Le Nuove Frontiere della Comunicazione Pubblica.
Come ogni novembre, anche quest'anno si rinnova il tradizionale appuntamento con il Salone Europeo della Comunicazione Pubblica, dei Servizi al Cittadino e alle Imprese (Com-pa). E, come per le precedenti edizioni, un tema-guida accompagnerà le tre giornate internazionali del 3,4 e 5 novembre. Il tema dell'edizione 2005, riguarda le "nuove frontiere della comunicazione pubblica".La nostra organizzazione sta ricevendo tante mail e tante telefonate per sapere su quali tecnologie Com-pa intenda aprire un dibattito e una verifica. Proprio queste richieste, numerosissime davvero, mi hanno suggerito alcune considerazioni che vorrei condividere con i lettori di questa rubrica.Sembra che nella pubblica amministrazione (ma non solo)sia invalsa l'abitudine a considerare come "nuovo" esclusivamente quanto ha a che fare con una tecnologia o con una o più applicazioni tecnologiche.
Al contrario, nella definizione di "nuove frontiere" abbiamo voluto intendere qualcosa di più articolato e complesso.In un qualsiasi vocabolario della lingua italiana alla parola "nuovo" si può leggere: "tutto ciò che non è mai stato posto in uso".Una simile definizione ben esprime un aspetto che caratterizza il settore pubblico. Vale a dire una costante diffidenza e una certa ritrosia ad "esplorare" cose e questioni che, proprio perché "mai messe in uso", risultano del tutto nuove e quindi inattuate.Forse si tratta dell'antico male di ogni organizzazione burocratica per la quale la realtà deve essere prima di tutto filtrata e certificata da leggi e regolamenti o forse di una più recente assuefazione alla semplicistica equazione che nuovo è solo ciò che si riferisce a questioni tecnicheComunque sia, per chi si occupa di comunicazione pubblica e, di fatto, appartiene
alla sparuta schiera degli innovatori della pubblica amministrazione , tali limiti non possono valere.Questo non vuol dire che Com-pa 2005 non dedicherà un'attenzione particolare alla tecnologia che, da sempre, riteniamo l'alleato naturale della comunicazione e quindi del cambiamento della pubblica amministrazione.Ma quest'anno il Salone di Bologna accenderà le proprie luci anche su alcuni temi che i comunicatori pubblici ritengono non solo "nuovi" ma importanti e decisivi per il futuro della comunicazione pubblica.Se partiamo dall'idea che nella pubblica amministrazione non esistono questioni solo tecnologiche ma che, sempre e comunque, anche la tecnologia più assoluta prima di essere materia per addetti ai lavori è innanzitutto volontà di scelta, capacità di gestirla, contesto preparato e pronto ai cambiamenti, allora lo scenario che ci sta di fronte assume, nel significato delle parole e delle realizzazioni, una dimensione diversa.
Allora è chiaro che le nuove frontiere che intendiamo esplorare non riguardano solo strumenti e non si riferiscono esclusivamente a tecniche ma che si tratta di tematiche sinora solo lambite dal dibattito teorico o da qualche applicazione pratica.A cominciare dalle numerose e complesse questioni relative alla partecipazione dei cittadini, ma anche dei dipendenti, alla gestione della cosa pubblica. Questo chiama in causa i processi di e-democracy e la qualità della formazione: elementi centrali per avere nuovi cittadini, nuovi dipendenti e quindi nuove amministrazioni.Poi le questioni della centralità della comunicazione in settori pubblici sempre più strategici per il futuro delle nostre comunità e del nostro Paese.Penso, in particolare, alla sanità, all'ambiente e alle situazioni di crisi.Tre aspetti diversi che costituiscono, nel tempo che viviamo, questioni essenziali per tutti noi.
Cosa, come e chi debba comunicare in questi settori sono ormai questioni che vanno al di là di qualche miserevole difesa corporativa e interessano invece la generalità della nostra società.Infine, ma l'elenco potrebbe continuare ben oltre lo spazio che mi è concesso la questione delle questioni: come comunicare l'Europa non più e solo in termini istituzionali e politici ma in termini di diritti come cittadini europei e di doveri che l'appartenenza europea ci impone.Come si vede le nuove frontiere della comunicazione pubblica forse hanno nomi conosciuti ma certamente meno scontate analisi.Che se ne parli a Com-pa è un'ulteriore conferma del ruolo che questa rassegna ha assunto in un panorama fieristico che contiene qualche rischio di ripetitività.Com-pa ha come propria finalità quella di analizzare e anticipare ad un tempo quanto si muove e si evolve nella comunicazione pubblica per essere
in grado di guardare meglio e prima al futuro che ci attende.Per questo è un appuntamento da non mancare da parte di tutti coloro che, dentro e fuori le pubbliche amministrazioni, condividono un'idea di servizio e non mercantile della comunicazione pubblica.P.S. Qualcuno ci chiede perché continuiamo a definire Com-pa il più importante avvenimento fieristico e non il più grande. Il perché, al di là di una qualche diffidenza per certi numeri che ci capita di leggere, è presto detto. A volte diventare grandi è meno difficile di quanto possa sembrare (ad esempio basterebbe svendere gli spazi espositivi) più difficile è diventare importanti. Riconoscimento professionale che espositori e visitatori ci riconfermano anno dopo anno.









