Europa: la comunicazione come dialogo.
Coloro che ritengono la comunicazione pubblica non una tecnica ma una disciplina destinata ad incidere profondamente sulla riorganizzazione delle Amministrazioni, sulla qualità dei servizi e sulle relazioni con i cittadini, saranno soddisfatti del documento recentemente approvato dall'Unione Europea.Il Libro bianco sulla comunicazione pubblica in Europa, che qualcuno si è già affrettato ad indicare come "insufficiente", conferma, tra l'altro, la validità delle scelte fatte dall'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale, in materia di strategie, obiettivi e strumenti.Questa identità di vedute rappresenta, nell'attuale fase in cui la comunicazione pubblica nel nostro Paese viene colpita da una Legge finanziaria che non distingue i risultati dalle chiacchiere, un ulteriore stimolo a condurre, sino in fondo, la nostra battaglia.
Una battaglia che riguarda non solo la nostra professione, anche se non vedo a chi possa dispiacere che nella Pubblica Amministrazione si affermino professionisti. Un impegno teso ad affermare valori etici e culturali per le nostre Amministrazioni e le nostre comunità. Non può sfuggire il fatto che una buona comunicazione pubblica contribuisce a migliorare le relazioni con la gente e a far crescere nuove occasioni e opportunità per i nostri cittadini.Il Libro bianco afferma il valore di una comunicazione che faccia della precisione, della semplicità e della chiarezza altrettanti punti di forza e di diversità rispetto ad altre discipline.Una comunicazione che sia sempre più messa in grado di definire i propri obiettivi, di porsi nuovi compiti, di realizzare concreti risultati.In questo modo si avvia un significativo processo destinato a definire un insieme di principi comuni per le autorità di comunicazione, maggiori relazioni
con i media e più attenzione alle nuove tecnologie digitali e ai sistemi di rete.Attraverso l'ascolto, poi, si individua un percorso in grado di attivare reali momenti di collaborazione tra i cittadini e le Istituzioni.Come si vede, si tratta di una conferma di un modo di intendere la comunicazione pubblica come una strategia e un servizio che non solo ci appartiene, ma che ci ha sempre differenziati da quelle scuole di pensiero che affidano a questa disciplina altri e qualche volta incomprensibili compiti.Il 9 maggio, Festa dell'Europa, si verificheranno i primi risultati di questa impostazione ma sin da ora occorre valutare positivamente la sintonia e l'esigenza espresse dall'Unione di condividere sempre più un linguaggio comune tra le Amministrazioni e tra i comunicatori pubblici, a prescindere se e a quali associazioni questi ultimi siano iscritti.Anche per questo consideriamo importante il documento dell'Unione Europea.
Sarebbe, infatti, una gravissima sconfitta per l'intero movimento degli innovatori pubblici se questa strategia non dovesse diventare un comune sentire, se si dovesse tornare all'antico andazzo. Al tempo dei tuttologi e dei qualcosologi. Quelli, per intenderci, disponibili a "vendere" servizi pubblici come fossero saponette e viceversa.A chi pensasse di interpretare queste nostre posizioni come una sorta di neocorporativismo rispondo con le parole che Margot Wallström, Commissario Europeo alla Comunicazione, ha utilizzato per presentare il Libro bianco: "La comunicazione è innanzitutto e soprattutto una questione di democrazia. Comunicazione non solo come informazione ma come cultura del dialogo e della partecipazione, strumento per ascoltare e dare voce ai cittadini".I comunicatori pubblici italiani ed europei si ritrovano completamente in queste parole.









