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La grande occasione di Torino.

15 Feb 2006

La grande occasione di Torino.Vivo a Torino da quattro anni e mezzo e devo dire che i luoghi comuni che la riguardano sono quasi tutti veri. Torinesi chiusi? Vero. Schivi? Vero.Lavoratori? Vero anche questo. Incapaci di valorizzare il proprio lavoro? Verissimo: hanno inventato in Italia la moda, il cinema, la televisione e la pubblicità e se li sono fatti fregare da Milano e Roma . Eppure in questi giorni c'è un'aria nuova da queste parti: è la sensazione che qualcosa stia cambiando, sia già cambiato, è come se le Olimpiadi abbiano riattizzato un fuoco che covava sotto la cenere, e che viene da lontano.Frequentando Torino da non torinese, infatti, ho scoperto in questi anni una città interessantissima, affascinante, ma sempre attenta a non parlare troppo, a mantenere una formale rispettabilità borghese, come la protagonista della "Donna della Domenica" di Fruttero e Lucentini, il libro che tutti coloro interessati a conoscere questa città devono leggere.Torino è da molto tempo la capitale italiana dell'arte contemporanea, con un giro di artisti, musei, gallerie e collezionisti che fa invidia a qualsiasi altra città italiana, come dimostra l'annuale fiera Artissima. Il Salone del Libro è sicuramente la più importante manifestazione del genere del nostro paese. Il Torino Film Festival, seppur un po' appannato nelle ultime edizioni, rimane la manifestazione cinematografica più "cinefila" che ci sia in Italia. Ma parlando di Cinema, naturalmente, non dimentichiamo che Torino è diventata negli ultimi tempi il set più frequentato della penisola grazie all'opera della benemerita Film Commission e di tutte le altre strutture del ramo presenti sul territorio. E la musica? Torino è da anni il luogo in cui nasce la nuova musica italiana, quella più attenta alle tendenze internazionali, che per anni è stata un fenomeno rigidamente "underground" e poi finalmente ha conquistato le classifiche, Subsonica in testa, grazie al lavoro di società di produzione come la Mescal e il team di Piemonte Groove.E poi, naturalmente, c'è la Torino del design automobilistico e non, con talenti che tutto il mondo ci invidia, da cui vengono in pellegrinaggio aziende di tutto il mondo.Insomma, queste Olimpiadi sembrano capitare a fagiolo per mettere in vetrina tutta questa messe di cose che ci sono da tempo e che adesso devono venire fuori, anche perché capitano in contemporanea con i primi segnali di uscita dalla crisi dell'azienda per la quale lavoro, che di Torino resta il simbolo più noto. È una congiunzione astrale favorevole, frutto di un duro lavoro tipicamente "torinese", starà adesso ai torinesi veri o acquisiti sfruttarla nel modo migliore.Azzardo un pronostico: Roma è stata la capitale culturale italiana negli anni sessanta della "dolce vita", la "Milano da bere" ha incarnato al meglio i fastosi anni ottanta. Chissà che adesso non tocchi proprio a Torino prendere il testimone. Naturalmente, senza che se ne parli troppo in giro.

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