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La dura legge dell'Hacker.

30 Gen 2006

La dura legge dell'Hacker.Qual è la dura legge dell'Hacker? A giudicare dall'elenco delle vittime, la regola base che ispira questi "giustizieri" informatici è piuttosto semplice: tutti sono uguali davanti agli hacker. Sembrano del tutto superate barriere ideologiche e contrapposizioni geopolitiche alle quali ci eravamo abituati. La distinzione tra Amici e Nemici, anche in questo settore, stenta a resistere e le linee di contrasto sono sempre più impalpabili. La tradizionale gerarchia di valori, che ha ispirato le azioni degli oppositori del Sistema, è sostituita da valutazioni che stabiliscono correlazioni sottili, per esempio, tra un cantautore di successo, un provider e un'Istituzione, poco importa se italiani o stranieri. Questi soggetti sono considerati espressione di una stessa cultura: quindi colpire i siti che li rappresentano diventa una conseguenza ovvia. Ciò che conta è il peso economico ed istituzionale del sito attaccato. Questo è il vero denominatore comune delle azioni. E con l'egualitarismo tipico dei movimenti rivoluzionari, la dura legge degli hacker sembra applicarsi senza eccezioni e senza confini territoriali, laddove le competenze tecniche lo permettano.Ma se questa è la caratteristica dominante della Legge degli hackers, da giurista mi chiedo: qual è la legge per gli hacker? Cioè quali regole possono essere applicate per perseguire e punire le azioni di sabotaggio informatico messe in atto da coloro che aderiscono a questo modo di concepire la Rete? La risposta non è univoca: le leggi antihacker, che pure esistono, non sono uguali per tutti. Prima di tutto esistono le differenze dovute ai confini nazionali. Ogni Stato ha proprie norme per stabilire ciò che è lecito e ciò che è crimine; ad applicare queste leggi sono chiamate le singole Magistrature statali. Questo mosaico normativo rende obiettivamente difficile arginare un fenomeno che invece si verifica in un mondo, quello virtuale della Rete, privo di barriere e di confini. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di differenza: spesso ad essere affascinati dalla logica dell'hacker sono gruppi di giovanissimi, formati da minorenni e da appena maggiorenni. Se questi soggetti commettono fatti illeciti e vengono individuati, sono sottoposti a due procedimenti distinti che seguono regole diverse in relazione all'età degli imputati. Anche questo contribuisce a rendere variegata la risposta che l'ordinamento può dare.La tentazione per i legislatori è abdicare a favore di una presunta superiorità della tecnologia che, da sola, potrebbe prevenire, controllare, identificare e addirittura sanzionare i crimini informatici. A me questa sembra una scorciatoia consolatoria che non porta da nessuna parte. Se è vero che la tecnologia è fondamentale per facilitare le indagini e può avere un ruolo centrale nella prevenzione di questo tipo di reati, è altrettanto certo che solo un sistema di regole condivise può consentire ad una civiltà di proseguire nel suo sviluppo e di difendere la propria cultura. Il vero obiettivo è far sì che hackerare un sito diventi un tabù culturale, paragonabile all'atto di chi organizzava i roghi di libri per impedire la circolazione di idee non gradite. Ma per arrivare a questo occorrono leggi semplici, tecnicamente aggiornate e condivise su scala mondiale.

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