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Il discorso di Napolitano.

15 Giu 2006

Il discorso di Napolitano.Palazzo di Montecitorio, ore 17 e 10: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "pronuncia", come dicono i resoconti parlamentari, il suo messaggio alle Camere. È il decimo discorso di insediamento di un presidente, l'undicesimo se teniamo conto di quello del capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola. Lo commenta Arjuna Tuzzi, docente associata di statistica sociale nel corso di laurea in scienze della comunicazione di Padova e dottore di ricerca in statistica applicata alle scienze economiche e sociali.Che tipo di linguaggio ha utilizzato il Presidente Napolitano?In generale i discorsi di insediamento si caratterizzano per uno stile piuttosto formale e Napolitano, da questo punto di vista, non costituisce una eccezione. Anzi, il nuovo Presidente si presenta subito con uno stile molto istituzionale, dal quale traspare sia il suo profondo "senso della missione" che la consapevole assunzione del ruolo di garante di una unità nazionale fatta di tante diverse componenti (le istituzioni, le forze politiche, le parti sociali). Il discorso di Napolitano si presenta come uno dei più lunghi della storia della Repubblica: è secondo solo a quello di Cossiga ed è poco più lungo di quello di Scalfaro, ma è quasi il doppio di quello di Ciampi e quasi tre volte quello di Pertini.Confrontando il discorso del Presidente Napolitano con quelli dei predecessori, quali parole si ripetono e quali sono assenti?Napolitano utilizza nel suo discorso praticamente l'intero insieme di parole che risultano patrimonio di tutti i Presidenti, da Einaudi in poi. Questo nucleo di parole è, come è lecito attendersi, costituito da principi generali come "giustizia" e "libertà", da parole che esprimono il senso dello "Stato" e delle sue istituzioni democratiche ("Repubblica", "Parlamento", "magistratura", "Costituzione"), con uno sguardo particolare all'"Italia" (cui tutti si riferiscono anche con parole come "patria", "popolo" e "paese"), all'"Europa" e al resto del "mondo". Rispetto all'insieme di parole comuni a tutti i Presidenti Napolitano ha rinunciato solo alla parola "compito".Dalla sua analisi statistico-linguistica emerge un filo conduttore tra Ciampi e Napolitano? Decisamente sì. Napolitano si sofferma sui temi della pacificazione, della concordia e del consenso con lo stesso intento rassicurante che ha caratterizzato Ciampi lungo tutto il suo settennato (si trovano proprio nel discorso di Napolitano espressioni come "equilibrio tra i poteri", "larghe intese", "soluzioni condivise"). Li accomuna anche l'attenzione all' "identità", che Napolitano esprime in termini di "identità nazionale" e di "memoria e identità condivisa", non rinunciando anche a un aggettivo importante come "patriottico".Tuttavia emergono numerosi elementi che accomunano Napolitano e Cossiga, soprattutto nell'attenzione ai temi istituzionali e internazionali.Come ha sottolineato, Napolitano ha pronunciato uno dei discorsi più lunghi della storia della Repubblica, secondo solo a quello di Cossiga. È per densità di contenuti o manierismo linguistico?Il discorso di Napolitano affronta molti diversi temi. Come già detto, eredita i temi che sono comuni a tutti i Presidenti, riprende alcuni temi specifici da Ciampi e da Cossiga, aggiunge un tratto personale sui temi della concordia, del consenso, dell'equilibrio.Quale immagine complessiva deriva dal discorso di insediamento del Presidente Napolitano?Se dovessi riassumere il discorso con una parola sceglierei "coesione" (parola che è stata usata solo da Napolitano e da Ciampi ma che, per numero di occorrenze, risulta specifica di Napolitano in misura statisticamente significativa). Napolitano ha focalizzato il proprio discorso sull'importanza del consenso, delle larghe intese, della condivisione, dell'equilibrio. Personalmente mi ha colpito molto anche l'uso dell'espressione "opinioni pubbliche" (al plurale) che mi sembra riassumere bene l'importanza attribuita ai valori del pluralismo e della diversità nel processo di pacificazione e nella ricerca di soluzioni condivise ai problemi.

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