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Meglio un uovo oggi o una gallina domani?

11 Nov 2005

Meglio un uovo oggi o una gallina domani?Vi siete mai chiesti, la domanda è rivolta in particolare ai giornalisti, ai comunicatori pubblici e ai neo-laureati in scienze della comunicazione, perché qualcuno, sottraendo tempo ed energie ad attività socialmente utili, continui a proporre che, anziché applicare la legge 150, si parli d'altro?Non si tratta, ovviamente, di scegliere se sia meglio un uovo oggi o una gallina domani. Questo è l'ennesimo tentativo di rompere l'uovo e, contemporaneamente, mettere in pentola la gallina.Infatti è del tutto evidente che se abbandonassimo l'unico punto certo di un panorama professionale e organizzativo a dir poco schizofrenico, si tornerebbe indietro di molti anni.Si riaprirebbe la stagione, da qualcuno sempre rimpianta, dei "tuttologi" e dei "qualcosologi", che hanno rappresentato, e in molti casi ancora rappresentano, la più evidente dimostrazione che un conto è parlare di cambiamento della pubblica amministrazione, altro è cambiare.Sbrigata quindi la "formalità" della legge 150, tornerebbero in auge i consulenti buoni per tutte le stagioni, gli esperti a tassametro, le ricerche che non ricercano nulla, il trionfo della convegnistica tutta declinata al condizionale o al futuro (faremmo/faremo anziché facciamo).Insomma una nuova beffa all'intelligenza e all'esigenza di professionalità di tanti dipendenti pubblici e di molti giovani laureati in scienze della comunicazione. Questa volta tutta raccontata in inglese ma sempre di "trick" trattasi.Capisco che alcuni ancora non si perdonano il fatto di essersi lasciati sorprendere dalla volontà e dalla coerenza di chi ha voluto la legge 150, sopravvalutando la forza di chi, nei corridoi di certi Palazzi romani, l'ha osteggiata e la osteggia in mille maniere.Questo può capitare quando si ha una visione "ombelicocentrica" delle cose e del mondo.Ma si rassegnino. Viaggino, visitino musei, partecipino a tornei di Sudoku.Chi rappresenta il passato che, come si sa, nel nostro Paese non vuole passare mai, non può capire né il presente né, tanto meno, il futuro. Può solo confermare che i giornalisti e i comunicatori pubblici sono sulla giusta strada e, insieme, riusciranno ad ottenere non qualche elemosina corporativa ma quello che la legge riconosce come loro diritto.

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