Orgoglio & Story-board.
Quella notte il Direttore Marketing Livio De Nutis fece finalmente un sogno degno di questo nome. Uno di quei sogni da registrare e rivedere in slow motion, selezionando i momenti più sapidi ed appaganti. E invece non sarebbe più tornato, come un palloncino lasciato andare per sempre nel cielo della mediocrità.Il mondo era cambiato. L'azienda era cambiata. Abolita la burocrazia, licenziati i cacadubbi, linciati i pettegoli ed i carrieristi senza scrupoli (che pur di raggiungere i propri obiettivi professionali si sarebbero accoppiati con l'alano arlecchino del grande Capo), chiusi in gabbia i fanatici delle circolari e delle autorizzazioni preventive formalizzate. Frasi del tipo: "Io questa responsabilità proprio non me la prendo" oppure "Mi limito a fare il mio lavoro e basta" costituivano le cause più frequenti di legittimi licenziamenti in tronco. I guardiani della rivoluzione
aziendale misuravano ogni giorno il tasso di riunionismo, adottando misure drastiche, fino alla lapidazione, nei casi più preoccupanti per densità e frequenza. Al vertice della piramide aziendale c'erano ormai i creativi, alla base i redattori dei verbali, a rischio esilio. Grazie ad un chip installato sotto pelle all'atto dell'assunzione le conoscenze erano definitivamente condivise: tutti sapevano tutto di tutto e nessuno poteva più fare il figo a citare Kotler o Porter o quel rompipalle onnipresente di Sun Tzu. La fantasia era finalmente al comando. Il Marketing non era più una casella peripatetica mandata a sbattere a destra e sinistra come la pallina di un flipper impazzito, con i riporti gerarchici più bizzarri ed improbabili, ma il sovrano Nocchiero trasversale nelle cui mani stavano, ben strette, le redini che determinavano i destini del business. I vigilantes avevano l'ordine di non far entrare i consulenti fumosi e gli organizzatori, mentre gli uomini
della contabilità e del controllo di gestione vivevano ghettizzati in palazzine periferiche senza luce: con il tempo ci si era dimenticati perfino della loro esistenza. Un grande orologio a led, visibile da tutte le posizioni degli headquarter, riportava in tempo reale l'andamento del fatturato, come un cuore pulsante collettivo, sommatoria sincronizzata di tutti i cuori commerciali dell'azienda.Le idee più feconde scaturivano dalle riunioni spontanee dei Nuclei Anarchici Visionari, istituzionalizzati come antidoto alla alienazione quotidiana per volontà del nuovo Amministratore Delegato, un pazzo scatenato che per dieci anni aveva lavorato come clown in un circo. I ruoli erano assegnati pro tempore, e improvvisamente modificati in base alle performance ottenute: tutti - dal Presidente al giardiniere - dovevano dedicare una parte del proprio tempo alla vendita del prodotto, sia per concorrere al risultato complessivo che come
forma di presa di coscienza e autoapprendimento propositivo. Le attività di customer care erano decentrate e affidate a panel di clienti entusiasti.Lavorare era così bello e divertente che le colleghe sceglievano di partorire in azienda e davano ai neonati il nome di un prodotto o di un servizio di successo. Vennero messe fuori legge le parole "dipendente" e "responsabile". De Nutis, per fare un solo esempio, era un "indipendente" dell'azienda e, in particolare, l'"irresponsabile" della Direzione Marketing.La sede aziendale era composta da un agglomerato di minibungalow ecologici all'interno di una foresta rigogliosissima. Esisteva perfino un meccanismo di progressione "parallela" legato al rapporto con la natura: un amico di De Nutis era diventato Vice Direttore Generale grazie al solo fatto di aver coltivato amorevolmente alcune bellissime orchidee e per aver allevato una piccola famiglia
di scoiattoli. Proliferavano e venivano incoraggiati gli anni sabbatici, i mesi sabbatici, i giorni sabbatici, perfino i minuti sabbatici che venivano riconosciuti come un diritto fondamentale dell'individuo e un dovere verso se stesso.A queste ed altre languide suggestioni De Nutis si abbandonava, anche nei pomeriggi di lavoro. Ma ci pensava una voce sgradevole, incattivita dalle frustrazioni, a riportarlo con le zampe nella melma.









