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Il Sacro Fuoco.

24 Mag 2005

Il Sacro Fuoco.Da una scintilla-intuizione nacque il fuoco che Prometeo regalò agli uomini, sollevandoli dallo stato ferino in cui erano relegati da dèi egoisti e vendicativi. Fu un atto di condivisione e, quindi, di progresso: il fuoco scaldò i cuori e le menti dei 'primitivi' e permise agli uomini di diventare civili.Il dono del fuoco fu anche il primo atto di comunicazione dell'umanità, un atto sociale, democratico, egalitario, un atto che avrebbe reso l'uomo libero dal punto di vista politico e culturale, economico e religioso. Per questo Prometeo fu incatenato per l'eternità, perché con il fuoco aveva regalato agli uomini anche la libertà, il lavoro, la democrazia. Perché aveva concesso loro potere e possibilità di riscatto. Prometeo fu punito perchè era un comunicatore. Il comunicatore. Chi è costui? Molti ne parlano, ma quasi nessuno ne comprende potere e potenzialità. Di solito il comunicatore è accomunato al giornalista con cui può condividere, soprattutto nelle Pubbliche Amministrazioni, spazi fisici e settori di intervento, non certo competenze. E questo è il primo problema che limita l'agire di tale professionista. Spesso le redazioni, tipo gli uffici stampa degli enti statali, li impiegano per i comunicati, gli speciali, gli approfondimenti. Così il più delle volte il comunicatore finisce a fare attività giornalistica: questo di per sé non sarebbe un grave danno se di fatto non pregiudicasse, limitandola, l'azione di intervento del nostro. Il comunicatore impropriamente impegnato in operazioni routinarie, come i comunicati stampa, finisce per appiattirsi su operazioni strettamente ordinarie. In realtà, fare il comunicatore pubblico significa curare e promuovere l'immagine di un ente soprattutto attraverso attività non propriamente quotidiane, come eventi, progetti, intuizioni. Recepire ufficiosamente la legge 150 e poi non applicarla pone in un stato di semi clandestinità il comunicatore che, a volte, è costretto a voli pindarici e scappatoie impensabili nel tentativo di svolgere le sue vere mansioni. Il problema è che molti enti pubblici hanno capito con intuito e lungimiranza l'importanza del ruolo individuato dalla 150, che però poi non hanno saputo o voluto applicare fino in fondo. In genere sono le 'resistenze' economiche quelle più dure da scalzare, così capita che anche i più favorevoli all'innovazione finiscano con il cadere nel caro vecchio adagio del "vorrei ma non posso". Il dannato principio dell'economicità, che lega e arretra le pubbliche amministrazioni, impone, infatti, che si cerchino le competenzepornmobile.online richieste per prima cosa all'interno della struttura pubblica. Così il criterio che vorrebbe limitare sperperi e regalie diventa un clamoroso paradosso: se si tratta di una professione innovativa e ad alto profilo professionale, come si può pensare di trovarla ricorrendo alla mobilità interna? Eppure è quello che capita più di frequente. Si sposta un impiegato, che giura di avere il sacro fuoco della comunicazione, dal reparto Ragioneria direttamente all'Ufficio Comunicazione e Immagine. Ed è qui che il dramma ha inizio: l'impiegato (quarantacinquenne) subirà un corso di formazione per tre giorni e si riterrà formato. L'ufficio avrà il suo (ir)responsabile comunicazione, l'ente non dovrà bandire alcun concorso pubblico perché il posto non risulterà vacante, il principio dell'economicità sarà salvo, e il comunicatore, quello vero, resterà fuori con il beneplacito della 150 e con la mai sopita speranza di successive, sempre augurabili, modificazioni alla legge.E allora? Allora dobbiamo prendere esempio dai cugini della carta stampata e affini: se accadesse una cosa del genere per un posto da giornalista l'Ordine insorgerebbe indignato. E a ragione. Per fare il giornalista pubblicista occorre avere una tessera professionale ed essere iscritti all'albo, per ottenere la tessera professionale ed essere iscritti all'albo è necessario dimostrare di aver lavorato per almeno due anni in una redazione ed aver firmato un certo numero di articoli pubblicati. Ma non basta. Bisogna anche dimostrare che quei pezzi sono stati regolarmente pagati. Per diventare giornalista professionista, invece, bisogna superare un esame di stato. Insomma, anche se non mancano giornalisti improvvisati non è poi così facile improvvisarsi giornalisti. Un'associazione di categoria che tuteli i comunicatori è, dunque, il più urgente provvedimento da prendere, altrimenti il rischio è che il sacro fuoco si estingua prima ancora di iniziare a scaldare vecchi palazzi e mentalità obsolete. Il passaggio è delicato e necessita di attenzione non solo per un fatto di 'giustizia e di etica professionale', ma soprattutto perché il compito del comunicatore, specie nelle pubbliche amministrazioni, è decisivo e strategico, e non può essere delegato alla buona volontà o all'intuito di chicchessia. Per concludere, una preghiera: che ai comunicatori sia concesso di fare i comunicatori. Mentre i ragionieri, non ce ne vogliano, tornino pure a fare di conto.

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