Atlante della Comunicazione: Introduzione al Mare dei Mezzi.
La comunicazione è una realtà fatta di aspetti diversi.Regolamentazioni legislative a lungo latitanti, complesse operazioni finanziarie intorno alla proprietà di alcuni mezzi, esaltazioni ed allarmi per lo sviluppo di nuove tecnologie, terreno di scontro politico: tutto questo caratterizza la comunicazione ed i suoi mezzi, macchina industriale ed universo simbolico.Avvicinarsi a questo mondo è un'esperienza entusiasmante.Studiarlo, capirne i meccanismi e fissare regole certe è indispensabile.In Italia il sistema delle comunicazioni ha subito in questi ultimi anni profonde modifiche, con accelerazioni significative su alcuni versanti.In poco tempo si è recuperato un gap lungo decenni.L'inversione di tendenza va collegata alla diffusione di massa dei telefoni cellulari, ma è con l'incremento delle connessioni a banda larga, che hanno dilatato il numero di utenti di internet veloce, e la nascita digitale terrestre
che si conferma il cambiamento.Un vuoto, riempito con oltre cinque milioni di connessioni in banda larga e un milione e mezzo di decoder venduti nel 2005, che non è stato solo strutturale, ma anche normativo.La materia, sotto questo aspetto, è sempre stata oggetto di scontri durissimi.La complessità del sistema, l'intreccio di interessi e la rapidità di evoluzione del settore ha di fatto rallentato l'intervento legislativo fino al 2004, anno di approvazione della legge di riassetto del sistema radiotelevisivo.Con la 112/2004 (la cosiddetta legge Gasparri) sono stati individuati, dopo anni di latitanza normativa, in parte attutita dai ripetuti interventi della Corte Costituzionale, i principi generali che regolano il sistema radio-televisivo nazionale e locale, ispirati a due priorità: l'adeguamento alla tecnologia digitale; il processo di convergenza tra la radio-televisione e gli altri settori della comunicazione.Con l'approvazione della riforma,
che ha confermato la legge 66/2001, l'Italia è quindi entrata pienamente nell'era della televisione digitale, caratterizzata da un maggior numero di canali e quindi di offerta, grazie ad una tecnica che ha straordinarie capacità di compressione.In pratica, il tradizionale sistema di trasmissione e ricezione analogico è sostituito con il digitale, migliore da un punto di vista della qualità del segnale e potenzialmente illimitato.Se l'analogico ha infatti una capacità limitata, rendendo possibile la trasmissione a livello nazionale di soli dodici canali, con la tecnica digitale questo limite si supera ed i canali diventano molte decine in più.Si è premuto quindi l'acceleratore sul passaggio ad una tecnica necessaria e che ha vantaggi immediati per l'utente quali la multimedialità e l'interattività.MAURIZIO GASPARRI Nato il 18 luglio 1956 a Roma.Si forma attraverso studi classici e presto è assorbito da due forti
passioni: il giornalismo e la politica.Diventa giornalista professionista dopo aver diretto i periodici "Dissenso" e "All'Orizzonte", per approdare al quotidiano politico "Secolo d'Italia", con il ruolo di condirettore.Autore di numerosi saggi (L'età dell'intelligenza, 1984; Fare il Futuro, 2005), è nominato Ministro delle Comunicazioni nel II Governo Berlusconi.E' autore della legge di riforma del sistema radiotelevisivo.MACRO AREA: MARE DEI MEZZI INTRODUZIONE MARE DEI MEZZI MARE DEI MEZZI segue >> OPINION LEADER.qxd 11-01-2006 22:14 Pagina 6 Ognuno, da casa, può interagire con lo schermo televisivo, inviando dati e ed ottenendo informazioni con un semplice click del telecomando, abbattendo costi ed ottimizzando i tempi.Ma il passaggio al digitale consente soprattutto di avviare quel progressivo processo di integrazione e convergenza del settore delle comunicazioni, in base al quale risulta sempre più difficile
separare la tv dall'editoria alla pubblicità.Ciò significa che contenuti differenti per formato, tipologia di supporto e mezzi di distribuzione sono omologati nello standard digitale e veicolati ciascuno su tutti i sistemi di trasmissione disponibili (satellite, cavo, frequenze terrestri, broadband).Cadono così le tradizionali barriere tra i settori dei media e si delinea un sistema integrato delle comunicazioni (Sic).Un sistema che rappresenta un'opportunità per l'ampliamento della concorrenza nel mercato radiotelevisivo e per lo sviluppo del pluralismo, perché contrasta gli oligopoli del settore e permette di ampliare la base dei concorrenti, superando il divieto di incroci proprietari tra i mercati della televisione e della carta stampata.Il rischio è che la ridefinizione del mercato delle comunicazioni, così come delineato dal Sic, possa portare a nuove forme di concentrazione proprietaria.In questo, la legge 112 è molto
chiara.Si impongono nuovi limiti antitrust, ma al tempo stesso si tutela lo sviluppo delle imprese di settore, troppo piccole in un'epoca di competizione globale.Le imprese italiane sono ancora poco competitive e facile preda di società estere o multinazionali.L'acquisizione della cinese Hutchinson Wampoa della H3G-3, quella del Gruppo Vodafone del primo operatore mobile privato in Italia, la Omnitel, e della Wind, passata sotto il controllo dell'egiziano Sawiris o il monopolio della tv satellitare di Ruperth Murdoch con Sky, sono solo i casi principali che dimostrano quanto sia aperto il mercato italiano in settori chiave e quanto sia necessario dare robustezza alle nostre imprese per superarne il nanismo e renderle in grado di reggere il confronto internazionale.Con la legge di riforma, invece, le imprese editoriali potranno rafforzarsi e competere sul mercato globale, aprendo nuove strade alle acquisizioni societarie pur con gli indispensabili limiti antitrust.
I gruppi editoriali saranno liberi di comprare una rete televisiva, come ha già fatto il Gruppo Espresso acquisendo Rete A.E come potrà fare, ma non prima del 2010, chi possiede televisioniacquisendo imprese editoriali.









