Citius, altius, fortius.
Come promesso, i Giochi Olimpici ce ne stanno facendo vedere delle belle, e la più bella è Torino.Primo consiglio: cercate il libro Olympic Turnaround, edito dalla Fondazione Dnart e scritto dall'ex direttore marketing del Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, Payne. Non ci sono dubbi che l'Olimpiade è una case history di successo: non solo nello sport, ma nella comunicazione, che presto diventerà disciplina olimpica.Perché anche una cerimonia olimpica, come quella di Torino del 10 febbraio, è comunicazione al massimo livello: valori, valori, valori.Chissà se lo sport capirà la lezione: bisogna investire sulla marca, e non sul prodotto; sulle emozioni e il coinvolgimento della gente, e non solo sul risultato.E infatti gli spot che vediamo in questo periodo, a parte quello di Lancia che punta sul glamour di Carolina Kostner e a parte quello di Samsung che era pronto
già il giorno dopo la cerimonia con Tomba comunque tedoforo allo stadio, primo o ultimo non importa, di questo ci parlano: della passione, a Torino si dice Passion lives here, dell'amore celebrato da Tom Sanders e Kevin Roberts.Se non è una tendenza, poco ci manca. Poi verranno i mondiali di calcio e magari qualcosa cambierà, saremo più aggressivi e meno olimpici, ma l'insistenza di adidas sul gioco di squadra e la campagna Nike a favore del bel calcio sono un segnale interessante.Ne parliamo finiti i giochi quando, fatta la conta delle medaglie, potremo anche vedere chi è capace di comunicare un risultato e chi invece si accontenta di avere un podio ogni quattro anni.Di sicuro Torino non sarà più la stessa e forse anche altre città, dopo Roma, la più convinta e la più convincente, andranno alla caccia della grande ricchezza che gli eventi sportivi portano in dote: un lascito
morale, prima e più ancora che economico, che da Barcellona è in poi è il risultato che inseguono gli organizzatori di Giochi Olimpici, Mondiali e altro.Live olympic. Lo diciamo in chiusura, ma anche il viaggio della fiamma olimpica avrebbe meritato qualche cenno. Ma un giro di 11 mila km che è stato ridotto a palco per interventi polemici si è chiuso in modo significativo: con la rivolta delle mamme di Torino che hanno zittito i contestatori per lasciar vivere ai loro figli il sogno di un'Olimpiade. E loro, i contestatori, hanno accusato il colpo: eravamo in vantaggio, si sono chiesti, si parlava più di noi che dei 10 mila tedofori arrivati da tutto il mondo, e poi siamo spariti. Dove abbiamo sbagliato ?Non hanno capito De Coubertin: l'importante è comunicare.









