E se la posta spazzatura non fosse solo questione di legge?
Quando la nostra casella di posta si riempie di messaggi spazzatura, siamo abituati ad invocare la lesione del nostro diritto alla privacy. Ma spesso reagire con gli strumenti legali contro queste invasioni è un ottimo affare solo per gli avvocati. E allora ecco - da un appartenente alla categoria - una proposta semiseria per difendersi (davvero) dallo spamming.Come reagire se si è vittima dello spamming? Tutti sappiamo quanto è antipatico trovare la casella di posta elettronica invasa da comunicazioni non richieste, né gradite che parlano di questioni che non ci riguardano. Il fenomeno rischia di diventare sempre più molesto, visto che molti navigatori dedicano alla gestione delle loro e.mail una buona parte della giornata. Ce lo dicono gli psicologi del lavoro: si sta diffondendo un sottile meccanismo di identificazione con la posta elettronica che leggiamo; come dire: noi siamo
la posta elettronica che riceviamo. Forse è per questo che ci dà così fastidio vedere la nostra casella piena di messaggi non richiesti che ci parlano di fantastici viaggi, di favolosi concorsi a premi e di splendide donne che ci aspettano nel tal sito.Sarà anche per questo motivo sottile che l'insofferenza verso lo spamming cresce giorno dopo giorno. Non si tratta solo di cestinare con due click di mouse la posta sgradita o di chiedere di essere cancellati dall'elenco dello spammer. Qui è in gioco molto di più: lo spamming aggredisce una parte delicata della nostra identità elettronica. Peraltro non è casuale che le critiche più infastidite a questo fenomeno giungano dai direttori marketing e dai responsabili delle pubbliche relazioni. Credo che questo confermi un fatto semplice: lo spamming non ha nulla a che fare con la vera comunicazione commerciale interattiva e con il direct marketing che si
basano proprio sulla conoscenza preventiva dell'interlocutore e sulla ricerca di risposte gradite a bisogni attuali o potenziali. Lo spamming invece spara nel mucchio, con messaggi non personalizzati, se non nell'indirizzo del destinatario, e basati su presunzioni grossolane. Un metodo che dà fastidio ed è poco efficace. Chi si occupa di comunicazione a livello professionale lo sa e per questo considera gli spammers come persone incapaci che utilizzano pericolosamente strumenti di precisione. Ma che fare per impedire che la nostra casella di posta diventi terreno di libera occupazione per interlocutori sconosciuti e non graditi che ci vogliono a tutti i costi parlare di quello che interessa solo a loro? Le azioni legali di difesa vanno utilizzate con fiducia: il legislatore italiano e quello comunitario hanno fissato principi rigidi che permettono di dire con chiarezza che lo spamming è un'attività illecita. Poi in questi anni il Garante per la tutela dei dati personali ha
emesso provvedimenti esemplari che hanno dato concretezza a queste previsioni normative. Tuttavia resta la consapevolezza che gli spammers non sono persone corrette e che non è facile né sanzionarli néessere cancellati dalle loro liste. Purtroppo la tecnologia immateriale della Rete li agevola e il principio di territorialità della legge costituisce un vincolo difficilmente superabile. Occorre allora studiare un sistema di difesa integrato, che deve cominciare dall'atteggiamento mentale con il quale ognuno di noi affronta questa invasione. Evitiamo atteggiamenti rabbiosi. Per iniziare questa forma di autodifesa suggerisco un semplice percorso psicologico e culturale. In una delle sue Satire più conosciute, il poeta latino Quinto Orazio Flacco ci racconta del suo incontro con uno scocciatore mentre camminava per i fatti suoi lungo la via Sacra e del modo in cui riuscì a liberarsene: per i più curiosi ricordo che si tratta della Nona Satira.
Inizia così: "passeggiavo, senza una meta, per la via Sacra, come faccio spesso. Ed intanto pensavo tra me e me ai fatti miei, tutto preso dalle mie questioni. D'improvviso mi abborda un tizio, mai frequentato, di cui conosco a stento il nome. Mi prende la mano e mi dice "come va, carissimo?" "Finora benissimo" rispondo."Azzerando tutte le differenze tecnologiche tra l'antica Roma e gli internauti del terzo millennio, mi sembra sia proprio una situazione simile a quella che affrontiamo quando uno sconosciuto invade la nostra casella di posta e ci tratta come se fossimo suoi vecchi amici.Non vi racconto il finale della Satira ma vi dico che rileggere questa storia divertente, utile ed attuale può davvero essere illuminante per difenderci dallo stress da posta elettronica. Quelle pagine, scritte duemila anni fa, ci aiutano a capire che l'arma più efficace per difenderci davvero
dagli scocciatori (perché gli spammers questo sono) è una sola: l'ironia.









