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Orgoglio & Story-board.

27 Ott 2006

Orgoglio & Story-board.Il temuto evento convegnistico si avvicinava a velocità supersonica, così come il rischio, sempre più palpabile, di shock organizzativo da sala desertificata. L'interesse che l'opinione pubblica in genere poteva nutrire per un argomento come la Mobilità nel Terzo Millennio, per giunta "insaporito" da interminabili relazioni autocelebrative e soporifere slides, si aggirava stabilmente nei dintorni del nulla. I primi riscontri, del resto, erano in linea con le più fosche previsioni. Il Direttore Marketing Livio De Nutis riconosceva l'aria di tempesta grazie ad un fiuto imbattibile per le brutte notizie. Con la coda del naso, come era solito dire alla cerchia dei fedelissimi. Non si lasciava ingannare dalle entusiastiche dichiarazioni di intenti, dalle adesioni ciarliere di maestri della dissimulazione che avrebbero infinocchiato anche la macchina della verità o gli specialisti in interrogatori persuasivi dei servizi segreti russi o egiziani. Sapeva bene che il rapporto tra presenze annunciate ed effettive viaggiava intorno ad uno spettrale 20 a 1. Passò inutili giornate a segmentare, subsegmentare, incrociare variabili motivazionali, alimentare immaginari database in target. Si spinse oltre ogni limite: al culmine di un pomeriggio di patetico cazzeggio, guardandosi allo specchio scoraggiato, si disse "Dov'è il problema, Livio? Affidati alla legge dei grandi numeri: per avere una redemption sufficiente puoi sempre invitare tutta la popolazione della Campania o della Lombardia o, che so, tutti gli italiani con i baffi dai 35 anni in su …"De Nutis si era presto convinto del fatto che solo un maniaco, soltanto una personalità gravemente disturbata avrebbe potuto aderire ad un invito siffatto, che lui stesso avrebbe interpretato come un'offesa.L'Amministratore Delegato Ing. Pagano gli inoltrò una nuova mail pervenutagli dagli headquarters londinesi. Il Chairman sarebbe stato accompagnato nella sua trasferta italiana dall'intero Board of Directors. L'ennesima tegola, borbottò De Nutis: che sigillo inglorioso per una carriera che fino a qualche anno prima sembrava in ascesa inarrestabile. Immaginava in stereofonia i commenti allibiti dei Capi: "De Nutis? Eppure ne avevo sentito parlare così bene… chi se lo sarebbe aspettato un aborto organizzativo del genere… Hai visto la faccia che ha fatto il Numero 1? Era inorridito, peggio, schifato…" Di bocca in bocca la dolce novella si sarebbe diffusa lungo i corridoi che componevano il grande suk aziendale. Qualche ipocrita pacca sulle spalle, molti sorrisi imbarazzati, battutine maliziose: indicatori inequivoci di una dinamica negativa irreversibile che portava dritta dritta alla diagnosi infausta di atrofizzazione carrieristica. Patologia incurabile, avrebbero detto i sanitari ai familiari con tono grave, inutile coltivare qualunque speranza: fatevi forza, vi suggeriamo una saggia eutanasia terminatrice; nella forma decorosa di una immediata lettera di dimissioni, avrebbe il pregio, non da poco, di anticipare di qualche nanosecondo la disfatta umiliante. Con queste incoraggianti premesse De Nutis si accostò ad una nuova notte di incubi devastanti. Era solo, in una sala gigantesca, grande come la foresta amazzonica. Era l'unico partecipante. Si sbracciava, applaudiva cafonescamente i relatori prima, durante e dopo gli interventi, in modo da rendersi plurimo e dare l'impressione di riempire l'area dell'evento con la sua sola presenza. Si sdoppiava, clonava, fotocopiava. C'era un De Nutis in blazer, un altro con parrucca bionda e barba, uno con i baffi ed il sigaro spento in bocca, uno con il quotidiano economico sotto il braccio. Ma era tutto inutile. Il Chairman, gelido, lo aveva convocato a fine lavori. Corte marziale, processo farsa per direttissima, accolte in blocco le pesantissime richieste dell'accusa, ispirate ad un beffardo contrappasso. Il Direttore Marketing, che la motivazione definiva senza mezzi termini un "pericoloso parassita, simbolo orripilante di impotenza organizzativa", veniva condannato all'alienazione per asfissia/bulimia da convegno. Legato ad una poltroncina, con tanto di cartellina coordinata, blocco appunti e penna sponsorizzata gli sarebbe stata somministrata coattivamente una dose letale di centinaia di eventi consecutivi. Un unico, estenuante, gigantesco loop di cazzate e mediocrità, senza soluzione di continuità. La difesa aveva ottenuto in extremis di commutare la pena capitale nei lavori forzati in contabilità: incrocio fatture, data entry, rapporti con i fornitori ma l'imputato, in un sussulto di orgoglio e lucidità, aveva rifiutato il beneficio. Meglio morire, pensò De Nutis svegliandosi di soprassalto.

Di Vittorio Correale
Responsabile Marketing Area Private Banking Gruppo Mps di Gruppo MPS- Area Private
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