio 2007-2009.I comunicatori pubblici italiani ritengono l'appuntamento di gennaio un loro personale successo perché, dopo anni di parole, finalmente si è deciso di passare a fatti concreti.E i fatti confermano l'idea di comunicazione che l'Associazione ha sempre perseguito, rifiutandosi di avventurarsi lungo le "scorciatoie" della pubblicità e dell'immagine.Ma non solo. La Legge 150, che in Italia suscita ancora perplessità più strumentali che reali, in Europa è considerata una possibile base di discussione per dare finalmente ai comunicatori pubblici degli altri Paesi una normativa moderna.Infine, anche nel nostro Continente, sono sempre più condivise le caratteristiche del comunicatore pubblico, considerato come un professionista portatore dei valori tipici delle Istituzioni e di una professionalità nuova e diversa rispetto a quelle già attive in altri settori.Tutto questo lo registreremo con la certezza di aver lavorato bene, senza mai cedere sulle questioni di principio ma sempre pronti al dialogo e al confronto.Anche per questi motivi, i comunicatori pubblici europei hanno scelto COM-PA come l'unica manifestazione in Italia e in Europa in cui incontrarsi ogni anno per discutere i problemi del settore.Da Bruxelles, siamo certi, verrà confermata una linea teorico-pratica che si muove in sintonia con il "Piano D (dialogo, democrazia e dibattito)", presentato dalla Commissione Europea della Comunicazione, e con le strategie operative indicate nel Libro Bianco sulla Comunicazione Europea.Un percorso coerente che, per usare le parole di Margot Wallström, commissario europeo alla comunicazione, ritiene la comunicazione "innanzitutto e soprattutto una questione di democrazia. Comunicazione non solo come informazione, ma come cultura del dialogo e della partecipazione, strumento per ascoltare e dare voce ai cittadini". Ancora una volta, dunque, dall'Europa arriverà un chiaro messaggio a fare e a fare bene.

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