La comunicazione pubblica in Italia e in Europa.
Mentre in Italia ci apprestiamo a festeggiare, come il Cappellaio Matto di Alice, il sesto "non compleanno" di attuazione della legge 150, cosa succede nel nostro continente?In Europa vanno registrati due avvenimenti che si muovono entrambi nella direzione da sempre indicata dall'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.Quella di portare il confronto e l'impegno dei comunicatori pubblici verso una definizione della disciplina e una regolamentazione dei relativi profili e percorsi professionali.Si tratta di un tentativo non facile, ostacolato da difficoltà e resistenze trasversali al mondo della comunicazione e al sistema pubblico, di chi non riesce ad accettare il nuovo che la comunicazione pubblica rappresenta.A novembre 2005 sono stati presentati a COM-PA, il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese, i primi risultati di una
ricerca condotta dalla FEACP (Federazione Europea delle Associazioni di Comunicazione Pubblica). La ricerca conferma due questioni strategiche centrali, sulle quali i colleghi europei chiedono chiarezza di scelte e coerenza di fatti. Innanzitutto un'indicazione condivisa di cosa debba essere la comunicazione pubblica intesa nel suo insieme di strategie, obiettivi e tecniche.Contestualmente viene posto il problema di un'altrettanto condivisa definizione del profilo professionale del comunicatore pubblico.Il messaggio è chiaro. Nelle strutture burocratiche dove il particolarismo e l'autoreferenzialità la fanno troppo spesso da padroni, la comunicazione pubblica non può permettersi di essere un ulteriore elemento di differenziazione e diversità.In coerenza con il principio che la comunicazione pubblica è una disciplina a cui devono corrispondere nuove professioni, mentre per troppi anni è
prevalsa l'idea che questa comunicazione fosse una variante minoritaria di altre forme comunicative e, proprio per questo, qualsiasi professione già presente sul mercato potesse funzionare.Nelle scorse settimane, infine, la Commissione Europea ha approvato il "Libro Bianco su una politica europea di comunicazione".Il documento, visibile sul sito www.compubblica.it, intende riprendere un cammino che l'Europa ha forse sottovalutato negli ultimi tempi, incassando così due brucianti sconfitte in Francia e Olanda a proposito del referendum sulla Costituzione europea.Le tappe di questo cammino sono le stesse che noi indichiamo e per le quali lavoriamo da sempre: coinvolgimento dei cittadini, strategia dell'ascolto, uso delle nuove tecnologie, partecipazione, valorizzazione delle realtà locali, regionali e nazionali.I comunicatori pubblici che si riconoscono nelle linee programmatiche della
nostra Associazione non possono che rallegrarsi dell'implicita conferma della validità delle nostre scelte così come traspare da questi due documenti.Gli altri, quelli che hanno già definito "insufficiente" il Libro Bianco, quelli che quando enunciano i "limiti" della legge 150 piangono da un occhio e ridono dall'altro, sono avvisati.In Italia e in Europa sarà sempre più dura far suonare la solita musica con il vecchio organetto.Per tutti, comunque, l'appuntamento è fissato a Bologna, il 7,8 e 9 novembre 2006, quando a COM-PA si tireranno le somme su di un anno di adozione del Libro Bianco e di attività della FEACP.









