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Comunicazione Sociale: campagna di sensibilizzazione contro il posto fisso.

01 Mar 2006

Comunicazione Sociale: campagna di sensibilizzazione contro il posto fisso.So di toccare uno dei nervi più nervosamente scoperti, so anche di rischiare di essere impopolare, so perfino che così facendo me la sarò cercata, però non ce la faccio a non dirlo: per favore, non fatevi assumere.No, non si tratta di un 'delirium mentis' ma di un'amara e triste constatazione: chi viene assunto si rammollisce e non lavora più. Ormai ne sono certa, la vera rovina dell'Italia è stato il contratto a tempo indeterminato, che significa posto fisso a ventidue anni, sindacati a tutelare malattie strategiche e assenze ingiustificate, diritti, diritti e ancora una manciata di diritti, infine forse qualche attimo di lavoro.Non sono leggende metropolitane quelle che narrano di dipendenti pubblici che fanno l'uncinetto o leggono riviste in ufficio, non sono battute quelle che si fanno sulla poca voglia di fare qualunque cosa di impiegati e affini, non sono favole quelle che descrivono gli statali come degli addormentati nel desko. Per questo il mio appello è rivolto alla generazione di giovani comunicatori: non fatevi assumere! La natura stessa della nostra professione vuole che restiamo sempre desti, che non passiamo la giornata ad aspettare le 14, che lottiamo per inventare ogni volta una cosa nuova e diversa e interessante e strategica. Insomma, pensate se il 'germe da tempo indeterminato' si impossessasse di noi, verrebbe meno il senso stesso del nostro ruolo, finiremmo per appiattirci su frasi da 'posto fisso' , o nella versione furbesca , che tradotta in chiave strafottente diventa , oppure in stile mafioso . Insomma commenti come questi affollano da sempre i corridoi della PA, e a proferirli sono loro: i dipendenti a tempo indeterminato, che dopo dieci anni già non hanno più voglia di lavorare. Sarà che noi della nuova generazione dieci anni li impieghiamo solo per arrivare ad un posto decente, figurarsi se qualcuno ha voglia di lamentarsi. Siamo talmente abituati ad essere lavoratori in scadenza che cerchiamo di meritarci ogni euro della paga, giorno per giorno, in vista di una proroga. E siccome il tarlo del posto fisso rode solo i cervelli e l'etica dei lavoratori stabili, allora viva l'incertezza dei contratti a tempo determinato e co.co.co, perché non soffocano slancio, creatività, entusiasmo, anzi li alimentano. Per questo il mio augurio è che, specie per chi lavora nella comunicazione, la situazione non cambi, perché implicherebbe un abbassamento qualitativo vergognoso. Se la 150 e successive modifiche arriveranno a pretendere che la figura del comunicatore sia inserita stabilmente nell'organico di enti e amministrazioni pubbliche, ne decreteranno la fine. Quella del comunicatore è per antonomasia la professione che non si può fare lavorando di mestiere, cioè con indolenza, mettendo il cervello in stand by, impegnandosi il minimo sindacale. È invece il prototipo di professione in cui occorre adrenalina, intuito, aggiornamento, voglia di raccogliere sfide e superare nuovi traguardi; insomma il comunicatore deve resistere alle lusinghe del posto fisso per continuare ad essere un comunicatore vero. Per cui, oh comunicatori d'assalto, oh professionisti duri e puri della comunicazione, se mai (!!!) dovesse capitarvi un'offerta di lavoro a tempo indeterminato, che la vostra risposta sia certa ed univoca: no, grazie. Avrete contribuito in questo modo a salvare la nostra professione dal grigiore impiegatizio.

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