Orgoglio & Story-board.
Il Direttore Marketing Livio De Nutis accantonò definitivamente l'idea di affidare la consegna degli inviti a conigliette perizomate e ultraammiccanti, accarezzata in più occasioni negli ultimi tempi. In un ultimo, eroico rigurgito di etica professionale tornò a prendere in considerazione l'eventualità, per quanto remota alla luce dell'argomento trattato, che ci potesse essere un'altra soluzione per stimolare la partecipazione al Convegno sulla Mobilità nel Terzo Millennio.Sì, pensò, ci doveva pur essere da qualche parte un grimaldello, una scorciatoia, un miracolo o almeno un gioco di prestigio, e dunque un trucco. Accennò la cosa alla pierre che gli era stata sponsorizzata dall'Alta Direzione, anelando un contributo, seppur minimo, al concepimento di un'Idea. Vane, malriposte speranze. Dopo pochi minuti De Nutis divenne cosciente di una verità sconcertante: refrattaria ad ogni colpo d'ala di natura strategica,
la stagionata oligofrenica in tailleur blu d'ordinanza e tacchi a spillo si rivelò capace di maneggiare solo materie appassionanti come il colore dei tovagliati per il buffet e la divisa delle hostess. Si produsse altresì in un piccolo cammeo professionale: una lunga lectio magistralis sul tema decisivo degli omaggi floreali per le signore.De Nutis tenne a bada a randellate un improvviso attacco di misoginia. Cercò di concentrarsi. Macchè, niente. Prese una rivista generalista, la sfogliò. Lo vide, di sfuggita. Tornò indietro. Si chiese chi fosse. Ora sembrava sorridergli, come il suo genio della lampada. Era l'Uomo della Provvidenza.Hidefushi Horimoto era il principale artefice dello straordinario sistema di mobilità integrata della città di Tokyo. La rivista Forbes lo aveva incoronato "Uomo del Millennio" nel settore "Logistica e Trasporti". Si
trattava peraltro di un personaggio scomodo e atipico, rappresentando un rarissimo esempio di "giapponese alla napoletana": inappuntabile sul terreno del rigore scientifico ed applicativo, gesticolava come un venditore di frutti di mare al mercato del pesce di Bari e bestemmiava inferocito come la tenutaria di una casa d'appuntamento nel cuore di Tirana. Era dunque un mix di know-how e informalità pittoresca, pugno di ferro e irriverenza (senza distinguo di censo e di casta, come sapeva bene anche l'Imperatore). Di quest'ultima aveva fatto di recente le spese il Ministro italiano dei Trasporti Ignazio Selvini, un paleodemocristiano immarcescibile, ipersproloquiante e iperpresenzialista. La scintilla della furibonda polemica era scaturita da un viaggio privato del nippo-manager nella Penisola. Bagagli smarriti in aeroporto, ritardi imbarazzanti, murales a tema prevalentemente fallico sui vagoni ferroviari, toilette puteolenti come in un lebbrosario, alcune vivaci
blatte in evidenza a pochi metri dalla carrozza ristorante. Troppo, soprattutto per chi è abituato agli inchini dei bigliettai con i guanti bianchi ed a ritardi mai superiori alla frazione di minuto. Prima aveva cominciato a prendere di mira i "burocrati fancazzisti che vagano per l'Italia travestiti da manager", poi si era concentrato su Sellini. " È un pulcinella incompetente. È grazie a gente come lui che sui treni italiani non farei viaggiare neppure il mio cane, perché nei suoi occhi tristi leggerei l'impossibilità di perdonare""Arroganza interessata" - aveva risposto l'altro ? "forse cerca qualche consulenza di lusso. Un dubbio nasce spontaneo: viene dal Sol Levante o è solo un levantino?".Immediata la contro-replica di Horimoto: "Il ministro e i suoi tecnici dovrebbero ritornare bambini, ripartire dai trenini della Lima, e andare a lezione per dieci
anni dall'ultimo capostazione giapponese. Ma forse non basterebbe, perché il problema più grave non è l'ignoranza tecnica ma l'analfabetismo morale. Mi sa che questi loschi figuri non conoscono gli scambi ma sanno tutto dei voti di scambio?". Stava scrivendo un libro bianco, era scritto sulla rivista. Sellini, da parte sua, non era tipo da subire passivamente il lavoro ai fianchi: il suo ego non glielo avrebbe concesso. E allora, quale migliore occasione dell'ultima occasione per salvarsi la vita professionale? De Nutis si precipitò dall'A.D. Ing. Pagano e gli propose di ritagliare un ping-pong tra Horimoto e il Ministro all'interno del dibattito. Un delirio dialettico, in presa diretta e in esclusiva per i convegnisti. Pagano, che stava completando l'autosomministrazione di gas dalla canna a cui si era attaccato per la disperazione da convegno, accettò. Grande attenzione dei media, curiosità tra gli addetti ai lavori e non.
Alla fine la sala fu "zeppa come un uovo".









