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Franco Miracco, portavoce del Presidente della Regione Veneto

26 Mag 2005

Franco Miracco, portavoce del Presidente della Regione VenetoC'è chi pensa sia un portaborse, chi lo ritiene un consigliere, chi ancora lo giudica un giornalista fazioso e chi lo apprezza come collaboratore di fiducia. Quella del portavoce è una figura professionale ancora relativamente nuova, almeno in Italia, che ha assunto nel tempo le diverse connotazioni di araldo, delegato, messaggero, nunzio a seconda del contesto e dell'epoca storica.Nel 2000 la legge 150 l'ha definitivamente legittimata, introducendola a pieno titolo tra i profili professionali che si occupano di informazione e comunicazione all'interno della pubblica amministrazione. Al portavoce, cita espressamente la legge, spetta il ruolo di diretta collaborazione con l'organo di vertice dell'amministrazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con i mezzi di informazione. Ma chi è il portavoce? MIRACCO: Fare il portavoce significa esercitare un mestiere o, con un termine più moderno ma meno intriso di reminescenze storiche, una professione, che non si impara a scuola ed è costituita da un minuto lavoro di fine artigianato con una buona dose di fantasia e un pizzico di fortuna, che non guasta mai. Il vero portavoce è colui che non appare mai sulla scena ma segue sempre con attenzione ciò che vi accade. È colui che sa cosa, come e quando dire, ma sa anche non dire.In tempi di politica postmoderna, questo mestiere è invece talvolta ridicolizzato. In alcuni casi, il portavoce si riduce infatti a scimmiottare dietro al proprio datore di lavoro, costretto a fare i salti mortali per arrotondare frasi incaute, per smussare gli angoli di una presa di posizione affrettata, per correggere il tiro secondo gli umori e le convenienze del leader, per fornire l'interpretazione autentica di un avverbio o di un aggettivo. Quali caratteristiche deve possedere un portavoce? MIRACCO: Disponibilità, responsabilità e imparzialità sono fondamentali per la nostra professione. Se si vuole fare il portavoce non ci sono orari. Alle volte mi capita di dover scrivere ed inviare, a qualunque ora, una dichiarazione del presidente senza che lui l'abbia letta ed approvata. Lo si fa, prendendosi le proprie responsabilità. Poi naturalmente non si deve mai privilegiare una testata giornalistica perché quella del portavoce è informazione politica nel suo complesso, ovvero informazione da parte degli organi politici e non solamente del vertice politico. Certo, tutti noi abbiamo alcuni giornali di riferimento. Per me sono Il Foglio e Il Riformista, due quotidiani di diverso orientamento politico ad elevato livello di approfondimento ma a diffusione poco popolare. È necessario possedere particolari requisiti per diventare portavoce? MIRACCO: La normativa non chiarisce questo punto, volutamente o transitoriamente in prima applicazione. Fatto sta che, nello scenario odierno, alcuni portavoce delle amministrazioni italiane sono giornalisti, altri bravi comunicatori che per scelta non vogliono iscriversi all'ordine dei giornalisti, alcuni sono legati all'ente di appartenenza da un contratto di collaborazione, altri sono dipendenti pubblici a tutti gli effetti. Di certo i portavoce non sono e non devono essere portaborse, come tuonava Jacques Séguéla allora impegnato nella campagna elettorale di François Mitterand: "Bisogna avere una profonda etica quando si entra nelle comunicazioni politiche". Quale rapporto deve esserci tra il portavoce e il politico? MIRACCO: Un rapporto fiduciario con il leader dell'amministrazione sta alla base del lavoro del portavoce, ma non implica la stessa estrazione politica o professionale né una piena condivisione di idee. Il contesto politico va conosciuto, auspicabilmente nel modo più approfondito e dettagliato possibile. Ma per esercitare correttamente il ruolo di portavoce, bisogna mantenere la propria obiettività e autonomia di pensiero, estrarsi dalla politica per interpretarla e valutarla con freddezza intellettuale. E quale rapporto con gli altri uffici, in particolare con l'ufficio stampa?MIRACCO: Di piena collaborazione perché sono i vari uffici dell'amministrazione a fornire i contenuti a supporto delle notizie. Rispetto all'ufficio stampa, poi, il portavoce non è un doppione né una sovrapposizione. Come l'addetto stampa, è una figura professionale che dà notizie, è vero, ma in esse esprime sempre un'idea e un'impronta politica. Per questo, deve studiare molto di più ed avere molte competenze perché a qualunque tipo di informazione deve dare una motivazione politica. Sono comunque convinto che le eventuali incomprensioni tra ufficio del portavoce e ufficio stampa all'interno delle amministrazioni si chiariranno nel tempo, man mano che il ruolo e le funzioni del portavoce diverranno meno vaghe. Cosa pensa del neonato Forum Nazionale dei Portavoce? MIRACCO: Ritengo sia un'iniziativa importante per diffondere ulteriormente la normativa in materia di comunicazione- informazione pubblica e instaurare un confronto più serrato tra le varie esperienze nazionali. Per questo motivo, ho accettato di prendere parte al coordinamento nazionale del Forum Nazionale dei Portavoce quando è nato il novembre scorso, in occasione dell'undicesima edizione di COM-PA.

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