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I saldi di fine stagione.

13 Lug 2005

I saldi di fine stagione.I supermercati dei luoghi comuni, delle frasi fatte, del buon senso trasformato in teoria e delle teorie enunciate senza buon senso, non osservano orari di chiusura.In questi luoghi si acquista e si spaccia come incontrovertibili verità il più esilarante catalogo di banalità da far invidia ai teorici da "bar dello sport". Questo rappresenta uno dei motivi, anche se non il principale, che ha rallentato e, in alcuni casi, ancora rallenta l'affermarsi della consapevolezza e del valore della comunicazione pubblica.E' pur vero che gli ultimi dieci anni non sono trascorsi invano. Corsi di formazione, Master, facoltà universitarie sono riusciti a ridurre il potere attrattivo del nulla raccontato, da abili affabulatori, a tanti amministratori e a tantissimi (purtroppo) dipendenti pubblici.Non sarà tuttavia inutile fornire un piccolo contributo per demolire alcuni capisaldi del banale raccontato al popolo. Cominciamo dalla affermazione più diffusa che suona pressappoco così: "nella pubblica amministrazione tutti comunicano".Questo incipit, quasi sempre, preannuncia la chiusura di un servizio e l'arrivo di un consulente per la comunicazione e, allo stesso tempo, è la conferma di come da una premessa corretta si possa giungere a conclusioni sbagliate.In teoria è vero che nella Pubblica Amministrazione "tutti comunicano", ma questo è valido in ogni organizzazione: dalle Poste alle Ferrovie, dai grandi magazzini alle boutique. In tutti quei luoghi, cioè, dove si offrono servizi, si vendono prodotti, ci si misura con un interlocutore (utente, cliente, cittadino che sia, ma del marketing parleremo in un'altra occasione).Quindi l'universalità del comunicare significa solo il riconoscimento di una "attitudine" che dovrebbe essere la più diffusa possibile soprattutto tra chi agisce a diretto contatto con il pubblico. Detto questo, rimangono i veri problemi: come pensare e gestire la comunicazione e in che modo ricercare e formare una professionalità che non può appartenere a tutti.Altrimenti dovremmo ritenere che gli oltre tre milioni di dipendenti pubblici andrebbero equamente divisi tra le diverse professionalità del sistema della comunicazione e dell'informazione.L'affermazione "tutti comunicano" spesso nasconde l'inizio di un percorso a ritroso rispetto a quanto è stato fatto e ottenuto in questi anni. Accettando infatti questo presupposto perché mantenere l'URP (e lo si chiude), perché rafforzare l'ufficio stampa (e lo si azzera) e, soprattutto, perché investire risorse per la formazione di una professionalità che parrebbe appartenere alla natura stessa del pubblico dipendente? Non si tratta, si badi bene, di questioni teoriche ma di situazioni reali che stanno riguardando molti comunicatori pubblici e con loro moltissimi cittadini. Sostenendo che "tutti comunicano", in molte realtà si è drasticamente ridimensionato il sistema aziendale di informazione e comunicazione infliggendo un colpo gravissimo alla credibilità dell'Ente e all'impegno dei comunicatori pubblici. Si è fatto di peggio. Si è ridotto il diritto dei cittadini ad essere informati e si è imposto alla comunicazione un rapido dietro front verso i più controllabili recinti della propaganda e dell'autoreferenzialità. Attività particolarmente gradite a quelle Amministrazioni che si sottraggono al rapporto con i cittadini e al dialogo con la città.La verità è che esiste una profonda differenza tra una generica attitudine a stabilire una relazione con gli altri (impiegato/cittadino ma anche commessa/cliente) e una capacità di comunicare intesa come questione centrale della nuova pubblica amministrazione. Se è vero che l'equità amministrativa passa dalla trasparenza delle organizzazioni è ancor più vero che la trasparenza inizia solo quando si decide di comunicare. Qui sta la differenza tra ritenere, come in passato, che la comunicazione debba essere una sorta di attività spontanea anziché uno degli elementi strategici per realizzare il cambiamento.Impedire questo ritorno al passato è oggi una delle questioni centrali per chi crede nell'innovazione e nei valori della comunicazione pubblica. Questo obiettivo lo si può perseguire con fermezza e coerenza ma anche con ironia.Ad esempio, la prossima volta che qualcuno tenterà di spiegarvi che nella pubblica amministrazione "tutti comunicano" fategli osservare che è anche vero che tutti i pubblici dipendenti sanno leggere, ma che questo non è mai stato motivo sufficiente per suggerire loro di farsi da soli un giornale.

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