Orgoglio & Story-board.
Appena rientrato in ufficio dalla pausa pranzo il Direttore Marketing Dr. De Nutis aveva dovuto ricevere e gestire l'ennesimo fund-raiser. L'ospite si era rivelato quanto mai sgradevole ed arrogante. No, lui non si abbassava a cercare uno sponsor, era piuttosto una specie di benefattore al servizio dell'imprenditoria illuminata,un generatore di miracolose opportunità ("Non ci interessa fare operazioni pacchiane del tipo mordi e fuggi o prendi i soldi e scappa. Il mondo è pieno di avvoltoi senza scrupoli che hanno rovinato il mercato. Per marcare le distanze da certi malazionanti noi continuiamo con la nostra filosofia di sempre: non proporre, tanto meno vendere, ma progettare insieme con il cliente. E il cliente ce lo scegliamo noi: quelli improvvisati, senza cultura, non li facciamo neanche entrare.... "). A De Nutis era toccato ascoltare le solite parole, addizionate con un tono singolarmente professorale,
sfrontato, spocchioso: "Non stiamo parlando di una iniziativa spot, qui si tratta di un progetto integrato di comunicazione che ha una precisa valenza strategica. Se lo si capisce è bene... Le confesso una cosa: normalmente non è nostra abitudine presentare piani di comunicazione così complessi agli operativi, perché solo un CEO può cogliere la portata dell'operazione e tutti i benefici, tangibili e non, che ne possono derivare... ". Poi l'imprevedibile affondo: "Lei è la migliore conferma della validità di questa scelta: mi sta guardando come qualcuno che le fa perdere tempo... "Per il tramite dell'Assistente personale dell'A.D. gli era effettivamente pervenuto un "invito a sentire un po' di che si tratta": una espressione che aveva il solo difetto di poter significare tutto e il suo contrario. I primi dieci minuti dell'incontro, trascorsi in canonico silenzio ad
ascoltare improbabili quanto iperboliche autocelebrazioni, erano serviti come sempre a delineare e comporre il quadro psico-patologico dell'interlocutore di turno. Per quegli interminabili dieci minuti era riuscito a stento a frenare l'impulso assassino a consultare l'orologio. Subito dopo però erano scattati i tentativi di glissare, sintetizzare, ricondurre il discorso sul terreno delle "altre priorità che l'azienda ha di fronte in questo momento" e del "budget, limitato per definizione, già allocato e peraltro insufficiente anche solo per portare avanti l'ordinaria amministrazione". Gli sforzi non erano andati a buon fine, con l'interlocutore che procedeva imperterrito: occhio visionario, voce stentorea, postura autoritaria. Sembrava non ascoltarlo, non accorgersi neppure di lui: che fosse sordo? che una rara forma di miopia selettiva gli consentisse di vedere solo i CEO? Aveva cercato almeno di prendere tempo, ma le cose non erano andate meglio. Con consumata
maestria l'ospite, millantando rapporti diretti con il vertice, aveva spostato la questione sul piano personale, dichiarandosi "professionalmente mortificato" per la scarsa attenzione ricevuta e la frettolosità dell'approccio. Il sottile retrogusto di minacce era fin troppo evidente: "non finisce qui", sembrava dire il sopracciglio destro arcuato ad arte. Per fortuna, solo per pochi secondi De Nutis aveva commesso l'errore di inseguire il suo interlocutore su un piano tanto inclinato. Recuperato un maggiore self-control aveva congedato l'uomo con formale fermezza. Chiusa dietro di sé la porta dell'ufficio si era però affrettato a telefonare all'Amministratore Delegato Ing. Pagano. Poteva darsi che la cosa cadesse lì, ma era senz'altro meglio non rischiare, non sottovalutare mai l'avversario, neppure quello apparentemente più modesto. Lo aveva imparato a proprie spese qualche anno prima, pagando con un
pesante stand-by di carriera la furiosa litigata con un ricattatore semianalfabeta travestito da sindacalista."Non preoccuparti Livio, conosco bene quel genere di tritapalle presuntuosi. Nessun problema"Era questo il tipo (e il tono) di risposta che De Nutis si aspettava da un vero leader. Ringraziò Pagano anche se per un po' avrebbe continuato a rammaricarsi per non essere riuscito a risolvere la questione da solo."Piuttosto, Livio ... " - continuò l'A.D. - "... non perdere tempo co' 'ste cazzate. Sai a cosa mi riferisco, no?""Certo, Ingegnere. La campagna... ""Da questo momento sei esentato da tutto il resto. Nella tua vita c'è solo la monovolume"Mentre salutava Pagano, De Nutis pensò in rapida successione che: 1) al di là delle belle parole non sarebbe mai andata così, perché le aziende sono organismi infernali nelle quali i problemi non si possono tenere
fuori dalla porta e governare con gli stop o i diritti di precedenza; 2) non disponeva più di alcun alibi. L'aspetto di cui al punto 2) lo preoccupò in modo particolare. Guardò l'orologio, ignorando tanto la lancetta delle ore quanto quella dei minuti. Si concentrò sul datario.









