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Comunicatori pubblici: è tempo di decisioni.

14 Lug 2006

Comunicatori pubblici: è tempo di decisioni.L'annuale Assemblea dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale è stata un momento importante nella vita dell'Associazione, ma non solo. L'approvazione all'unanimità dei profili professionali dei comunicatori pubblici segna uno dei momenti più significativi dell'ultradecennale attività dell'Associazione e indica al Governo e ai Sindacati la questione delle questioni. Quella, per intenderci, che rappresenta il maggior ostacolo all'applicazione della Legge 150. vale a dire che non ci sarà mai una seria e coerente valorizzazione delle funzioni di comunicazione se non si riconosceranno i profili professionali e se non si adotteranno le relative piante organiche.Né, d'altra parte, è possibile continuare all'infinito ad agitarsi nelle spire di dibattiti pseudo-scientifici e nelle improbabili architetture di un futuro che non arriva mai. Ovviamente, non ho nulla da ridire sul futuro, anche se non posso non notare che molti di quelli che ne parlano sembrano, nei comportamenti, più interessati al loro presente.Comunicatore Pubblico e Addetto alla Comunicazione e alle Relazioni con il Pubblico non sono figure professionali complementari a quelle del sistema informativo governato dagli uffici stampa (capo ufficio stampa e addetto stampa), ma rappresentano una novità assoluta di un lungo percorso le cui tappe possono essere così ricordate:- Sdoganamento della comunicazione pubblica dalla propaganda- Realizzazione di nuove strutture di comunicazione: gli U.R.P.- Affermazione del valore strategico della comunicazione pubblica- Assunzione della comunicazione pubblica come modalità di governo- Riconoscimento dei professionisti pubblici per gestire al meglio questa realtà.L'Associazione della Comunicazione Pubblica, ancora una volta, ha dato una risposta coerente e puntuale alla Pubblica Amministrazione, alle migliaia di colleghi e ai tanti neo-laureati in Scienze della comunicazione.Senza profili riconosciuti, l'intero movimento rischia la paralisi, i neo-laureati avranno meno possibilità di impiego, la qualità stessa del nostro lavoro è destinata ad impoverirsi e a burocratizzarsi.A chi continua a sollevare difficoltà economiche, più strumentali che reali, che impedirebbero l'attuazione della Legge 150, ricordiamo che legittimare la comunicazione pubblica e riconoscere i profili professionali non costa nulla ma è necessario per far voltare definitivamente pagina all'intero sistema pubblico. Altrimenti, come già sta accadendo, si continuerà nella pratica tutta italiana del "rimando" motivato.D'altra parte, non possiamo correre il rischio che questioni fondamentali per il lavoro, la professione e la carriera di migliaia di colleghi siano trasformate in dissertazioni letterarie che non prevedono soluzioni, non indicano percorsi, non rispondono, ieri come oggi, a nessuna delle domande da troppo tempo rimaste in sospeso.Se ancora una volta vincerà questo modo surrettizio di occuparsi di questi problemi, non si apriranno nuove prospettive per nessuno e sarà inevitabile una nuova, lunga stagione di burocratico tran tran quotidiano.P.S.: Sarà un caso ma ogni volta che si avvicina una soluzione c'è chi tenta di introdurre elementi fuorvianti.Adesso qualcuno propone gli RP (Relatori Pubblici?).Prima che nascano i TPP (Tecnici Pubblicitari Pubblici), i GP (Giornalisti Pubblici), i WP (Webmaster Pubblici), i PP (Pubblicitari Pubblici) e chi più P ha più ne metta, non sarebbe il caso di smetterla?La Legge 150 indica i requisiti necessari per svolgere queste professioni nella Pubblica Amministrazione, ma non indica a quale Associazione occorra, o non occorra, essere iscritti.

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