Orgoglio & Storyboard
Il Mandrillo di Milano. Titolava così, a caratteri paracubitali, il sito di gossip più navigato della penisola. Erano le 15.37 di un venerdì assonnato e noioso, un giorno che il Dir. Mktg non avrebbe mai dimenticato. L'sms, sinteticamente eloquente, composto di due sole parole entrambe ultramaiuscolate e corredate di punto esclamativo , DISASTRO! CHIAMAMI!, gli arrivò dal suo collaboratore più fidato, Giovanni Paladini. Giovanni era un garzoncello scherzoso, avvezzo alle boutade e con una fortissima propensione al paraculismo.
Sulle prime, pertanto, Livio De Nutis non gli diede alcun peso. Gli rispose anzi con il seguente messaggino: "Avendo già attivato la funzione "ozio da week-end" si prega di non molestare, altrimenti la Signoria Vostra sarà denunciata per stalking aziendale". Quando però la porta della sala riunioni, nella quale un De Nutis in versione stand-by stava partecipando con non più del 25% di sé ad un meeting defatigante su un tema appassionante come quello della revisione della modulistica da consegnare al cliente, si spalancò sulla faccia spettrale di Giovanni che avanzava tremolante con il suo portatile tra le mani, Livio non ebbe più dubbi: qualcosa di grave, terribile, se non addirittura letale, doveva essere realmente accaduto. Week-end compromesso e forse non solo quello, pensò subito De Nutis.
Calmo, cerca di restare calmo, si disse Livio mentre dischiudeva lo sguardo su quell'immagine orrenda. Al centro dell'home page, un misto tra uno scimmione assatanato e un licantropo sessuale ululante sotto l'influsso di una luna perennemente piena, circondato da nugoli orgiastici di ninfe esagitate e adoranti, nelle vesti del Mandrillo di Milano, campeggiava lui, l'Amministratore Delegato della filiale italiana della multinazionale automobilistica. Lo stesso uomo a cui De Nutis riportava sex indian school girlgerarchicamente e funzionalmente con delega piena sui rapporti con i media ("e mi raccomando, caro De Nutis , cerchi di darmi una mano anche per quanto riguarda la mia immagine personale, né troppo grigia né troppo sparata…", gli aveva detto un paio di anni prima con complice tono…).
Al Photoshop lo avevano ricoperto di peli come un macaco, gli avevano alterato lo sguardo in chiave mefistofelica, rinfoltito i sopracciglioni, gli avevano perfino fatto impugnare una banana sbucciata a metà. Per cinque interminabili minuti Livio non riuscì a staccare gli occhi dalla sagoma di quel KingKong depravato. Poi pregò il suo collaboratore di lasciarlo solo. Chiuse la porta, la testa tra le mani. Congetturò, vaneggiò, si disperò. In fondo gli era sempre sembrato un uomo relativamente sobrio, distaccato, quasi triste: nessun mormorio di frequentazioni arrischiate, niente libertinaggi ostentati o derive machiste inanellate in un rigurgito ormonale di mezza età. De Nutis consultò l'orologio: le 16.00. Tardi. Chiamò Laura, l'assistente personale dell'A.D.
• Ciao Livio, tutto bene?
• Insomma….
• Hai bisogno del Capo? Te lo passo? Oggi è di ottimo umore, avrà piacere di sentirti, lo sai che stravede per te…
• Preferirei incontrarlo di persona, se possibile….
• Sali pure, pomeriggio tranquillissimo
Livio mandò in stampa l'home page ed il sottostante resoconto di arditi baccanali, allegre promiscuità, improvvide degenerazioni, condite con un caleidoscopio di dettagli piccanti e velate allusioni, ai limiti del voyeurismo e della bassa macelleria. Pensò per un attimo a quale sarebbe stata la reazione dei caporioni della Casa madre londinese, imbolsiti dall'opulenza e sussiegosissimi nei loro gessati di ordinanza. Ma ora la priorità era un'altra. Dare la triste novella a quell'uomo, e dargliela subito, prima di chiunque altro. Si accostò alla porta, bussò. Il via libera arrivò subito. El Mandrillon de Milan, seduto alla grande scrivania, lo guardò con una espressione indecifrabile









