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Quando l'identità personale in Rete fa rima con virtuale

30 Giu 2005

Quando l'identità personale in Rete fa rima con virtualeIl Fatto Cosa fare se qualcuno abusa del vostro nome per inviare i suoi messaggi di posta elettronica? Non è un quesito teorico: è vita vissuta, come vado a raccontare. Qualche giorno fa una collega mi segnala di aver ricevuto nella sua casella di posta elettronica un messaggio con questo oggetto: "Japanese Girl vs. Playboy". La mail proviene da un indirizzo formato dal mio nome e cognome, dall'immancabile @ e dall'Host System di un'azienda con la quale collaboravo anni fa. La collega teme possa trattarsi di un virus anche se l'indirizzo del mittente è autentico e lei non dubita della mia cautela informatica. Mi chiede quindi di confermarle se le ho inviato davvero quel messaggio. La questione mi sembra sospetta: quel mio recapito di posta elettronica ormai è disattivato da anni. Immediatamente rispondo alla collega segnalandole questi fatti ed invitandola a non aprire la mail. Per sdrammatizzare le racconto che effettivamente nella mia attività di avvocato mi capita di seguire casi inusuali, ma un processo tra una misteriosa "Japanese Girl" ad una nota rivista di erotismo patinato va oltre la mia immaginazione giuridica. Però, svanita l'ironia, un sottile brivido mi corre lungo la schiena pensando che qualcuno possa aver usato il mio nome per inviare messaggi impropri e diffondere un virus. Decido di fare qualche ricerca. Scopro che da qualche giorno circolano in rete migliaia di e-mail con quell'oggetto, apparentemente provenienti da indirizzi autentici. Questo mi consola: non sono stato vittima di un furto di identità. Semplicemente qualcuno che conservava il mio vecchio indirizzo nella sua rubrica è stato vittima di un virus. La mail ricevuta dalla mia collega è stata probabilmente prodotta da Klez, un virus che si intromette nel PC, utilizza la rubrica di posta elettronica, prelevando il nome di un mittente e di un destinatario, per creare un messaggio con allegato infetto ed inviarlo. Il commento Ma resta il problema di fondo: oltre ai virus, dai quali ci si può difendere con buoni sistemi di sicurezza e con adeguate cautele comportamentali, nella Rete si diffondono sempre di più le cosiddette fake e-mail ovvero e-mail fasulle, che permettono di nascondere l'identità del mittente, inviando messaggi individuali e non generati da sistemi informatici. Per spedire questi tipi di messaggi non bisogna essere esperti: basta usare uno dei tanti programmi esistenti (tutti con nomi suggestivi: Ghost Mail, Amailer, Euthanasia, per citarne alcuni). Diversi siti offrono servizi di Remail Anonimi, che permettono di spedire messaggi nel più completo anonimato. Non sono attività di per sé illecite. Anzi, l'anonimato è rivendicato come un diritto da chi frequenta assiduamente la Rete. Esistono molte ragioni per giustificare questa rivendicazione. Ognuno di noi è libero di scegliere che tipo di immagine di sé (anonima o identificata) vuole offrire ai suoi interlocutori. Starà poi agli altri decidere se vogliono avere a che fare con una persona senza nome oppure no. L'unico limite è rappresentato dalle esigenze di sicurezza pubblica. Esiste un diritto all'anonimato in Rete? Ma il diritto all'anonimato non va confuso con il furto di identità, finalizzato a truffare il prossimo e ad addossare ad altri la responsabilità delle proprie attività. Il nodo dell'identità personale in Internet è un tema essenziale dal quale dipende il futuro stesso della Rete. Per risolvere la questione ci vogliono buone regole e corretto uso della tecnologia. Ne parleremo nelle prossime puntate. Nel frattempo, se ricevete un messaggio su una Japanese Girl, vincete la curiosità e non apritelo!

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