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Time Out per la Comunicazione Pubblica.

14 Lug 2005

Time Out per la Comunicazione Pubblica.Ogni tanto ci vuole una pausa (estiva), occorre uscire dai soliti schemi e provare a parlare di altro. O forse no.Cosa c'entra il rugby con la comunicazione? Secondo me parecchio.Nella nostra squadra tutti attori, nessuno spettatore. Aurélien Rougerie (naz. Francia)Giocare a rugby e fare il giornalista (io la sapevo sul pubblicitario!) hanno una cosa in comune: è sempre meglio che lavorare. Matteo Mazzantini (naz. Italia)Il rugby è probabilmente ciò che è rimasto del tentativo disperato di alcuni studiosi che, decenni fa, hanno provato a inventare l'esperanto, una lingua universale. Maddalena EmboliIl rugby sono 14 uomini che lavorano insieme per dare al quindicesimo mezzo metro di vantaggio. Charlie Saxton (All Black) Chi ha giocato in prima linea merita il paradiso, perché l'inferno lo ha già avuto in terra. Detto IrlandeseDici rugby e pensi a un sacco di botte e zuffe gigantesche, poi guardi i bambini giocarlo e ti rendi conto di quanto sei ignorante. Trofeo Topolino 2002 Il rugby è come l'amore, devi dare prima di pretendere. Serge Blanco (naz. francese)Il pallone ovale rimbalza sull'erba come una frase di Joyce sulla sintassi. Alessandro Baricco (scrittore)Il buon giocatore deve fare la scelta giusta immediatamente prima di aver riflettuto su cosa sarebbe meglio fare. Pierre Sansot (filosofo e antropologo francese)Il rugby ha molte cose in comune con la comunicazione, o almeno con quella che dovrebbe essere la comunicazione: e non mi riferisco solo al potere della sintesi, alla forza del messaggio, all'intuito per l'headline, mi riferisco, invece, allo spirito di gruppo, all'impegno, al coraggio nelle scelte e al sacrificio, al lavoro di team, ma anche all'autoironia, all'innovazione, all'intelligenza, alla spettacolarizzazione.C'era una volta uno sport, una disciplina fatta da uomini mitologici, persone d'onore, energumeni dotati di potenza e gentilezza. La forza espressa dai loro corpi e la creatività rivelata dalle loro menti sono tali da innalzare qualsiasi squadra ben oltre la vittoria. I rugbisti sono dei comunicatori di valori pubblici che affascinano e coinvolgono chiunque. Correttezza, trasparenza, lealtà, rispetto, confronto, dialogo, ascolto, il rugbista potrebbe essere eletto comunicatore dell'anno. Quella del rugby è una comunicazione ideale: poche parole, tanti fatti. Una specie di 'forza tranquilla', un esempio di strategia efficace ed efficiente che concentra potenza e precisione, grandezza e umiltà, fierezza e fratellanza.Il rispetto per l'arbitro è sommo, non viene mai aggredito fisicamente o verbalmente, le sue decisioni non vengono contestate, il 'signor arbitro' riesce a gestire questi colossi con pochi cenni composti. Le tifoserie non sono mai indisciplinate o violente, non si lasciano fomentare dallo spettacolo di machismo a cui assistono, forse perché quello a cui assistono non è uno spettacolo di machismo. È un momento di forte competizione, in cui non si risparmia l'avversario, perché lo si rispetta. La danza haka maori dei neozelandesi è un'antica danza di guerra in cui si augura la morte dell'avversario, in realtà è una danza in onore dell'altro. Anche se una squadra sta vincendo con un margine di centi punti a zero, alla squadra rivale non viene concessa neppure una meta di consolazione. È un fatto di rispetto. L'avversario merita il massimo dell'impegno e così fino alla fine si dà l'anima per segnare un altro punto, lottando senza tregua, anche con centi punti di vantaggio. Ma la cosa che a livello di comunicazione affascina più di tutte, e che si ritrova solo nel rugby, è il terzo tempo, un momento a fine partita in cui gli avversari tornano ad essere solo rugbisti e, in quanto tali, amici con cui festeggiare mangiando e bevendo, questo rito, non a caso, è un altro momento atavico di scambio e condivisione, e dunque di comunicazione. Una comunicazione davvero globale, che non conosce barriere o divismi, ma che si allarga a tutti: al terzo tempo possono, infatti, partecipare anche le tifoserie e chiunque voglia prendervi parte.Per concludere, non siamo a fine anno, e questo non deve essere il buon proposito da dimenticare entro l'Epifania, ma un messaggio in bottiglia che speriamo qualcuno raccolga: la comunicazione deve scuotersi, scendere dal piedistallo marmoreo su cui si è eretta e tornare a sporcarsi di polvere e fango per recuperare un'energia originaria, una forza vitale, una veridicità d'intenti che, seppur giovane, ha già rischiato di perdere più volte.Infine, dopo un monito, un'esortazione, da appendere nella bacheca in ufficio: "se tu sai di avere la possibilità di avanzare di un metro, hai il dovere di provare ad avanzare di almeno un metro e mezzo" (Bricco).[citazioni tratte da "Pensieri in libertà" www.rugbysondalo.it]

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