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La privacy in piazza?

15 Dic 2005

La privacy in piazza?Ha senso invocare il rispetto della privacy quando si è in piazza? Mi viene in mente questa domanda quando mi viene chiesto se i messaggi di posta elettronica diffusi in una mailing list siano protetti dalle norme sulla privacy. In effetti se Internet svolge, tra le altre, anche la fondamentale funzione di far incontrare le persone, proprio come avveniva anticamente nell'Agorà greca o nel Foro romano, occorre capire se sia giusto andare in piazza con l'aspettativa di veder tutelata la propria riservatezza. In prima battuta viene spontaneo rispondere negativamente a questa domanda. Chi accede ad una mailing list conosce le regole del gioco e sa che il suo messaggio sarà pubblicato e reso accessibile a coloro che partecipano alla lista di discussione. In realtà la questione non è così banale. Anche rispetto a questo tema occorre fare alcune considerazioni per cogliere la vera radice dei problemi. Innanzitutto chiediamoci: che cosa viene diffuso attraverso un forum di discussione? Un messaggio, rispetto al quale il limite di riservatezza è definito dal suo autore: nessun altro ha il diritto di conoscere i contenuti di una lettera se non i destinatari del messaggio stesso. Se il mittente della comunicazione ha deciso di diffondere il suo pensiero attraverso uno strumento che lo renda accessibile a tutti, non potrà certo invocare la tutela della riservatezza rispetto a questa situazione. Riprendendo l'immagine iniziale: se si va in piazza e si parla pubblicamente tutti hanno diritto di sentire quello che viene detto. Ma in Internet il discorso si complica, perché nelle mailing list non viene diffuso solo il messaggio di chi vuole comunicare con gli altri. Viene diffuso anche un altro elemento: l'indirizzo di posta elettronica di colui che ha inviato il messaggio. Questo dato personale si presta ad essere utilizzato da chiunque voglia comunicare con l'autore del messaggio che è comparso nella lista di discussione. Fino a quando questo recapito viene utilizzato per rispondere al mittente dell'e-mail, non sussistono problemi di privacy, in quanto viene rispettata la finalità per la quale l'indirizzo era stato diffuso. Ma la questione diventa delicata e rilevante da punto di vista della riservatezza, se si pensa che esistono programmi informatici creati con la specifica funzione di carpire tutti gli indirizzi di posta elettronica sparsi nella rete attraverso le liste di discussione. Il "raccolto" di queste iniziative viene poi utilizzato per iniviare comunicazione commerciale, solitamente a basso costo e di basso profilo, generando quel fastidiosissimo fenomeno che comunemente viene chiamato spamming.Rispetto a questo problema la normativa italiana potrebbe, almeno teoricamente, essere invocata per perseguire gli autori di un illecito trattamento di dati. Ma in pratica, dimostrare la fonte di un indirizzo e.mail non è facile e superare i confini delle giurisdizioni nazionali (dato che spesso chi fa queste cose opera da Paesi stranieri) non è affatto semplice. Tuttavia è essenziale rendersi conto, se non altro dal punto di vista culturale, che anche nelle mailing list esiste una sfera di riservatezza, o meglio, un diritto di controllo sulle proprie informazioni che non può essere messo in discussione. Allora qual è la morale della storia? Semplicemente che anche in piazza si ha diritto, forse non ad una privacy piena, ma certamente ad impedire che le informazioni che diffondiamo vengano utilizzate in modo distorto e per finalità diverse da quelle per le quali abbiamo deciso di comunicare con gli altri.

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