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Apologia del buon giornalismo.

30 Gen 2006

Apologia del buon giornalismo.Il buon giornalismo? Con un film storico, George Clooney ne descrive abilmente valori e caratteristiche. Ermelinda Campani, direttore del Centro Studi di Stanford University a Firenze dal 1993 e docente di storia e critica del cinema, oltre che autrice di numerosi saggi, commenta Good night, and good luck.Nel 1953 l'anchor-man della CBS Edward R. Murrow ha il coraggio di opporsi pubblicamente alla "caccia alle streghe", realizzando inchieste televisive che mostrano al pubblico americano i soprusi e i metodi inquisitori del senatore Joseph McCarthy, presidente della Commissione per le attività antiamericane. Quanto è forte il sapore di contemporaneità nella vicenda raccontata da Good Night, and Good Luck?Non mi pare che oggi si possa parlare di alcuna caccia alle streghe. In questo senso, la pellicola di Clooney non ha agganci particolarmente stretti con il panorama giornalistico-politico contemporaneo. Invece, è evidentemente una ricostruzione e una messa in scena di un momento tra i più difficili della storia americana relativamente recente che, però, non ha riguardato esclusivamente il giornalismo. Hollywood, ad esempio, nella persona di molti sceneggiatori, di registi e attori ne ha subìto altrettanti duri contraccolpi.Se, invece, del film di Clooney, e del giornalismo così come lo intendeva Edward R. Murrow con la sua trasmissione "See it now", si vuole evidenziare l'aspetto professionale, la lezione che la pellicola impartisce è di straordinaria importanza per il panorama giornalistico attuale, specialmente quello italiano e televisivo, che mi pare in una crisi ormai cronica. Il problema è duplice: nessuno conduce più vere e proprie inchieste che, invece, sono l'anima vera del giornalismo e tutti si limitano a rigurgitare le stesse notizie alle quali manca la più basilare delle componenti: l'accuratezza dei fatti. Basta guardare due telegiornali in sequenza per accorgersi che allo stesso evento vengono attribuiti fatti e parole in assoluta discrepanza tra loro. L'altro aspetto che contribuisce, esacerbandola, alla stessa crisi riguarda la forma attraverso cui i fatti vengono riportati. La lingua italiana viene costantemente privata del congiuntivo, i pronomi indiretti sono sconosciuti ai più, la frase di senso compiuto è diventata una rarità. La televisione, che negli Anni Cinquanta aveva fatto dell'italiano una lingua standard, da qualche tempo è impegnata nella sua sistematica distruzione. Non si tratta di semplici strafalcioni, al contrario, con poche eccezioni, vige una cialtronaggine davvero insopportabile.Good Night, and Good Luck, al contrario, mette in scena un giornalismo di tutt'altra matrice perché è vissuto nella maniera più nobile. È una forma di giornalismo che prende a cuore il senso profondo della professione facendone un servizio di reale utilità pubblica.Clooney ha voluto questo film in ricordo del padre: "Mio padre è stato un giornalista per trent'anni e sono cresciuto credendo nell'importanza dei cronisti di informare il pubblico e ritenere i potenti responsabili". La pellicola è la celebrazione di un giornalismo esemplare, coraggioso e sprezzante di ogni intimidazione. È forse anche una lezione di deontologia per l'attuale giornalismo americano e non?È una lezione di deontologia soprattutto per il giornalismo non americano. Ricorderà infatti il caso che lo scorso settembre ha coinvolto Dan Rather, anche lui della CBS. Rather ha commesso un grave errore, lo ha riconosciuto e ne ha pagato le conseguenze. Un episodio di questo tipo mi pare che possa dirsi assolutamente estraneo al giornalismo italiano dove, invece, assistiamo a una pratica di riciclaggio degli stessi volti che nella peggiore delle ipotesi vengono oscurati per qualche tempo e poi riemergono più arroganti di prima o quando non riemergono si auto-considerano martiri, vittime di chissà cosa. Il giornalismo esemplare e sprezzante di ogni intimidazione in Italia oggi non esiste.Le immagini in bianco e nero, l'ambientazione dietro le quinte e gli spezzoni originali del senatore McCarthy danno al film un carattere documentale. È per dovere di cronaca o per realismo storico?La pellicola di Clooney è una bella ricostruzione storica. Il sapore del film ricorda a tratti lo stile neorealistico, quello documentario e quello del cinema-verità alla francese. Dal neorealismo viene l'idea di un cinema ideologicamente e socialmente impegnato, alla ricostruzione documentaria appartengono gli spezzoni e le immagini di repertorio, mentre al cinema di matrice francese possono essere ricondotte sole alcune (poche) delle scelte di grammatica filmica operate da Clooney. Nell'insieme, la pellicola, che è a tesi, risulta in uno sguardo asciutto e stilisticamente raffinato un grave trauma storico. E la scelta del bianco e nero è appropriata sia per rendere la ricostruzione dell'epoca più credibile, sia per meglio amalgamare tra loro le diverse anime stilistiche che sottendono il film.Guardando Good Night, and Good Luck si ha la sensazione di vedere un classico del cinema. A quali altri film si richiama?In realtà non parlerei di un classico. È senz'altro un testo importante e un lavoro stilisticamente dettagliatissimo che appartiene a quel filone di pellicole, americane (e non solo), che esaminano, recuperano e riscrivono pezzi di Storia. E, d'altra parte, il rapporto tra cinema e Storia è vecchio quanto il cinema: a partire dagli straordinari classici in costume del primo cinema italiano, attraverso tutta la filmografia sulle due guerre, fino ai film sulla guerra del Vietnam, quelli dedicati a vari uomini politici o a fatti di cronaca. Se vuole un titolo, cito il bellissimo thriller, ambientato nell'epoca della Guerra Fredda, di John Frankenheimer The Manchurian Candidate (1962). Mentre assistevo alla proiezione di Good Night, and Good Luck mi è venuto in mente questo film insieme a altri nomi: Lumet, Ritt, Delbert Mann....Secondo lei, la vicenda messa in scena da Clooney è anche la storia dell'inizio della decadenza della televisione, dove programmi di approfondimento e di informazione vengono sacrificati a favore di programmi più leggeri, preferiti dallo sponsor e molto meno costosi?È un film-denuncia che, attraverso il passato, vuole impartire una lezione al presente sostenendo che la televisione deve trasmettere delle verità (che non sono quelle dei cosiddetti reality show). Ma il presente televisivo italiano ha già ampiamente superato il punto di non ritorno e non mi pare di intravedere alcuna possibilità di riscatto. Chi non dispone di un satellite o di un decoder digitale e non può quindi seguire i telegiornali esteri (la BBC, ad esempio) deve accontentarsi di quanto mostra il tubo catodico italiano, o, più intelligentemente, può decidere di spegnerlo.

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