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Finanziaria e Comunicazione.

17 Ott 2005

Finanziaria e Comunicazione.Nel quotidiano bollettino di dichiarazioni pro e contro la legge finanziaria 2006, mi ha colpito un'affermazione del ministro Tremonti: "se i sindaci vogliono risparmiare comincino a licenziare i loro curatori d'immagine".Non so se il suggerimento verrà seguito e, soprattutto, se produrrà qualche risparmio (so per certo che esistono oltre otto mila sindaci ma dubito che esistano altrettanti curatori d'immagine).Tuttavia, quello che mi colpisce è che, volendo additare alla pubblica indignazione una fonte di spreco, ancora una volta si scelga nel campo della comunicazione.Non nego che nel nostro mondo esista qualche eccesso di troppo (nei giorni scorsi mi è stata presentata l'assistente del portavoce di un ministro) ma quando si citano, senza documentarli, aspetti degenerativi, il messaggio che si lascia passare riguarda l'inutilità dell'intera disciplina finendo così per non fare né il bene della finanza pubblica né quello della democrazia.Si dà solo materia per i politologi da bar, si vellicano quei cittadini che, quando avranno necessità di ottenere informazioni e non le riceveranno diverranno ancora più "arrabbiati" di prima.Non è solo l'eterna questione se la comunicazione sia una spesa o un investimento. Ci viene sempre spiegato quanto costi la comunicazione ma nessuno ci spiega mai quanto costi non comunicare o comunicare male. Costi non solo economici, ma anche sociali e politici. Dopo il voto referendario di Francia e Olanda quanto è costato all'Unione Europea non aver comunicato? Quanto costa non comunicare a tante donne che è possibile partorire in strutture pubbliche senza cercare soluzioni drammatiche?Questo attacco portato dalla legge Finanziaria è anche uno dei tanti frutti avvelenati che si raccolgono quando ad una nuova cultura, in questo caso quella della comunicazione, viene impedito di radicarsi nelle Istituzioni e di produrre i dovuti risultati.Come sarebbe oggi la realtà se avessimo potuto attuare la legge 150? Credo profondamente diversa.Avremmo profili professionali riconosciuti, modalità di accesso e di carriera definiti, attività di informazione e comunicazione funzionanti e capaci di produrre conoscenza, qualità dei servizi e quindi una migliore pubblica amministrazione.Allo stesso tempo si sarebbero evitate forme degenerative e caricaturali della comunicazione. E, forse, la Finanziaria sarebbe stata un'occasione per decidere con cognizione di causa e consentire un passo in avanti a quelle realizzazioni di indubbio valore.Se tutto questo non è accaduto un grazie particolare va alla Santa Alleanza formata da una certa burocrazia ostile ad ogni cambiamento, qualche inveterato lobbysta che teme il tramontare di incarichi e consulenze per non parlare dei "qualcosologi" che accerchiano la pubblica amministrazione come gli indiani la diligenza di Ombre Rosse.Un consiglio alle migliaia di comunicatori pubblici in attesa di vedere riconosciuti il loro lavoro e la loro professionalità e ai neolaureati in scienze della comunicazione in attesa di poter lavorare nelle Istituzioni.Quando incontrerete qualcuno di questi cattivi maestri in qualche anticamera ministeriale, in qualche aula universitaria, in qualche convegno, non dategli più ascolto.La comunicazione pubblica, ma non solo, ve ne sarà grata.

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