Lettera al nuovo Governo.
L'avvio di ogni nuovo governo è molto simile al primo giorno di scuola. Abiti nuovi, sorrisi di circostanza, un po' di emozione, molte promesse, moltissime speranze.Non fa eccezione il governo di Romano Prodi al quale sono dedicate queste righe che escono, felice circostanza, in occasione del primo anno di vita di questo blog.Al fine di evitare inutili equivoci, desidero precisare che scrivo al governo in carica e non a "questo" governo.Chi ha la cortesia di seguire il mio lavoro e quello dell'Associazione di Comunicazione Pubblica sa che ci rivolgiamo, con grande rispetto ma con altrettanta fermezza, ad ogni nuova compagine ministeriale non solo per una rituale forma di saluto. Lo facciamo, soprattutto, perché chi può e deve decidere abbia coscienza che il rinnovamento del sistema pubblico è un grande problema nazionale e sappia che esistono forze che vogliono dare un loro contributo per migliorare le nostre Istituzioni.
Questo a prescindere dagli schieramenti e dalle alterne vicende politiche.La Pubblica Amministrazione non è di qualcuno. Oggi non è solo di chi ha votato centro-sinistra ma anche di chi ha votato centro-destra e, persino, di chi non è andato a votare.Anche per questo le risposte che i comunicatori pubblici attendono sono doverose e urgenti.Certamente non le aspettiamo tutte dal governo. Ma dal governo attendiamo risposte non propagandistiche ma permeate da un positivo realismo.Si tratta di questioni che, da troppo tempo, giacciono tra le carte ministeriali e per le quali negli anni scorsi ci è stato persino negato un qualsiasi momento di confronto.Innanzitutto occorre dire parole decisive sulla Legge 150. Incaricando, ad esempio, un gruppo di lavoro non per dare nuovo alimento ad un confronto, che ritengo sempre più sterile, su come ci chiamiamo o su chi ha più diritto
a rappresentare questa disciplina ma, su come concludere, meglio sarebbe dire come rimettere in moto, una vicenda che si trascina, fatte salve poche eccezioni, tra violazioni della legge e rifiuto ad applicarla.Affrontando il nodo della 150, automaticamente si riuscirà a dare una risposta ad altre questioni non più rinviabili.Intanto sulla definitiva approvazione dei profili professionali dei comunicatori pubblici, che rappresentano la componente più rilevante delle nuove professionalità indicate dalla normativa. Poi l'inserimento degli stessi nelle trattative per il prossimo contratto di lavoro ed infine , il ruolo e il valore della formazione e dell'aggiornamento professionali che risultano, troppo spesso, in balia di un mercato con poche regole e pochissime certezze.Sistemate queste questioni, sarà meno difficile ottenere un impegno più attivo e favorevole delle organizzazioni sindacali e delle Amministrazioni centrali, regionali e locali.
Anche all'opposizione ritengo di dover chiedere qualcosa. Faccia il proprio dovere istituzionale di critica e controllo al governo, nello spirito di un Paese che deve trovare strade difficili e il più possibile condivise.L'esperienza bi-partisan, che è stata decisiva per l'approvazione della Legge150, deve costituire un punto di partenza per l'intera comunicazione pubblica che rappresenta una delle leve essenziali in ogni processo di riorganizzazione, modernizzazione e semplificazione del sistema pubblico.A tutti coloro che si impegneranno in questo modo e su queste questioni non faremo mancare il nostro contributo e il nostro impegno. A cominciare dal ministro Luigi Nicolais, di cui conosciamo le competenze scientifiche e le idee innovative e al quale rivolgo, a nome di tutti i comunicatori pubblici, i migliori auguri di buon lavoro.









